E=mC² - CHI LO HA DETTO, EINSTEIN O DE PRETTO?


“Un chilogrammo di materia, lanciato con la velocità della luce, rappresenterebbe una somma tale di energia da non poterla né anche concepire. La formula mv² ci dà la forza viva di questa energia”. 
SI tratta della più famosa equazione della fisica, più nota nella forma E=mC² scoperta, lo sanno tutti, da Albert Einstein. 
Sicuri? La frase virgolettata all’inizio non è stata scritta dal famoso scienziato tedesco ma dal molto meno noto scienziato dilettante italiano Olinto De Pretto. E allora? Il fatto strano è che la frase in questione è stata scritta nel 1902, tre anni prima di Einstein.
Possibile che la teoria della relatività non sia stata inventata da Einstein, ma da Olinto De Pretto? E soprattutto, chi era costui? 
Olinto De Pretto era nato a Schio (VC) nel 1857. Agronomo, imprenditore e scienziato dilettante, Il 23 novembre del 1903 presentò, all'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, un saggio dal titolo “Ipotesi dell'etere nella vita dell'universo”, in cui tentava, con diverse argomentazioni, di dare una spiegazione teorica alla natura dell'etere e alla forza gravitazionale sostenendo che "la materia di un corpo contiene una quantità di energia rappresentata dall'intera massa del corpo, che si muovesse tutta unita e in blocco nello spazio, con la medesima velocità delle singole particelle". Egli si riferiva alla velocità delle
particelle di etere, supposta pari a quella della luce. L’anno successivo, il 27 febbraio 1904, il saggio venne ufficialmente pubblicato con la prefazione del senatore astronomo Giovanni Schiaparelli.
L’intuizione è chiara, ed è la stessa di Einstein: massa e energia sono la stessa cosa. 
Due anni dopo, nel 1905, Albert Einstein espose la sua teoria sull'equivalenza tra massa ed energia, enunciando la relazione E=mc² dove la lettera “c” (definita Costante Universale) indicava, anch’essa, la velocità della luce. Gli studiosi veronesi Zorzi e Speri hanno affermato che Olinto De Pretto sarebbe stato il primo ad arrivare all'intuizione della celebre formula e che anche Einstein si sarebbe ispirato ai suoi lavori nel concepire la teoria della relatività.
Dalla lettura del saggio pubblicato da Olinto De Pretto traspare anche quanto lo studioso italiano avesse intuito il potenziale dello sfruttamento dell’energia nucleare. Lo dimostrano i dubbi che egli esponeva:
« A quale risultato spaventoso ci ha mai condotto il nostro ragionamento? Nessuno vorrà facilmente ammettere che immagazzinata ed allo stato latente, in un chilogrammo di materia qualunque, completamente nascosta a tutte le nostre investigazioni, si celi una tale somma di energia, equivalente alla quantità che si può svolgere da milioni e milioni di chilogrammi di carbone; l'idea sarà senz'altro giudicata da pazzi. Sia comunque, si riduca quanto si vuole il risultato a cui fummo condotti dal nostro calcolo, è pur forza ammettere che nell'interno della materia, deve trovarsi immagazzinata tale somma di energia da colpire qualunque immaginazione. »
Possibile che Einstein abbia copiato da De Pretto le sue intuizioni, e le abbia solo vestite di una forma più rigorosamente scientifica? Possibile che abbia letto il saggio dello scienziato italiano? 
Sicuramente Einstein parlava italiano: adolescente, si trasferì con la famiglia in Italia, a Milano e a Pavia, e imparò la nostra lingua. Quindi, avrebbe potuto leggerlo senza barriere linguistiche. Inoltre, alla stesura delle sue teorie partecipò anche un altro scienziato italo- svizzero, Michele Besso. 
L'unica persona alla quale lo scienziato tedesco dava credito di aver contribuito al suo lavoro era proprio  Michele Besso, che Einstein ringraziò scrivendo: “... concludendo, tengo a dire che l'amico e collega M. Besso mi ha costantemente prestato la sua preziosa collaborazione mentre lavoravo a questo argomento, e che gli sono debitore di parecchi interessanti suggerimenti”.
E De Pretto che fine fece? Fondò con il fratello la INDUSTRIA MECCANICA DE PRETTO ESCHER WYSS tutt’ora attiva a Schio. 

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