Il Veterinario consiglia





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I gatti dormono di giorno e cacciano verso sera e se possibile di notte

Wollie
Wollie & Margot
by Pier Carlo Lava
Alessandria: I gatti che vivono in casa sono dei felini in miniatura e come gli animali selvatici nella savana dormono mediamente dalle 14 alle 16 ore al giorno, si svegliano solo ogni tanto per mangiare, bere e fare i loro bisogni, poi tornano a dormire. 

All’imbrunire escono sul balcone e vanno a caccia di insetti, qualsiasi cosa si muove diventa una preda o un gioco nel quale dimostrano tutta la loro abilità, muovendosi lentamente per poi scattare all’attacco e colpire sicuri, il bersaglio dei loro obiettivi che non ha quasi mai scampo. 
Nell'esercizio predatorio la femmina come succede in natura è decisamente più abile del maschio, la situazione si inverte quando entrano in competizione fra loro, dove è il maschio che nello scontro, anche se mai cruento, fa valere la sua maggiore potenza, a volte quando eccedono deve intervenire l'arbitro... per ricondurli alla normalità. Una funzione che in passato quando era più giovane svolgeva Raissa il Terrier Russo, ora invece li guarda impassibile... e si gode lo spettacolo senza intervenire.
Quando sono stanchi per recuperare energie si riposano e si accovacciano dove capita, verso mezzanotte senza nemmeno chiamarli rientrano in casa e vanno a dormire negli angoli più nascosti della casa, poi al mattino presto Wollie il maschio viene a darci la sveglia... e ricomincia per tutti un nuovo giorno...


Le zecche
In campagna o in città, il cane viene sempre in contatto con le zecche
Quando è ben sazia di sangue, la zecca può misurare anche un centimetro!
I peli lunghi e ruvidi favoriscono l'annidarsi delle zecche
Le zecche provocano un certo disagio al cane che soffre di prurito diffuso
Esistono numerose specie di zecche, due delle quali sono parassiti d'elezione del cane
Collari, polveri, spray: la prevenzione è di fondamentale importanza
Quando ci si accorge delle zecche, bisogna provvedere tempestivamente
Un padrone avveduto tiene le zecche sotto controllo e non permette che il cane ne venga infestato. Le zecche sono aracnidi appartenenti al gruppo degli acari; i periodi più favorevoli per l'infestazione sono la primavera e l'estate, a causa del clima mite e umido. Largamente diffuse in natura, le zecche si fissano
alla cute dell'animale, a cui restano aggrappate per tutta la durata del loro pasto di sangue (fino a 10 giorni). Pungendo il cane nelle zone in cui la pelle è più sottile (pieghe dell'addome, orecchie, spazi interdigitali), la zecca può inoculare un protozoo, Babesia canis, che attacca i globuli rossi e, moltplicandosi, li distrugge. Nel nostro Paese questo protozoo è molto diffuso nella Pianura Padana. Tra i diversi tipi di zecche che possono infestare il cane, le più comuni in Italia sono quelle della specie Ixodes ricinus, chiamate appunto "zecche dei cani"
Dopo circa una settimana di alimentazione, le femmine, gonfie di sangue e cariche di uova fecondate, si lasciano cadere al suolo e depongono nel terriccio o nella polvere fino a un migliaio di uova. Circa un mese dopo, schiudono piccole larve molto vivaci che corrono sul terreno alla ricerca di un piccolo vertebrato (roditore, insettivoro, uccellino ecc.) del cui sangue si nutrono per circa 6 giorni. Quindi si lasciano cadere al suolo e vanno incontro alla muta, che dura circa un mese, trasformandosi in ninfe. Queste ultime cercano a loro volta un ospite, si nutrono di sangue per circa una settimana e poi ritornano nel terreno dove restano immobili senza nutrirsi per circa 2 mesi. In seguito compiono la seconda muta e si trasformano in adulti, pronti a infestare il loro ospite preferito, il cane, su cui si accoppiano.

La piroplasmosi, o babesiosi, si manifesta rapidamente con questi sintomi:
abbattimento generale
febbre (oltre 40°)
stanchezza
urine color caffè
colorazione bianca delle mucose, che diventa poi gialla all'interno delle palpebre.
A questi sintomi, dovuti a una grave anemia, si aggiungono disturbi della coagulazione del sangue, insufficienza epatica e disturbi renali. II cane si mostra sofferente e occorre un tempestivo intervento del veterinario, nei due giorni successivi le prime manifestazioni della malattia. Una terapia adeguata risolve la situazione patologica per la quale non esiste vaccinazione. La piroplasmosi è talvolta presente anche in forma cronica.

Per la prevenzione, vi sono due soluzioni per risolvere il problema delle zecche:
La vaccinazione (due iniezioni a un mese di intervallo) si pratica sull'animale adulto al di fuori dei periodi a rischio.
La disinfestazione per mezzo di polveri, spray, bagni, collari antizecche. Questi metodi di prevenzione non risultano sempre efficaci perché le zecche sviluppano resistenza agli insetticidi. Attualmente sono comunque disponibili nuovi prodotti spray che si dimostrano piuttosto efficaci.
Per trovare le zecche si spazzola e si pettina il cane con regolarità e con molta attenzione.

