Ecco che cosa diceva un po di tempo fa Emanuele Locci, in merito alla situazione della nostra città...
Alessandria, 14 febbraio 2013: Va ribadito che ci vuole coraggio e onestà intellettuale, caratteristiche che si riscontrano con maggiore frequenza nelle giovani generazioni, per ammettere che la formazione politica in cui si è militato, in quanto si condividevano i principi e la filosofia, per specifiche responsabilità di diversi esponenti, ha deluso le aspettative dei propri elettori. Questo è il caso di Emanuele Locci, un giovane politico alessandrino, che dal 2007 ha condiviso nel bene e nel male le sorti del Pdl, e che recentemente ha deciso di lasciare, per aderire a Fratelli d’Italia Centro Destra Nazionale.
Dopo la prima parte dell’intervista che abbiamo già pubblicato, nella quale Locci, ci spiega, i motivi che hanno determinato la sua recente e non facile decisione, ora vi proponiamo le sue considerazioni in merito alle nostre domande su diverse questioni locali di stretta attualità, ne è scaturita un interessante intervista a tutto campo, sui problemi di Alessandria: dalla situazione di dissesto, al piano di alienazione delle partecipate e i possibili conseguenti riflessi sull’occupazione, alla questione della ZTL, passando attraverso la mancanza dei Consigli di quartiere, il problema dei parcheggi, la sicurezza dei cittadini, per finire, con alcune esternazioni sul M5S e sul Governo Monti, che vi proponiamo:
Con la nuova formazione politica quale sarà il suo ruolo in Consiglio Comunale?
La mia azione in Consiglio Comunale non cambia. In questi anni ho sacrificato tempo agli affetti famigliari ed alla mia crescita professionale per dedicarmi con tutto me stesso alla mia città, cercando di ascoltare tutti e provando a contribuire in maniera costruttiva alle scelte di chi governa Alessandria, prima in maggioranza ed ora in opposizione. Ora continuerò a ricevere come sempre chi mi vuole parlare, a controllare l’azione di chi amministra, a proporre le mie idee per migliorare questa città. Insomma, continuerò a fare al meglio il lavoro che gli alessandrini mi hanno chiesto di fare e per cui mi hanno premiato con un grande consenso alle ultime elezioni.
Data la situazione di dissesto dell’Amministrazione Comunale, quali sono le sue proposte per la città?
Difficile rispondere con poche parole. Io credo che questa amministrazione abbia sbagliato l’approccio con cui governare in una situazione di emergenza come questa. Anziché aprirsi alle forze di opposizione ed alla società civile si è chiusa in una torre d’avorio, risultando sempre più distante ed avulsa dal contesto che dovrebbero governare. Le scelte vengono prese da poche persone che le tengono nascoste fino all’ultimo, che non ascoltano né le critiche né i
consigli che avrebbero potuto scongiurare tante situazioni di emergenza che ora si ritrovano ad affrontare (vedi, ad esempio, lo scioglimento di Aspal e la costituzione illegittima dell’azienda Costruire Insieme). Io ho fatto molte proposte presentando sempre emendamenti alle delibere della giunta, a partire dal programma di mandato. Purtroppo chi governa non vuole ascoltare tanto che ho dovuto arrivare a scrivere al Prefetto di Alessandria perché, in alcuni casi, mi è stata addirittura negata la parola in Consiglio Comunale, fatto gravissimo e senza precedenti. Ma se devo lanciare una proposta su come uscire da questa situazione io credo che questo lo si possa fare attivando processi partecipativi seri e concreti, coinvolgendo tutte le forze attive della città per lavorare su obiettivi condivisi. Insomma, serve un vero e proprio piano strategico di sviluppo. Solo condividendo le scelte con i cittadini e con chi lavora in questa città si può poi condividere obiettivi di crescita su cui lavorare insieme. Purtroppo nel momento in cui serve maggiore trasparenza e condivisione questa amministrazione ha scelto la strada dell’oligarchia e della chiusura.
Quali sono le sue considerazioni in merito al piano di alienazioni delle partecipate e i possibili conseguenti riflessi sull’occupazione?
