by Pier Carlo Lava
Intervista a Mauro Traverso, ex componente della Segreteria CISL di Alessandria, impegnato nel gruppo tecnico "bilancio" a supporto dei consiglieri comunali del M5S. Lo abbiamo incontrato nei locali della CISL e gli abbiamo posto alcune domande su temi di scottante attualità, relativi alla politica nazionale e sulla drammatica questione del lavoro, queste le sue risposte:
Traverso, lei certamente seguirà gli sviluppi della politica nazionale, cosa ne pensa?
Penso che l'attuale situazione parlamentare e governativa rappresenta ormai l'epilogo di un ventennio che è stata tutta ”Berlusconi dipendente". Nel senso che tutto girava intorno a questa persona. Non è passato giorno che non si parlasse pro o contro Berlusconi e non si dibattesse in qualunque trasmissione di cosiddetto approfondimento, e sono veramente molte, su cosa ha detto B., cosa farà B., chissà cosa ne penserà B., e via dicendo. Anziché interessarsi dei problemi veri, concreti e tangibili, della gente, delle imprese, della società tutta. E i risultati di questa "non politica" sono lì sotto gli occhi di tutti. Crisi di lavoro, di servizi adeguati, di diritti negati, di riforme sempre annunciate e mai realizzate ne da una parte ne dall'altra. Sul punto ormai dirimente della sua decadenza o meno e della sua situazione personale, mi permetto di dire che non lo considero un vero Leader. Un leader si dimetterebbe dall'incarico di Senatore liberando il proprio partito da questa situazione personale e se si considera una vittima, un perseguitato, da esterno, magari addirittura in carcere, potrebbe condurre la sua battaglia sia personale sia politica. La Storia ci ha consegnato persone stupende (niente di assolutamente paragonabile) che con la loro lotta civile e pacifica, magari in detenzione, hanno modificato gli eventi riuscendo a realizzare l'indipendenza del loro Paese, l'affermazione dei diritti civili, l'abbattimento delle discriminazioni razziali. Solo pochi giorni fa ne abbiamo ricordato uno a 40 anni dalla scomparsa: Martin Luther King! Questi sono i veri leader!
Cosa l'ha spinto a studiare e formulare un suo personale progetto sul problema occupazione, in particolare quella giovanile, e inoltre, ritiene che nell’attuazione ci siano degli impedimenti economici e normativi?
All'epoca era il Governo Monti a guidare il Paese. Aveva appena approvato il famoso decreto "salva Italia" con tasse e pesanti sacrifici e si apprestava ad emanare il decreto "cresci Italia" per rilanciare l'economia e il Paese. Il problema era sempre lo stesso: abbiamo poche risorse e per l'occupazione non possiamo fare più di tanto. Figurativamente e come se un immaginario giovane disoccupato bussasse al Governo e si sentisse dire: guarda, ci spiace molto ma non abbiamo soldi, passa più avanti. Così come un imprenditore stessa scena: sappiamo che vorresti assumere ma ti costa troppo, abbiamo pochi soldi passa più avanti anche tu, vedremo cosa fare.
Nel mio piccolo ho iniziato a pensare. Capisco che la via classica per incrementare occupazione e crescita sono i finanziamenti, ma se non ci sono soldi, non si fa niente? Ricordando il famoso film L'attimo fuggente, dove il professore salendo in piedi sulla cattedra invitava gli studenti a salire e vedere il mondo attorno da una diversa prospettiva ho immaginato un'altra possibilità. Si può agevolare occupazione rinunciando al prelievo su lavoro, destinando le poche risorse alle imprese che investono in innovazione e ricerca da cui possono scaturire nuove occasioni di lavoro. Lavoro vero!
Il progetto, rigorosamente basato su di uno studio economico allegato, si fonda sull’ovvia constatazione che un disoccupato privo di reddito non versa alcuna tassa (imposta irpef) allo Stato. Se si concedesse a tutti gli imprenditori, senza distinzione di settore e di territorio, di assumerlo a tempo indeterminato e poniamo per 3 anni pagare solo il netto risparmiando il 50% del costo rappresentato da contributi e tasse (cosiddetto cuneo fiscale), l'ex disoccupato ora
disporrebbe di un reddito che spenderebbe in acquisti di beni e servizi, chi li vende aumenterebbe il fatturato versando più tasse (IVA, Irpef, Irap, ecc.). L'imprenditore diminuirebbe i propri costi diventando più competitivo e aumenterebbe il fatturato e l'utile che tassato porterebbe allo stesso modo più tasse allo Stato. Mentre prima esisteva un disoccupato e un imprenditore che non poteva permettersi la sua assunzione, ora abbiamo un occupato in più. Lo Stato prima non percepiva nessuna tassa ora indirettamente le percepisce, senza aver investito nulla. Dove è la non convenienza? Resta il problema di come coprire i contributi pensionistici, toccherebbe allo Stato. Si potrebbe risolvere in due tempi. I 3 anni lavorati con questo tipo di contratto varrebbero da subito ai fini pensionistici, la loro copertura economica avverrà attraverso le tasse indirette che lo Stato percepirebbe come descritto. Gli impedimenti, parziali, normativi dipendono dal fatto che ormai da quando esiste la Unione Europea le decisioni economiche vengono prese e normate a tale livello, a cui i singoli Stati (28) tra cui l'Italia devono sottostarvi. Abbiamo perso la sovranità nazionale demandandola all'Europa. Ancora di più facendo parte dell'Eurozona. Occorre in parte chiedere il permesso per attivare un semplice progetto simile.
