Scrivere è un atto liberatorio. Scrivere di sé, può esserlo ancora di più. Ora, immaginiamo di scrivere un diario facendo finta di essere qualcun altro; una propria collega di lavoro per esempio, una certa Bethany, per l’esattezza, piccola, giovane donna, ignara ancora del mondo e devota al “darkismo”. Un credo? Uno stile di vita? Una moda?
L’atto, da liberatorio, diventa salvifico, un piccolo tocco di perversione che non nuoce nessuno, al massimo provoca reazioni contrastanti ed innesca un meccanismo a catena, per cui ci ritroviamo a leggere un libro nel libro, con tanto di protagonista che è al tempo stesso autore e lettore dell’uno e dell’altro. E così, Roger Thorpe, decide di ritornare a galla. Decide di dare ancora un senso alla sua vita e intavola lettere, mail, un manoscritto, uniche via d’uscita dal tunnel del nichilismo nel quale abita.
“Lo Stagno del guanto” è il manoscritto che prende forma attraverso le vite incasinate dei protagonisti de Il Ladro di Gomme. Steve, Gloria, Kyle, Brittany, eccoli i quattro personaggi dello stagno, che ricorda non troppo vagamente quello in cui sguazzano i quattro de Il Dio del massacro, lo stesso stagno che mette a nudo le iniziali, buone e formali intenzioni, poi sostituite dall’umano crollo emotivo, in cui l’alcol prende il sopravvento.
Comico, grottesco e drammatico sono gli aspetti che a tratti saltano fuori da queste pagine. Ma lo “Stagno del Guanto” è solo una parte dell’anima di Roger; l’altra parte è scandita dallo scambio di lettere con Bethany e DeeDee, dove l’arte di
“scaricare” parole, di lanciarle di getto dalla bocca, gradualmente diventa l’arte di comprendere. Che “il mondo è un bel posto. La vita è breve, ed è comunque lunga. Vivere è un dono”. Con questa sudata consapevolezza Roger Thorpe ruba un bel pacchetto di Bubblicious al melone e dice addio al Purgatorio lavorativo nel quale era piombato: Staples (megastore di prodotti per ufficio), a Vancouver.L’atto, da liberatorio, diventa salvifico, un piccolo tocco di perversione che non nuoce nessuno, al massimo provoca reazioni contrastanti ed innesca un meccanismo a catena, per cui ci ritroviamo a leggere un libro nel libro, con tanto di protagonista che è al tempo stesso autore e lettore dell’uno e dell’altro. E così, Roger Thorpe, decide di ritornare a galla. Decide di dare ancora un senso alla sua vita e intavola lettere, mail, un manoscritto, uniche via d’uscita dal tunnel del nichilismo nel quale abita.
“Lo Stagno del guanto” è il manoscritto che prende forma attraverso le vite incasinate dei protagonisti de Il Ladro di Gomme. Steve, Gloria, Kyle, Brittany, eccoli i quattro personaggi dello stagno, che ricorda non troppo vagamente quello in cui sguazzano i quattro de Il Dio del massacro, lo stesso stagno che mette a nudo le iniziali, buone e formali intenzioni, poi sostituite dall’umano crollo emotivo, in cui l’alcol prende il sopravvento.
Comico, grottesco e drammatico sono gli aspetti che a tratti saltano fuori da queste pagine. Ma lo “Stagno del Guanto” è solo una parte dell’anima di Roger; l’altra parte è scandita dallo scambio di lettere con Bethany e DeeDee, dove l’arte di
Mi piace pensare che arriva per tutti, alla fine dei conti, l’alternativa; quell’attimo in cui realizzare che si può stare bene anche senza stare bene, non è più un miraggio; quell’istante, intriso di verità, arriva. Di solito. Forse dopo un percorso a ostacoli prolungato, ma arriva. Basta non lasciarsi schiacciare dalla solitudine. Ma parlare. O scrivere, e ricevere parole, parole, parole. Anche le parole sono azioni, io ne sono un’accanita sostenitrice. E pure Douglas Coupland.
- See more at: http://www.paperstreet.it/cs/leggi/3448-Il_ladro_di_gomme_-_Douglas_Coupland.html#sthash.o69QuCKJ.dpuf

Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post