COME TOGLIERE UNA ZECCA AL CANE
Quando si individua una zecca annidata tra il pelo del cane ci si deve munire di una pinzetta, di un batuffolo di cotone e di un flaconcino di etere. Mentre si nutre, la zecca è saldamente ancorata alla pelle del cane con l'apparato boccale perforatore: quindi prima di "strapparla" bisogna "addormentarla" con un pò di etere il che provoca la retrazione del rostro, il quale altrimenti resterebbe conficcato nella pelle causando un accesso. Poi si afferra la zecca alla base con la pinzetta e si tira con un colpo secco.




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Intolleranze alimentari
L’allergia alimentare consiste in un’esagerata reazione del sistema immunitario nei confronti di alcune particelle presenti in un alimento. A causa di alcuni squilibri del funzionamento del sistema immunitario, può accadere che l’organismo consideri queste sostanze come estranee e pericolose e metta in atto meccanismi in grado di eliminarle.
A differenza delle allergie, le intolleranze alimentari non coinvolgono il sistema immunitario. Inoltre in caso d’intolleranza la gravità dei sintomi è correlata alla quantità dell’ingrediente responsabile che viene assunta. Un esempio molto diffuso per il cane è l’intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte.
I sintomi di una intolleranza alimentare
I sintomi spia che possono far pensare ad un’intolleranza alimentare sono molteplici e riguardano vari apparati:
Apparato cutaneo: prurito non stagionale, eritemi, lesioni epidermiche alla base o all’interno dell’orecchio e sul collo, irritazione nella zona perianale
Apparato gastro-intestinale: vomito, diarrea, flatulenza, meteorismo, frequenti eruttazioni e singhiozzi, coliti, fenomeni di malassorbimento, stipsi alternata a diarrea
Apparato respiratorio: riniti, sinusiti, sindromi simil-asmatiche ricorrenti
Apparato oculo-congiuntivale: congiuntiviti ricorrenti, frequenti lacrimazioni
Apparato urogenitale: cistiti ricorrenti (anche se capita più spesso nel gatto), urinazioni frequenti
Sistema nervoso centrale: fenomeni di iperattività, sbalzi di umore, crisi epilettiche, generale tendenza ad ingrassare (accompagnata da notevole gonfiore addominale), tendenza a non assimilare (accompagnata da fenomeni di coliti frequenti), affaticamento precoce.
Le razze a rischio
Fra le razze di cane più sensibili alle intolleranze alimentari troviamo Pastore Tedesco, Dalmata, Labrador e Golden Retriever, Boxer, Cocker Spaniel, Westhighland White Terrier, Setter Irlandese ma anche molti incroci.
Una volta diagnosticata un’intolleranza alimentare e sospeso l’alimento incriminato, possono risolversi alcuni casi di epilessia, problemi dermatologici e possono ridursi in maniera vistosa o scomparire del tutto anche problemi comportamentali quali aggressività, depressione, irritabilità dell’animale.
Consulta comunque sempre il tuo veterinario nel caso tu sospetti un’intolleranza alimentare nel tuo cane.


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Malattie dell'apparato respiratorio nei cani
Le malattie dell’apparato respiratorio sono abbastanza frequenti nei cani. Dalle vie nasali ai polmoni, passando per la trachea e i bronchi, tutti gli organi possono essere la sede di una patologia.
Le malattie delle cavità nasali si manifesta­no spesso con la presenza di muco in quantità anomala.
Le cause sono assai numerose:
ri­nite batterica o provocata da funghi
pre­senza di un corpo estraneo
tumore (soprattutto nei cani anziani)
ascesso den­tariotrauma (frattura)
esistenza di paras­siti
La diagnosi di queste malattie fa appello a tecniche molto diverse, adattate a ciascu­na circostanza. In caso di presenza di un corpo estraneo, di rinite batterica o micotica, di tumore delle cavità nasali, è spesso indispensabile il ricorso a esami radiologici.
Il trattamento delle affezioni nasali, variabile a seconda del tipo di patologia, può essere medico o chirurgico. Le riniti batteriche sono curate con antibiotici, sommini­strati per via generale o locale, sotto for­ma di aerosol. L’estrazione di un corpo estraneo, di focolai tumorali o infettivi necessitano di una rinotomia, cioè un in­tervento che consiste nel praticare un’a­pertura nel tessuto osseo per poter accedere alla cavità nasale.
Le affezioni della laringe e della trachea sono domina­te nel cane dal collasso tracheale, molto frequente nelle razze di piccola taglia. Questo collasso è caratterizzato da un ab­bassamento degli anelli della trachea, che si trova così ostrui­ta, provocando un forte disturbo della circolazio­ne dell’aria.
Il collasso tracheale si manifesta nella maggior parte dei casi nell’età adulta. L’animale che ne è affetto emette talvolta un rumore respiratorio, soffre di affaticamento respiratorio sotto sforzo e anche in modo permanente, provocando problemi in caso di emozione, agitazione, as­sunzione di alimenti. La terapia è medica o chirurgica.
Le malattie dei bronchi, il cui sintomo maggiore è costituito dalla tosse, sono re­lativamente frequenti nei cani. Nel cane giovane, il virus responsabile del­la sindrome della “tosse dei canili” è spesso la causa iniziale di queste infezioni. Anche alcuni parassiti possono generare lo stesso tipo di problemi. Nel cane adulto, le bronchiti possono es­sere scatenate da infezioni batteriche, ma anche da fattori inquinanti o da meccani­smi allergici.
In tutti i casi in cui il cane secerne una forte quantità di muco, respira con affanno o tossisce frequentemente è consigliabile consultare il veterinario per una diagnosi accurata.