Dipende di cosa parliamo. Sono d’accordo all’ingresso di soci privati in quelle aziende che possono avere un giovamento da maggiori economie di scala e dall’innesto di mentalità aziendaliste nel management, come l’ATM o l’AMIU. Sono contrario invece a svendere, magari per accontentare qualche amico di chi governa, aziende che producono utili per il Comune, come Amag ed Alegas, azienda che ha grandi margini di profitti grazie all’attività di vendita del gas sul libero mercato. Per quanto riguarda i lavoratori bisogna entrare nell’ottica di rendere utili le risorse umane delle aziende pubbliche valorizzando le professionalità presenti anziché concepirle solo come un costo da tagliare. Allo stesso modo bisogna smettere di considerare le aziende pubbliche come un ammortizzatore sociale.
Il Sindaco propone di costruire un parcheggio sotterraneo in piazza Genova, anziché in piazza Garibaldi, lei che cosa ne pensa?
Si tratta di una proposta senza senso, a pochi passi c’è il silos di via Parma, già sottoutilizzato. Un parcheggio potrebbe essere utile in piazza Garibaldi o, in alternativa, in piazza Libertà, purché si tratti di strutture interrate ed a basso impatto ambientale.
Ci dice la sua posizione in merito alla ZTL?
La ZTL deve conciliare le esigenze di vivibilità della città con quelle di circolazione, senza danneggiare chi lavora e vive nelle zone che verrebbero limitate al traffico o che, all’opposto, dovranno sopportare un traffico maggiore in conseguenza della chiusura di alcune vie. Sono contrario alle ZTL per scelta politica, come quella sperimentale di piazza Libertà recentemente approvata dalla Giunta. Spero che in futuro ci saranno spazi di discussione, dentro e fuori dal Consiglio Comunale, riguardo a questo argomento. Se l’amministrazione Rossa agisse come l’amministrazione Scagni sarebbe un grave errore.
C’è chi afferma che senza i Consigli di quartiere l’Amministrazione Comunale perda il contatto con la realtà e quindi con i problemi dei cittadini, lei cosa ne pensa?
Io sono un sostenitore della democrazia partecipativa e molte battaglie in questo senso le ho già condotte nella scorsa amministrazione. I consigli di quartiere possono essere uno strumento di partecipazione e, nel peggiore dei casi, uno strumento di ascolto decentrato sul territorio. In ogni caso si tratta di strumenti utili per la città e sto lavorando affinché possano costituirsi il prima possibile. Ma il mio sogno è dotare questa città di strumenti di democrazia partecipativa che permettano la reale condivisione di alcune scelte con i cittadini. Il grosso problema è far capire ai miei colleghi politici cos’è veramente la partecipazione, troppo spesso confusa con la rappresentanza, l’ascolto o l’informazione.
Che cosa propone per garantire la sicurezza dei cittadini, sia stradale che in fatto di microcriminalità? a questo proposito c’è chi ritiene che la Polizia Municipale debba ritornare a presidiare il territorio, lei che cosa ne pensa?
La Polizia Municipale può svolgere una funzione di presidio del territorio a patto che venga messa nelle condizioni di svolgere bene e serenamente i compiti che le vengono assegnati. Questo vuol dire che il personale che svolge servizi di ordine pubblico deve essere messo nelle condizioni di operare in sicurezza ovvero deve essere adeguato numericamente (ad esempio è insostenibile mandare per strada un agente da solo a presidiare il territorio), con dotazioni strumentali idonee a svolgere il proprio servizio, formato e supportato costantemente. Per questo ritengo che i servizi e le funzioni da attribuire alla Polizia Municipale debbano essere compatibili con l’organico in servizio, attualmente sottodimensionato, con la prospettiva di incrementarlo al più presto appena rientreremo nel patto di stabilità. In questa fase si potrebbe guadagnare qualche ora/lavoro potenziando la collaborazione con le associazioni di volontari e quelle delle forze dell’ordine in pensione che possono occuparsi dei servizi più semplici a cui normalmente vengono assegnati gli agenti di Polizia Municipale (ad esempio la regolamentazione del traffico in prossimità delle scuole o l’apertura e chiusura dei parchi pubblici) destinando questi ultimi al potenziamento di altri servizi dove è richiesta una maggiore qualificazione. Infine, per quanto riguarda le telecamere e la control room, sono dell’idea che il servizio sia utile ed importante e ritengo che la regia debba rimanere in capo al Comune.
Qual è la sua opinione sul M5S?
