Queste un po di tempo fa le risposte di Emanuele Locci alle mie domande...
Alessandria, 11 febbraio 2013: Ci vuole coraggio e onestà intellettuale, caratteristiche che si riscontrano con maggiore frequenza nelle giovani generazioni, per ammettere che la formazione politica in cui si è militato, in quanto si condividevano i principi e la filosofia, per specifiche responsabilità di diversi esponenti di vertice, il leader in primis, ma non solo, ha deluso le aspettative dei propri elettori.
Questo è il caso di Emanuele Locci, un giovane e preparato politico alessandrino, di 32 anni, lavoratore precario, si occupa di consulenza nei temi della partecipazione, dell'organizzazione aziendale e della logistica, che dal 2007, come Consigliere Comunale, ha condiviso nel bene e nel male le sorti del Pdl, e che recentemente ha deciso di lasciare, per promuovere e aderire alla nascita di Fratelli d’Italia.
Lo abbiamo incontrato per approfondire i motivi della sua decisione e nell’occasione, ne è scaturita una lunga intervista a tutto campo, su questioni nazionali e locali, di cui vi proponiamo la prima parte:
C’è chi vi ritiene degli auto esodati, ci spiega perchè ha scelto di lasciare il PDL, per Fratelli d’Italia?
Io ho creduto nel progetto del Popolo della Libertà e sono convinto della necessità di un sistema bipolare per garantire stabilità al Paese. Purtroppo il PdL non è diventato un partito, almeno non quello che avrei voluto costruire: ci sono poche regole e nessuno le fa rispettare, non sono stati celebrati i congressi (cittadini, regionali e nazionali) per far scegliere agli iscritti la classe dirigente, la selezione dei dirigenti e delle candidature è sempre avvenuta per cooptazione senza seguire criteri di merito e consenso, il valore della legalità è rimasto troppo spesso appannato anche a causa di alcuni protagonisti del partito eccessivamente compromessi con la giustizia. Alla fine, però, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’annullamento delle elezioni primarie: convocate formalmente dalla direzione nazionale del partito con tanto di pubblicazione del regolamento, hanno ridato entusiasmo e impegnato decine di migliaia di persone nella costruzione del programma e nella raccolta delle firme per presentare le candidature, salvo poi venire annullate “di fatto” dalla volontà di Silvio Berlusconi senza alcuna decisione formale di alcun organo del partito. Io fui uno di quelli che invocò le primarie e sostenne la candidatura di Giorgia Meloni. Alla fine saranno
queste elezioni le vere primarie nel centrodestra con da una parte Giorgia Meloni e Guido Crosetto con un programma semplice e chiaro, liste pulite e formate al 100% da persone del territorio e, dall’altra parte, Berlusconi ed Alfano con programmi tarati sui sondaggi e liste poco legate ai territori che dovrebbero rappresentare. Stiamo insieme perché abbiamo valori comuni e vogliamo salvare il Paese da Bersani e Monti ma offriamo al popolo italiano che vuole votare il centrodestra due alternative con pari dignità: il PdL, cioè il partito di Berlusconi, oppure Fratelli d’Italia, il partito di centrodestra “partecipato” che si costruisce dal basso.
Lei ora ha lasciato il PDL per dissensi, talvolta espressi anche in Consiglio Comunale, perché non ha adottato una posizione netta anche durante la passata Amministrazione? e dopo anni al Governo della città, non ritiene di avere delle responsabilità, in merito al dissesto del Comune?