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Leishmaniosi Canina
Vie di contagio
La leishmaniosi viene veicolata in Europa dalla puntura del Phlebotomus papatasi, comunemente chiamato pappatacio, insetto simile alla zanzara, mentre nel nuovo mondo è trasmessa da flebotomi del genere Lutzomyia. Il pappatacio colpisce principalmente da maggio ad ottobre e preferibilmente dal tramonto all'alba. È presente in tutto il mondo, tranne, a quanto pare, in Australia, ma principalmente si trova in aree vicino al mare o nelle zone tropicali.
Le numerose segnalazioni degli ultimi anni di casi di leishmaniosi canina provenienti da aree tradizionalmente ritenute indenni (anche dell'Italia settentrionale), debbono portare alla conclusione che - in pratica - non esistono zone, comunemente abitate, che possano essere considerate completamente sicure. Infatti se fino al 1989 il Nord Italia era considerato praticamente indenne dalla leishmaniosi canina, oggi esistono dei focolai accertati in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte ed altri probabili in Trentino e Lombardia (Natale, 2004). In Piemonte sono state accertate tre differenti aree in cui la leishmaniosi canina è endemica (Torino, Ivrea, Casale Monferrato), con una sieroprevalenza che va dal 3,9% al 5,8%. È stato identificato anche un possibile focus instabile in Valle d'Aosta: in quest'area montuosa non erano mai stati segnalati flebotomi in precedenti stazioni di cattura. In queste aree la colonizzazione può essere avvenuta spontaneamente dalle zone costiere o in seguito agli aumentati movimenti di persone dalle aree mediterranee in cui abbondano i flebotomi. In queste aree del Piemonte e della Valle d'Aosta la presenza stagionale dei flebotomi va dalla seconda metà di maggio a settembre. In base ad analogie climatiche e caratteristiche ambientali si può anche prevedere che la diffusione della malattia s'estenderà nel prossimo futuro ad altre zone dell'Europa centrale.[1]
Questa malattia colpisce il cane punto dall'insetto infetto e porta a sintomi piuttosto gravi. Un cane risultato positivo al test può tuttavia vivere per molto tempo prima di manifestare sintomi, ma può comunque diffondere la malattia. La leishmaniosi, inoltre, è un'antropo-zoonosi, cioè una malattia trasmissibile, in alcune particolari condizioni, anche all'uomo (vedi leishmaniosi umana).
Molto importante è tenere presente che la leishmania non viene trasmessa direttamente da cane a cane o da cane a persona: il protozoo infatti, per diventare infettante, deve prima compiere nel flebotomo una parte del proprio ciclo biologico. La vicinanza o il possesso di un cane infetto comportano dunque un rischio epidemiologico per l'uomo del tutto risibile, visto che in una zona endemica saranno molti milioni i pappataci infetti potenzialmente in grado di pungere.
Sintomi
La leishmaniosi può manifestarsi con una serie di sintomi che possono presentarsi assieme o singolarmente. Alcuni animali possono presentare prevalentemente la sintomatologia cutanea della malattia, in altri vengono colpiti gli organi interni, altri ancora manifestano sintomi di entrambi i tipi. La sintomatologia e i segni clinici possono pertanto essere, nei casi non conclamati, multiformi e talvolta difficili da inquadrare.
La sintomatologia "classica" della leishmaniosi comprende:
Dermatite secca esfoliativa tipo forfora
Perdita di peso in modo più o meno rapido.
Alopecia ovvero perdita di pelo intorno agli occhi, sulle zampe, sul dorso.
Lesioni alle orecchie le quali perdono pelo e manifestano vere e proprie ulcere sanguinolente.
Perdita di sangue dal naso (epistassi) dovuta a ulcere nella mucosa orale, in cui sono presenti i parassiti.
Crescita accelerata delle unghie (onicogrifosi).
a carico della pelle si può talora osservare una dermatite esfoliativa con forfora.
Dolori articolari compreso anche mal di schiena: il cane se ne sta spesso immobile in piedi, tenendo la testa bassa per cercare sollievo.
lesioni oculari, dovute a una uveite e iridociclite.
A livello viscerale si riscontrano danni renali, in correlazione ai quali compaiono, col procedere della malattia nei successivi gradi di disfunzione renale: polidipsia, poliuria, anoressia, vomito, diarrea, ulcere orali, sino ai segni neurologici e al coma uremico.

