Alessandria: La legge di stabilità, oggi oggetto di almeno 3000 emendamenti, agli articolo 19 e seguenti, istituisce un nuovo tributo denominato TRISE. Esso si articola in due componenti: la prima denominata TARI a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani; la seconda denominata TASI a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni.
La struttura della TARI riflette quasi pedissequamente la precedente formulazione della TARES e quindi della vecchia TIA, in quanto ripropone tariffe determinate sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non sui reali quantitativi di rifiuti prodotti.
Al di del caos incredibile che tutte queste sigle determinano,tanto che la sensazione è quella di rivivere un film di 007, resta la convinzione ormai ben presente nella mente degli italiani e quindi anche degli alessandrini che dietro queste fantomatiche sigle si nasconda come al solito il fatto che noi, tutti noi, pagheremo di più.
Ma ritornando nel merito della nuova tariffa, quello che manca, ancora una volta, è la volontà di instaurare un legame diretto tra produzione di rifiuto e spesa, secondo il principio comunitario del “ chi inquina paga”.
In pratica, il mantenimento dei vecchi criteri di produzione “presuntiva” non solo rischiano di tradursi in condizioni di costo estremamente diversificate sul territorio a parità di attività economica, ma ripresentano tutte le criticità e i limiti che i precedenti regimi di prelievo hanno mostrato e che più volte sono stati denunciati.
Infatti nei Comuni dove è stato operato il passaggio dalla TARSU alla TIA , si è assistito ad aumenti tariffari medi del
200% generati non tanto da un incremento della quantità dei rifiuti prodotti ma, più semplicemente, da una non adeguata determinazione dei coefficienti potenziali di produzione.
Considerando che la maggior parte dei Comuni italiani , ben l’82% applica ancora la TARSU, mentre solo il 16% utilizza la TIA e pochissimi( 2%) sono passati a TARES , l’applicazione della TARI comporterà un incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti del 290% e per alcune tipologie di attività incrementi medi di quasi il 500% come per la ristorazione o addirittura superiori al 600% come per l’ortofrutta e le discoteche. Risulta quindi evidente il pesante aumento di fiscalità che il passaggio al nuovo tributo dal 1 Gennaio 2014 comporta.
Una situazione che, in considerazione dell’attuale crisi economica, sarebbe davvero insostenibile per le imprese e per i cittadini,che subirebbero gli eventuali aumenti dei prezzi. Una situazione che avrebbe influenze negative quindi sull’intero sistema paese con inevitabile riduzione dei consumi.
Per superare queste criticità occorre quindi rivedere completamente la struttura dell’attuale sistema di prelievo affinchè, in concomitanza con il principio comunitario succitato del “chi inquina paga”, lo stesso rifletta in modo puntuale la reale produzione dei rifiuti da parte delle utenze domestiche e non domestiche. In particolare occorre e definire in maniera puntuale: 1) introdurre il riferimento ai costi standard o a un preciso range dal quale i Comuni non possano discostarsi. 2) prevedere criteri oggettivi per la ripartizione del peso del nuovo tributo. 3) superare la logica presuntiva e introdurre coefficienti di produttività determinati sulla base di campagne di pesatura che rispecchino la reale produzione di rifiuti.4) introdurre criteri premiali per la raccolta differenziata e riconoscere le differenze di qualità del rifiuto prodotto e di quantità. Per quanto riguarda il Comune di Alessandria nonostante la dichiarazione di dissesto che comporta vincoli molto stretti, è possibile attuare una riduzione delle tariffe, reperendo ovviamente le risorse. Questo lo si può ottenere mediante un severo contrasto all’evasione, ancora piuttosto elevata, ed un recupero dei crediti. Questi due obiettivi dovranno essere prioritari nell’azione di governo di questa Amministrazione .
Roberto Sarti

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