Non ritengo di avere responsabilità in merito al dissesto del Comune essendo stato eletto per la prima volta nel 2007 e non avendo mai avuto né ruoli di gestione amministrativa (non sono mai stato in Giunta) né ruoli di coordinamento istituzionale (non sono mai stato presidente di alcuna commissione), né ruoli di direzione politica (non essendo mai stato capogruppo del mio gruppo consiliare). Mi pare evidente già da questo che, nonostante non mi mancasse né la preparazione né il consenso, io non sia mai stato considerato uno yesman della passata maggioranza e per questo non mi sono mai stati attribuiti ruoli di responsabilità. Durante la scorsa amministrazione io in diverse occasioni mi sono dissociato dalle scelte della mia maggioranza (ricordo ad esempio il voto sulle fideiussioni a garanzia delle vendite dei beni immobili da alienare attraverso Valorial) ma, in occasione dei bilanci, questo non è possibile, perché se uno fa parte di una maggioranza o dà fiducia alla propria squadra di governo mantenendo il diritto di “dire la sua” all’interno e provare quindi a migliorare l’azione amministrativa (cosa che peraltro mi è riuscita in alcune occasioni), oppure esce dalla maggioranza perdendo la possibilità di incidere sul governo della città. Ma pensare che il dissesto sia colpa della passata amministrazione è sbagliato, come sanno bene gli addetti ai lavori. Si tratta di una situazione che ha radici profonde, a partire dai governi socialisti, passando attraverso le giunte leghiste di Francesca Calvo e quella comunista di Mara Scagni, fino all’ultima giunta di Piercarlo Fabbio che si è trovato un po’ con il cerino in mano e, forse, ha riposto troppa fiducia in chi lo consigliava non rendendosi subito conto in quale contesto era chiamato ad operare. Ma non dimentichiamo che è l’attuale Sindaco Rita Rossa che, drogando alcuni parametri del bilancio (ad esempio rinunciando ad alcuni crediti) e non chiedendo alla Corte dei Conti il tempo per presentare un piano di risanamento ha condannato, per scelta politica, questa città a subire la procedura di dissesto.
I sondaggi vi danno al 1,1 % meno della meta de La Destra, quanti sono i voti che pensate di catturare e dove pensate di attingerli?
Siamo un partito nuovo e quindi affrontiamo la difficoltà di far conoscere il simbolo ed i programmi in un contesto dove a pochi giorni dal voto, senza soldi e senza l’appoggio dei “poteri forti”, ciò risulta molto difficile. Ma la nostra prospettiva è quella di costruire un partito radicato nel territorio, partecipato e meritocratico. Quindi iniziamo a costruirlo partendo dal radicamento e dal consenso di coloro che hanno scelto di condividere questo progetto. Noi cerchiamo il consenso degli elettori di centrodestra, specialmente di chi in questi anni è rimasto deluso da Fini e Berlusconi e magari ha scelto di non andare più a votare o di votare per altre formazioni politiche. Vogliamo dire a queste persone che un alternativa nel centrodestra c’è e siamo noi.
Lei era d’accordo con la fusione di Fratelli d’Italia con Centro Destra Nazionale? Un elettore potrebbe pensare che sia solo per convenienza elettorale e non per una vera comunione di intenti...
Sinceramente no, non ero d’accordo. Avevo paura che includere nel partito esponenti politici di lungo corso potesse togliere slancio ed entusiasmo al progetto. Ignazio, promotore di Centrodestra Nazionale, rappresenta un'altra generazione politica ed è visto come uno dei notabili della politica degli ultimi anni. Ma si è messo in gioco anche lui, con Giorgia e Guido, con la volontà di aiutare a crescere una nuova generazione politica e costruire un partito partendo dal basso. Insomma, quello che avrebbe dovuto fare Berlusconi nel PdL.
Qual è il criterio di selezione delle vostre liste e come vi comportate con chi ha procedimenti penali in corso?
Purtroppo, non essendoci stati i tempi tecnici, non abbiamo potuto svolgere le primarie, con molto rammarico specialmente per chi avrebbe potuto avere chance di conquistare una buona posizione in lista. Ciò che contraddistingue le nostre liste dalle altre è che non ci sono paracadutati e sono formate da persone con radicamento e consenso nel territorio in cui sono candidate. Per quanto riguarda coloro che hanno riportato condanne penali, anche in primo grado, il nostro comportamento è stato chiaro: nessuno di questi è stato candidato.