Ciclo vitale del parassita Leishmaniosi. Fonte: CDC
Diagnosi
La diagnosi viene effettuata sul sangue, sull'urina, su prelievi citologici di linfonodi, midollo osseo e milza. Il sangue viene valutato quali-quantitativamente nelle sue componenti cellulari (esame emocromocitometrico), in quelle proteiche plasmatiche (elettroforesi) e dal punto di vista immunologico, alla ricerca degli anticorpi indicanti il contatto col parassita (immunofluorescenza) o del parassita stesso (PCR); dall'esame del siero si ricavano informazioni sulla funzionalità degli organi interni, specie fegato e reni.
L'urina dà informazioni sulla funzionalità renale, valutatone il peso specifico, il contenuto in proteine, le cellule presenti.
Sul midollo osseo, milza ed i linfonodi si ricerca la presenza del parassita tramite esame microscopico e PCR.
Terapia
I protocolli terapeutici sono oggetto di continui studi e verifiche di efficacia ed attualmente alcuni soggetti possono guarire. Cani che reagiscono molto bene alla cura possono continuare a vivere anni senza più manifestare i sintomi ed alcuni possono negativizzarsi sierologicamente. Tuttavia sono possibili delle recidive e per questo motivo in genere si effettuano esami di laboratorio periodici. I farmaci che hanno maggior successo sono quelli a base di antimoniali, come l'antimoniato di metil-glucamina, che è considerata la terapia d'elezione in associazione con un altro farmaco, l'allopurinolo, ma sono attivi parzialmente anche il metronidazolo e alcuni chinoloni. Inoltre la miltefosina,principio attivo di un farmaco usato da anni in medicina umana come chemioterapico, ha mostrato nei primi studi un'efficacia sovrapponibile a quella dell'antimoniato di metil-glucamina. La miltefosina si presenta sotto forma di gel e viene somministrata per via orale nel cibo,e conta di essere di minore impatto tossico nei confronti di organi vitali come i reni e comunque di più facile somministrazione da parte del padrone dell'animale affetto da leishmania e di essere comunque una terapia meno "stressante" per l'animale, anche se nei primi giorni potrebbero manifestarsi episodi (non in tutti i casi) di diarrea e vomito dovuto all'azione del farmaco. Il tutto dovrebbe risolversi entro 3-4 giorni dall'inizio delle somministrazioni del gel. Al contrario l'antimoniato di metil-glucamina che deve essere somministrato per via parenterale prevalentemente sottocutanea (iniezioni) potrebbe risultare doloroso per l'animale a impegnativo per il padrone qualora sia lui stesso a somministrare il farmaco. C'è da segnalare anche una possibile forma di indurimento (callo) della cute nel punto di inoculazione dovuto al farmaco. È fondamentale per un successo terapeutico inquadrare il cane in una delle classi di malattia in base alle alterazioni dei parametri di laboratorio ed al grado di coinvolgimento della funzionalità renale, ed instaurare un protocollo terapeutico adeguato al caso clinico. La miltefosina (milteforan) in vendita da ottobre 2007 riscontra comunque discreti successi per quanto riguarda il controllo dei sintomi della leishmania, nonostante non sia ancora considerata "farmaco d'elezione" per il controllo della leishmania. Numerosi sono i casi di negativizzazione del parassita (leishmanie) con gli attuali protocolli di cura (glucantime-allopurinolo e\0 milteforan-allopurinolo),ma ciò non rende purtroppo l'animale esente da un eventuale ricontagio o reinfestazione.
Profilassi
Non essendo ancora stato prodotto un vaccino, la profilassi per il cane non può limitarsi ad altro che alla protezione dagli insetti con collari repellenti a base di piretroidi sintetici come la deltametrina e la permetrina, con farmaci per uso spot-on (fiale da applicare sulla cute) e con sostanze naturali (aglio) che hanno dimostrato in test e ricerche scientifiche un elevato potere antifeeding sul flebotomo vettore. Poiché il pappatacio vive tra l'erba e colpisce soprattutto di notte, è meglio non far dormire il cane in giardino almeno nelle aree geografiche più colpite dalla malattia. La lotta ai flebotomi può essere condotta principalmente attraverso due tipi d'intervento: il primo prevede misure di protezione contro la puntura dei flebotomi; il secondo, teso a ridurre significativamente la densità di questi insetti, implica l'uso di insetticidi e/o operazioni di bonifica ambientale atte ad eliminare le cause favorenti il loro sviluppo larvale, in particolare in aree urbane e peri-urbane. Misure da prendere per la protezione individuale e collettiva in zone endemiche per leishmaniosi, oltre l'uso di repellenti, sono l'utilizzo di zanzariere a maglie molto fitte applicate a finestre e porte e l'evitare di soggiornare all'aperto durante le ore notturne nella stagione calda.