Il Governo Letta ha emanato il cosiddetto "decreto del fare" ora convertito in Legge. In esso si affronta anche il problema occupazione, cosa ne pensa?
Il Governo Letta in modo parziale e diverso è andato sul percorso che ho indicato, sempre però utilizzando direttamente incentivi (pochi) per le assunzioni e non rinunciando a prelievi. Si parla di circa 200 mila possibili nuove assunzioni. C'è chi dice che un numero così esiguo rispetto i circa 4 milioni di disoccupati ufficiali sarebbero stato comunque assunti da chi aveva bisogno di lavoratori. Si continua a legiferare a strati. Esiste già l'apprendistato che favorisce, lo stesso sole 24 ore ha dimostrato che in certi casi è più conveniente delle nuove norme, senza un sistema organico che intervenga sull'esistente accentuandone la convenienza. Bisogna puntare a cifre molto più grandi, almeno 1 o 2 milioni di nuove assunzioni. Se l'economia è stagnante, per smuoverla occorre lanciare un grosso sasso e non piccole pietre che rischiano di sprecare risorse senza ottenere il risultato sperato.
Ci dice la sua opinione in merito a quello che sta facendo il M5S a livello nazionale e locale?
l M5S rappresenta l'unica vera novità nel panorama politico Italiano. E' un Movimento e non un partito. Infatti, non rappresenta una determinata "parte" della popolazione, ma è una voce trasversale dei cittadini. Dai lavoratori dipendenti ai commercianti, agli artigiani, a piccoli e grandi imprenditori, ai professionisti, ecc., una vera comunità.
Il M5S rappresenta una rivoluzione pacifica che parte da un presupposto di cambiamento culturale. Invita i cittadini a riappropriarsi del proprio destino, tornando a interessarsi della politica (con la P) e i deputati, senatori e consiglieri comunali e regionali ne rappresentano i portavoce che devono con la massima trasparenza rapportarsi continuamente con i cittadini stessi, esercitando uno spirito di vero servizio e non un comodo mestiere. Si tratta di puri neofiti della politica. Non conoscono il funzionamento della macchina politica e questo li ha certamente messi in difficoltà sia a livello nazionale sia locale. Le aspettative degli elettori erano molte, ma in pochi mesi dalle elezioni è difficile riuscire a incidere fortemente, anche se la presenza di questo terzo incomodo ha già prodotto dei risultati. La rinuncia decisa dal Governo Letta al doppio stipendio di ministri e di parlamentare, la proposta di abolizione delle provincie, di eliminare il rimborso elettorale ai partiti (che il M5S autonomamente già non percepisce), la questione degli aerei F35, ecc. sono cose già fatte o annunciate dal Presidente Letta di cui neanche si parlerebbe se non ci fosse oggi in Parlamento il M5S. Sono in Parlamento da pochi mesi ma le presenze assidue in commissione, in aula, lo studio dei problemi, la presentazione di molte proposte ed emendamenti puntuali sui vari disegni di legge e decreti testimoniano il massimo impegno. Sul resto diamo un po’ di tempo, tutto e subito non è possibile per nessuno. A livello locale in questa tremenda situazione di dissesto nuova per tutti, immaginiamo per dei neofiti altrettanto digiuni della politica tutto è stato molto difficile. Anche qui però organizzandosi con gruppi tecnici di supporto ai 3 consiglieri, lo studio dei problemi, l'assidua presenza, l'impegno di puro volontariato, dividendosi tra lavoro e famiglia (come per tutti i volontari) la presenza in tutte le riunioni di commissione e consiglio comunale, con proposte concrete, mirate e pertinenti su ogni singolo problema ha prodotto, pur dalla opposizione, risultati apprezzabili che credo nessuna altra forza politica possa non riconoscere. Senza dubbio si è scontata la difficoltà a informare adeguatamente i cittadini, pur non mancando banchetti, gazebo, messaggi web, Fb, comunicati stampa e anche un bellissimo sito internet costruito da Marco, bravo tecnico informatico, uno dei tanti volontari.




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