Con il ritorno in campo di Berlusconi il Pdl, ha recuperato nei sondaggi, non ritiene di avere fatto una scelta quantomeno affrettata?
Non ho mai fatto politica per piazzarmi o per cercare di far carriera ma perché, fin da ragazzino, ho sempre avuto un forte desiderio di partecipare ai destini della mia comunità. Sicuramente nel PdL avrei avuto la strada spianata, come primo degli eletti ad Alessandria e come Presidente regionale dei giovani del partito. Ma non potevo più accettare di stare in un partito dove merito e consenso sembrava non avessero più alcun significato. Comunque mettiamo in chiaro che io credo nei valori del Popolo della Libertà e, ritenendo che parte di questi valori siano stati disattesi, ho creduto opportuno sostenere Giorgia Meloni e Guido Crosetto per costruire il partito che avrebbe dovuto essere il PdL ma che, finora, non è stato. Con la speranza che il centrodestra, come noi lo sogniamo e come stiamo provando a realizzarlo, possa ritrovare unità in futuro.
Per Alleanza Nazionale la legalità è sempre stata una bandiera, come avete fatto a rimanere per anni al Governo con un partito i cui comportamenti sono esattamente opposti?
Fratelli d’Italia non è Alleanza Nazionale ma, come AN, ritiene la legalità uno dei suoi valori fondanti. Il problema del PdL con la legalità sono stati causati da personaggi che, approfittando di alcuni casi di oggettiva persecuzione giudiziaria, si sono fatti scudo con la storia delle “toghe rosse” per difendere situazioni giudiziarie che nulla avevano di politico. In secondo luogo l’assenza di provvedimenti sanzionatori chiari e immediati del partito verso alcuni esponenti condannati per reati infamanti è stato qualcosa che chi fa politica onestamente ha fatto fatica a digerire. Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio: la maggior parte delle persone che fanno politica nel PdL sono persone perbene che subiscono, come ho subito io, la convivenza con poche persone disoneste che hanno infangato la reputazione di un’intera area politica. Alcuni hanno scelto di rimanere nel PdL per provare a cambiarlo dall’interno altri, come me, hanno scelto coraggiosamente di provare a costruire dalle fondamenta una nuova casa dove non ci si debba vergognare dei compagni di viaggio. Io mi sento molto legato alle persone perbene che hanno scelto di restare nel PdL e mi auguro che il nostro cammino possa incontrarsi di nuovo in futuro.
Gli immigrati per taluni sono un problema per quanto riguarda la sicurezza e il lavoro, lei che cosa ne pensa?
Il fenomeno migratorio verso l’Italia è un’opportunità ed una minaccia al tempo stesso. Un’opportunità perché permette di sostenere le imprese che grazie alla manodopera straniera riescono a proseguire la loro attività, una minaccia perché la politica dell’accoglienza a tutti i costi tipica del buonismo dei governi progressisti ha portato nel Paese più persone di quelle che il sistema poteva ricevere andando ad alimentare il lavoro sommerso e la criminalità.
Come al solito ci asteniamo dal fare considerazioni sui contenuti dell’intervista, in quanto è un compito che lasciamo a chi legge, ma ci permettiamo però di dire che ascoltandolo e analizzando le sue risposte, la prima considerazione che emerge, a parte la scelta non opportunistica che ha fatto, e questo in politica è già di per se positivo e scarsamente riscontrabile, è la conferma che sbaglia chi fa di tutte le erbe un fascio, cioè chi ritiene che tutti i politici di una parte avversa, siano automaticamente nel torto, in quanto è ampiamente dimostrato che la ragione e le idee giuste, non stanno mai tutte da una sola parte.
Pier Carlo lava
ps. a breve la seconda parte dell’intervista su questioni locali.

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