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Malattie dell’orecchio dei cani
Alcune razze canine sono più predisposte di altre alle malattie che colpiscono l’orecchio. Al primo posto vengono senza dubbio i Cocker e i cani con le orecchie cadenti, soprattutto se ricche di pelo, poiché rendono difficile il ricambio dell’aria nel condotto uditivo. I Barboni, poi, possono soffrire di ipertricosi auricolare, cioè pelo che ostruisce il condotto uditivo: in questi casi è consigliabile tagliare loro il pelo regolarmente. I Pastori Tedeschi hanno problemi collegati a una sovrabbondante produzione di cerume, che a sua volta è alla base della formazione del catarro au­ricolare.
Se il cane si gratta la parte posteriore dell’orecchio, scrollando continuamente il capo, o se tiene le orecchie in posizione anomala, ci sono forti probabilità che sia in atto una patologia all’orecchio. In tutti questi casi è caldamente consigliato rivolgersi al veterinario per una diagnosi ed un eventuale intervento.
Ecco quali sono alcune tra le malattie dell’orecchio più comuni nel cane:
Otoacariasi
Affezione che si manifesta general­mente con un forte prurito all’orecchio. Colpisce soprattutto i cuccioli e i giovani ca­ni ed è dovuta a un piccolo parassita appena visibile a occhio nudo che può essere trasmesso ad altri cani o gatti.
Otiti batteriche
Sono spesso secondarie a un’altra patologia (ad esempio rogna, catarro, presen­za di corpi estranei) e generalmente associate alla presenza di stafilococchi. Le cure, lunghe e delicate, richiedono che si ricorra ad antibiotici locali.
Otiti micotiche
Sono caratterizzate da secrezioni bianca­stre, oleose e inodori. Funghi microscopi­ci ne sono spesso la causa. 
Catarro auricolare
Si tratta di una malattia dell’orecchio ca­ratterizzata da infiammazione e secrezione di cerume abbondante ma sterile. Spesso il catarro si accompagna alla seborrea, denotando un più grave disturbo della pelle. Dal catarro auricolare possono derivare anche altre patologie.
Otiti da corpo estraneo
Le otiti possono spesso essere causate dalla presenza nel condotto uditivo di un corpo estraneo, ad esempio una piccola spiga di gramina­cea. La forma di queste spighe favorisce la loro penetrazione nel canale auricola­re, dove provocano una dolorosa infiam­mazione. In questo caso è consigliabile rivolgersi, per la rimozione, al veterinario che valuterà se intervenire in anestesia.


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Malattie trasmesse da Zecche
Il fastidio causato dal morso è solo uno dei problemi associato alle zecche. Infatti, anche più grave è la loro estrema capacità di veicolare agenti patogeni di diversa natura (virus, batteri, protozoi) responsabili di pericolose malattie sia per il cane che per l’uomo. infatti una volta salite sul cane, cercano un punto per attaccarsi saldamente conficcando nella cute il loro apparato buccale. Le zecche in questo modo succhiano sangue, inoculano saliva e se infette anche patogeni. Inoltre una singola zecca può essere infettata da diversi agenti patogeni e trasmetterli simultaneamente, complicando la diagnosi, la prognosi e la terapia.
PRINCIPALI MALATTIE TRASMESSE DA ZECCHE
Le più importanti malattie trasmesse dalle zecche sono:
Erlichiosi: malattia che colpisce il cane e può essere trasmessa anche all’uomo. Si manifesta con febbre alta, sonnolenza, perdita dell’appetito, dimagrimento e altri sintomi a carico del sistema nervoso e dell’apparato scheletrico.
Piroplasmosi o Babesiosi: grave malattia che nel cane si manifesta con febbre, abbattimento, anemia e ingrossamento della milza.
Anaplasmosi: malattia che colpisce il cane e può essere trasmessa anche all’uomo. Si manifesta con febbre alta, sonnolenza, perdita dell’appetito, dolorabilità muscolare e articolare, sintomi gastroenterici e nervosi.
Borrelliosi o Malattia di Lyme: può colpire il cane e talvolta anche l’uomo. Nel cane, produce sintomi quali febbre, malessere generalizzato, dolori articolari e zoppia.
Rickettsiosi: malattia che colpisce il cane e può essere trasmessa anche all’uomo. Si manifesta con febbre, sonnolenza e a volte dolore articolare.
Poiché la maggior parte delle attività all’aperto sono associate ad una certa esposizione alle zecche, devono essere adottate misure preventive per impedire un contatto diretto.
PREVENZIONE
Le regole principali da seguire perché il controllo delle zecche e delle malattie da esse trasmesse risulti efficace sono:
I cani dovrebbero essere trattati preventivamente contro le zecche almeno un mese prima dell’inizio della stagione a rischio (fine febbraio-inizio marzo) preferendo prodotti ben tollerati, a lunga persistenza e dotati di attività repellente contro le zecche oltre che acaricida. Il trattamento dovrebbe essere ripetuto, secondo le scadenze indicate sul prodotto, per tutto il periodo a rischio fino alla fine di ottobre-novembre e idealmente tutto l’anno.
In caso di più soggetti tenuti nello stesso ambiente, questi devono essere trattati contemporaneamente.
È importante utilizzare prodotti persistenti anche per i ricoveri/canili, non solo, è necessaria anche una particolare attenzione alla vegetazione circostante, che deve essere sempre curata e non lasciata incolta.
Bisogna evitare la presenza di detriti e materiali abbandonati che possono favorire riparo alle zecche.
Dopo aver frequentato le aree a rischio è importante ispezionare se stessi e il proprio cane. Le zone del corpo preferite dalle zecche sono: inguine, ascelle, testa e torace.
Appena si scopre una zecca infissa sul cane è buona norma staccarla prima possibile. Per evitare di lasciare infisso l’apparato buccale nella cute, si utilizza una pinzetta, si applica un movimento rotatorio senza premere sull’addome, e si stacca.
TRATTAMENTO
Il trattamento delle malattie trasmesse è problematico per diversi motivi. La terapia con un unico farmaco chemioterapico potrebbe non essere sufficiente ad eliminare l’infezione. Risposte scarse o parziali ad una mono-chemioterapia potrebbero anche riflettere la presenza di una coinfezione da due o più patogeni.