Il M5S è andato ad occupare uno spazio lascio libero dai partiti tradizionali. I partiti sono diventati sempre più leaderistici ed autoreferenziali, perdendo gradualmente il radicamento territoriale e chiudendosi alla partecipazione dei cittadini. Il M5S ha fatto invece proprio della partecipazione e dell’autodeterminazione una bandiera, pur risultando afflitto come altri partiti dalla figura di un capo-padrone. Io ho grande stima per le persone che hanno aderito e che hanno scelto di fare politica nell’ambito del M5S, specialmente a livello locale. Si tratta di persone in buona fede che si sono messe in gioco per provare a migliorare le cose, estranee alla politica dei partiti con i pro ed i contro che questo porta con sé. Sono convinto che in ambito locale questo movimento possa rappresentare un utile contributo di idee e di controllo sul lavoro delle amministrazioni, mentre sono più perplesso sul contributo che potrebbe portare al governo nazionale perché al suo interno convivono identità e prospettive troppo eterogenee e difficilmente conciliabili in un’azione di governo stabile e coerente.
Quali sono le sue considerazioni sul Governo Monti?
Il Governo Monti è frutto di un golpe finanziario, non è stato scelto dagli italiani e l’ho criticato fin dal primo momento. Giudicando la sua azione bisogna riconoscere che non è riuscito a ridurre la spesa pubblica, come era nella sua missione. In compenso ha alzato la pressione fiscale, diretta ed indiretta, rallentando l’economia ed andando ad aggravare la sostenibilità del nostro sistema di welfare. La disoccupazione è aumentata, le imprese continuano a chiudere, diminuisce la base imponibile e così sempre meno lavoratori devono sostenere un peso di spesa sempre maggiore. Questo Governo ci ha portato in un circolo vizioso da cui si può uscire solo attraverso investimenti sensati a favore delle piccole e medie imprese e delle famiglie. Bisogna tagliare le spese realmente inutili e spendere invece per rilanciare l’economia affinché si creino opportunità di lavoro, prerequisito fondamentale per sostenere nel tempo un sufficiente livello di welfare.
Confermerebbe la riforma Fornero, su lavoro e pensioni, oppure ritiene che sarebbe necessario apportare delle modifiche?
La riforma Fornero non va cancellata né confermata in toto. Certamente va modificata e migliorata. Bisogna partire da una considerazione: la crescita economica è la condizione necessaria per ridurre la disoccupazione. Quando le aziende chiudono, non c'è forma del mercato del lavoro che possa tutelare l'occupazione. Il mancato adeguamento del mercato del lavoro alle nuove esigenze dell’economia mondiale ha fatto sì che fosse reputato tollerabile piegare i contratti atipici, nati per esigenze di altro tipo, alle esigenze di flessibilità del sistema economico. Gli “atipici” sono così diventati lavoratori di serie B, sprovvisti delle garanzie dei lavoratori “classici”, ma indispensabili alla tenuta della nostra economia. Bisogna dunque completare la riforma del lavoro secondo il principio dei pari diritti di tutti i lavoratori con una riforma che si ispiri al Contratto Unico per tutti, un sistema che preveda un grado di tutela crescente con l'anzianità di servizio in una determinata azienda, con maggiore flessibilità nei primi anni e un discreto grado di rigidità negli anni successivi. Riguardo le pensioni proponiamo di inserire un tetto massimo per le pensioni ed un sistema di solidarietà intergenerazionale: i regali concessi dai governi del passato (pensioni d’oro, vitalizi, baby pensioni) non sono stati a costo zero ma saranno pagati dalla mia e dalle future generazioni che, in assenza di un intervento perequativo, la pensione non la vedranno mai.
Come al solito ci asteniamo dal fare considerazioni sui contenuti dell’intervista, in quanto è un compito che lasciamo a chi legge, ma ci permettiamo solo di ribadire che ascoltandolo e analizzando le sue risposte, la prima considerazione che emerge, a parte la scelta non opportunistica che ha fatto, e questo in politica è già di per se positivo e scarsamente riscontrabile, è la conferma che sbaglia chi fa di tutte le erbe un fascio, cioè chi ritiene che tutti i politici di una parte avversa, siano automaticamente nel torto, in quanto è ampiamente dimostrato che la ragione e le idee giuste, non stanno mai tutte da una sola parte, qualunque essa sia.
Motivo per cui nell’interesse dei cittadini e sopratutto considerando la gravità della situazione di Alessandria, in conseguenza del dissesto, è consigliabile che si attivi da subito, una stretta collaborazione, ovviamente nel pieno rispetto delle reciproche posizioni, fra maggioranza e opposizione, un presupposto indispensabile se si vuole operare per il bene della città.
In quanto agli stessi oggi, non interessano più le inutili contrapposizioni, o da che parte arrivano le buone idee, ma solo i risultati.
Pier Carlo Lava

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