Imprese più grandi e investimenti in ricerca, pare che sia questa l’unica possibilità per l’Italia, di tornare a crescere.
Stando a quanto si legge in un articolo su La Stampa, pare proprio che il tessuto industriale del nostro paese, formato dalle piccole imprese, che per molti anni è stato il motore trainante dell’economia, oggi invece rappresenti un freno, per gli investimenti in innovazione e sviluppo, impedendo la creazione di nuovi posti di lavoro. Questa tesi verrebbe supportata innanzi tutto dai dati del PIL, che dall’inizio della crisi del 2007 al 2012, ha perso 230 miliardi di euro, il 14,6%. Ulteriori conferme a quanto sopra si evincerebbero anche da quanto segue:
Drammatici i dati dell’economia:
La disoccupazione a fine 2012 è al 10,75, siamo dietro alla Spagna che è al 25%. Il tasso di disoccupazione giovanile dai 15 ai 25 anni, a fine 2012, ha raggiunto il 35,3%, siamo dietro alla Spagna che è al 53,2%. La percentuale dei senza lavoro, dal -8,1% del 2011 è salita al -12,2% a maggio 2013. In ricerca e sviluppo, investiamo l‘1,3% del PIL, meno della metà di Germania e Stati Uniti. Il calo degli investimenti in innovazione, a determinato la fuga dei cervelli (i migliori ricercatori) dal nostro paese, salita recentemente al 7%.
Chi si salva?: a quanto risulta negli ultimi anni, si sono salvate solo le imprese che hanno fatto rete con altre aziende e nel tempo hanno sviluppato il loro business all’export, anche tramite internet.
Le crisi delle Università: con risorse sempre più scarse, non sono in grado di favorire assieme alle aziende, la nascita di nuove Start Up, per creare posti di lavoro ed evitare fughe di cervelli.
Le piccole Imprese familiari: oggi il loro limite è quello di essere di piccole dimensioni e quindi non sono in grado di investire in ricerca e conseguentemente di creare posti di lavoro.
La fine dell’Hi-Tech: negli anni 80 il nostro paese vantava una florida industria dei pc, con la Olivetti, azienda leader, in seguito travolta dalla nascita dei big, di USA e Asia.
Il settore farmaceutico: dagli anni 90 in poi, anche a seguito di un processo di riorganizzazione, sono stati chiusi molti laboratori Italiani e altri sono stati trasferiti in Svizzera e negli Stati Uniti, creando un ulteriore grave danno per la nostra economia.
Le prospettive per il futuro, ci dobbiamo adeguare se ci vogliamo salvare:
Nei prossimi anni la concorrenza globale, sarà incentrata su risorse umane, nuove tecnologie e Start-Up, pertanto, il sistema produttivo del nostro paese, dovrà cambiare e puntare sui servizi, altrimenti la disoccupazione aumenterà ulteriormente con prevedibili conseguenze.

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