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Allergie nei cani
Una reazione allergica nel cane si verifica quando il sistema immunitario risponde in modo eccessivo a una sostanza innocua - nota come allergene - con cui il cane entra in contatto.
Le risposte allergiche possono colpire:
- la pelle, provocando prurito;
- la parete delle vie aeree, inducendo starnuti, tosse o difficoltà respiratoria;
- la parete del sistema gastrointestinale, provocando vomito o diarrea.
I cani non nascono con particolari allergie ma possono svilupparle dopo essere stati esposti a un allergene per un lungo periodo di tempo.
In una reazione allergica, il sistema immunitario produce gli anticorpi a un allergene specifico, come il polline. Se l’esposizione all’allergene è ripetuta, questi anticorpi si legano alla superficie delle “mast-cellule” che si trovano nella pelle, nel sistema gastrointestinale, nel naso. Le “mast-cellule” contengono istamina chimica, che se rilasciata provoca infiammazione dei tessuti e scatena i sintomi dell'allergia.
Le sostanze chimiche contenute nel morso degli insetti, in alcuni cibi, farmaci, piante ed erbe, acari della polvere, polline, spore di funghi e persino nelle squame della nostra pelle possono provocare reazioni allergiche nei cani.
Alcune razze sono più predisposte di altre a sviluppare reazioni allergiche. Per esempio quelle con prevalente mantello bianco, come il West Highland White Terrier, il Bull Terrier e il Setter inglese, sono predisposte alle allergie cutanee; il Golden Retriever presenta invece un’elevata incidenza di allergie gastrointestinali. 
I veterinari identificano un’allergia esaminando l’anamnesi familiare, utilizzando esami della cute e del sangue, introducendo una dieta nuova o alterata, allontanando temporaneamente un cane dal suo ambiente naturale. 
Trovare la causa specifica di un’allergia è tuttavia incredibilmente difficile in un cane. Per un sollievo immediato dai sintomi, i veterinari possono prescrivere antistamine e consigliare integratori di acidi grassi essenziali.
Le principali affezioni allergiche sono le seguenti.
Affezioni cutanee:
dermatiti da contatto
dermatiti cutanee
allergie da inalazione
allergie alimentari
orticaria
lupus eritematoso discoide o sistemico
Affezioni respiratorie:
febbre da fieno (rinite allergica)
bronchiti allergiche
polmonite allergica
infiltrazione di eosinofili
Affezioni gastrointestinali:
gastrite allergica
enterite allergica
enterite eosinofila
colite allergica
In ogni caso, se si sospetta che l’animale possa essere affetto da allergia, è sempre necessario consultare il veterinario per un parere.

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Malattie cardiache nei cani
Nel cane la patologia cardiaca è dominata dalle malattie valvolari acquisite e principalmente dall’insufficienza mitralica. Questa malattia del cuore si verifica quando vi è una cattiva chiusura della valvola mitralica al momento dello svuo­tamento del ventricolo. La non chiusura che si viene a creare comporta un riflusso di sangue dal ventricolo verso l'atrio, cioè nel senso inverso del normale flusso.
Possono verificarsi anche altre le­sioni acquisite, come le malattie del mu­scolo cardiaco, cardiomiopatie dilatative o ipertrofiche. Di difficile prognosi, queste sono più frequenti nei cani di grande taglia. Le cardiopatie congenite ad esempio vengono generalmente segnalate nel cor­so delle prime visite cui è sottoposto il cucciolo.
La più frequente è la persistenza del dotto arterioso, quel piccolo canale che, durante la vita fetale, unisce l’aorta all’arteria polmonare e che si chiude, nor­malmente, nei giorni che seguono la nasci­ta. Quando questo non avviene, il sovrac­carico provocato dall’afflusso di sangue proveniente dall’aorta nel ventricolo de­stro provoca un’insufficienza cardiaca. È un’anomalia che può essere corretta chirurgicamente.
Ci sono poi le alterazioni della frequenza cardiaca. L’animale a riposo ha una fre­quenza cardiaca relativamente stabile. Per ragioni fisiologiche o patologiche, questa frequenza può aumentare, si par­la allora di tachicardia, o diminuire, ed è il caso della bradicardia. Entrambe sono dovute a un malfunzionamento del nodo sinusale o della conduzione atrio-ventricolare.
Infine, se le tachicardie sono responsabili di un aumento della frequenza cardiaca, vi so­no anche altri disturbi del ritmo che si accompagnano a un aumento considere­vole della frequenza: le fibrillazioni, atriali e ventricolari, entrambe aritmie gravi che se non adeguatamente curate possono uccidere il cane.
Il veterinario, nei controlli periodici, sarà sicuramente in grado di consigliare eventuali esami o controlli aggiuntivi per un cane a rischio di patologie cardiache.

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by Pier Carlo Lava: I consigli del veterinario per i nostri animali
Ambulatorio Veterinario Associato "Ghido" Dott. Roberto Martinengo - Dott. Antonino Distefano, Via Don Giovine 26, 15121 Alessandria - tel. 0131 260115, li abbiano incontrati per un intervista, queste le loro risposte alle nostre domande:
Il vostro studio veterinario, oltre ai piccoli animali, si occupa anche di cavalli, ecc.?
No nel nostro ambulatorio ci occupiamo di cani, gatti ed animali non convezionali
A chi è indeciso se prendere un cane o un gatto che cosa consigliate? 
Dipende da molti fattori, quali l’ambiente in cui l’animale andrà a vivere, la presenza di bambini e/o persone anziane, il tempo che i proprietari potranno dedicare al nuovo componente della famiglia, ecc. Generalizzando si può affermare che il gatto è un animale più autonomo e richiede meno impegno da parte del proprietario nella gestione quotidiana, soprattutto se vive in appartamento.
Consigliate di adottarlo o comprarlo in allevamento?
Se non si desidera una razza specifica, l’adozione di un cane o di gatto oltre ad avere una valenza etica può riservare  soddisfazioni inaspettate nel successivo rapporto con l’animale,  valutando ovviamente a priori le caratteristiche dell’animale che si va ad adottare e l’habitat in cui lo si andrà ad inserire. Se comunque si acquista o si adotta un cucciolo o un gattino è importante che ciò non avvenga prima dei due mesi di età, poiché prima di tale periodo non sono completamente autonomi e non hanno ancora completato quella fase di socializzazione che portano a termine restando in compagnia della madre e degli eventuali fratelli. Naturalmente questo è possibile quando non si siano verificati eventi quali la morte della madre durante o subito dopo il parto, rifiuto della prole da parte della stessa, abbandono perinatale, etc
Ci sono razze di cani che non sono consigliabili a tutti?
Tutti i cani di grossa taglia non sono per tutti. Poi ci sono quelli “particolari” sia come personalità che come mole che andrebbero affidati solo a persone capaci di gestire questi soggetti correttamente. Infatti sono stati attivati specifici corsi per coloro che posseggono o intendono acquisire cani appartenenti a certe razze o incroci derivati da esse, con rilascio del cosiddetto “patentino”.
Per quanto riguarda l’alimentazione è preferibile quella casalinga o quella commerciale?
Oggi come oggi la dieta commerciale ha fatto passi da gigante con diete specifiche, selezionate per età e taglia dell’animale, eventuali intolleranze o patologie specifiche e in molti casi addirittura indirizzate a specifiche razze. Si tratta di diete che rispondono perfettamente a quelle che sono le necessità nutrizionali dell’animale, ben bilanciate al fine di non causare carenze o eccessi dannosi per la salute del nostro animale. Comunque la dieta casalinga, se preparata con cura nella scelta degli ingredienti ed eventualmente integrata, possa soddisfare ugualmente le esigenze nutrizionali del nostro cane e/o del nostro gatto. A questo scopo possono essere utili delle tabelle preparate allo scopo dai nutrizionisti veterinari
Per l’educazione del proprio cane è preferibile il fai da te, o è preferibile rivolgersi ad un educatore cinofilo?
Indubbiamente dipende dall’indole del cane e dalla capacità d’educare del proprietario, comunque per soggetti “ difficili” si consiglia l’assistenza di un educatore cinofilo.
Quali prevenzioni si devono mettere in atto per il cane e il gatto?
Prevenzione per la salute: le varie vaccinazioni e prevenzioni per gli endoparassiti (vermi intestinali, filariosi, leishmaniosi) ed ectoparassiti (pulci, zecche, pappataci, ecc.)
La sterilizzazione del cane e del gatto, maschio e femmina è consigliabile o no?
Molto per la femmina se si decide di non avere cucciolate e soprattutto prima del secondo calore per ridurre drasticamente le percentuali di tumori mammari ed eliminare il rischio di infezioni uterine , per il maschio  se risulta necessaria per un’eccessiva aggressività e/o comportamenti non desiderati. Per il gatto e la gatta valgono gli stessi consigli da attuarsi ancora più prematuramente per evitare certi problemi comportamentali e di convivenza.                                                  
Ci sono piante velenose per cani e gatti, sconsigliate da tenere in case?
Si ve ne sono moltissime: una per esempio, conosciuta da tutti, è la stella di natale, ma la maggior parte sono tossiche per ingestione e/o irritanti per contatto. Quindi si può sconsigliare di mantenere cani e gatti in ambienti dove sono presenti piante ornamentali.         
Oltre al cane e al gatto, quali altri animali da compagnia sono consigliabili?
Tantissimi, basta sapere la passione del proprietario, alcuni esigono particolari accorgimenti come un buon terrario o un acquario fatto bene.
Si consiglia sempre di non risparmiare sui costi di terrari o acquari altrimenti poi si è costretti a spendere molto di più per le cure mediche.
Meglio sempre informarsi bene da chi è competente prima di acquistare animali non convezionali
Parliamo ora dei nuovi animali da compagnia (conigli, cavie, criceti, gerbilli, ecc), tutti i veterinari se ne occupano?
Assolutamente no meglio informarsi prima, in modo da non perdere tempo,per esempio una visita di un’iguana ha bisogno di competenze ben precise che vanno al di la della visita del cane o del gatto.
Come gestire e alimentare le Tartarughe di terra e d’acqua?
Beh questa domanda avrebbe bisogno di moltissime pagine per spiegare quali problemi vadano incontro per la gestione sbagliata  questi animali, dico solo che oltre il 50% degli animali non convezionali che visito presentano problemi per una gestione errata.
Comunque alcuni consigli: non far vivere un tartaruga di terra (testudo) in casa ma ci vuole un giardino meglio senza cani, per il cibo verdura e frutta mista.
Tartarughe d’acqua un buon acquario già sopradimensionato perché all’acquisto la tartarughina è grande come una moneta di 2 euro poi diventa 20 cm di diametro e lo spazio non è più sufficiente si deve acquistarne un altro pena il malessere della tartaruga.
Come alimenti assolutamente non i soli gamberetti secchi, ma pezzi di pesci veri gamberetti veri pellettati per trote e oggi anche pellettati per tartarughe ma no solo gamberetti secchi!!!
Quali cure richiedono animali particolari come rettili e uccelli?
Anche questa domanda pretenderebbe un paio di ore di lezione,in sintesi accertarsi bene su fonti sicure quali esigenze necessitano questi animali: tipi di luce, lampade UVB, tappetini riscaldanti, igrometri e termometri per l’umidità e la temperatura, substrati; alimenti adatti sia per qualità che quantità( prede vive non troppo piccole ma non esageratamente grandi) e terrari fatti a regola d’arte.
Per gli uccelli una buona ubicazione dove non vi siano spifferi d’aria e mai in cucina dove si produce del vapore in quantità, gabbie ampie con buoni posatoi, eventualmente casette per ripararsi ed alimentazione specifica in base alle esigenze dell’uccellino( insettivori e granivori o onnivori)
Ci sono specie di animali che taluni prendono da tenere in casa, ma che voi sconsigliate?
Tutti gli animali impegnativi o pericolosi sarebbero da prendere solo da persone con esperienza, anche solo un’iguana che all’acquisto sembra una piccola lucertola può provocare dei problemi quando arriva a misurare 1,50 m, il furetto che sembra essere sempre addormentato può lasciare segni profondi quando morde, il camaleonte cosi delicato che basta pochissimo perché si ammali gravemente.
I pappagalli di grossa taglia (ARA) cosi fastidiosi con le loro grida che i vicini possono lamentarsi ecc.

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Infezione da Ascaridi nel cane: cause, sintomi e cura
Gli ascaridi sono i parassiti interni canini più comuni. Gli ascaridi adulti trascorrono la maggior parte della loro vita nello stomaco e nell'intestino tenue. Le femmine depongono centinaia di migliaia di uova al giorno, che vengono espulse nelle feci e sopravvivono nell'ambiente per anni. Il cane contrae l'infezione quando ingerisce le uova di questo parassita o mangia roditori infetti. Gli ascaridi causano dolore addominale, vomito, diarrea, tosse, aumento di peso insufficiente o perdita di peso inappropriata. I cani infetti sviluppano opacità del mantello, distensione addominale e crescita stentata. Qualora l'animale presenti uno o più di questi sintomi, è consigliabile recarsi dal veterinario il prima possibile. Gli ascaridi, inoltre, possono infettare anche l'essere umano.
Cause
Le due specie più comuni di ascaridi presenti nei cani domestici sono Toxocara canis e Toxascaris leonina. Esiste anche un ascaride, che di solito infetta i procioni, chiamato Baylisascaris, che può infettare anche i cani, se questi ultimi leccano o ingeriscono materia fecale dei procioni contenente le uova del parassita.
Gli ascaridi adulti vivono e si riproducono principalmente nelle stomaco e nell'intestino tenue del cane infetto. La loro lunghezza può raggiungere i 15-17 centimetri. Le femmine adulte possono deporre diverse centinaia di migliaia di uova in un solo giorno, che vengono alla fine espulse nelle feci del cane. Le uova degli ascaridi sono protette da una sostanza dura e resistente che consente loro di sopravvivere per mesi o addirittura per anni nell'ambiente dopo essere state escrete nelle feci di un cane infetto.
I cani di qualsiasi età, e anche le persone, possono contrarre l'infezione ingerendo le uova o le larve di questo parassita presenti nel suolo o nel materiale fecale contaminato. I cani possono sviluppare una infezione da ascaridi a seguito dell'ingestione della carcassa di un animale infetto, in genere di un topo o di un altro piccolo roditore.
I cuccioli non ancora nati possono divenire infetti a causa della migrazione delle larve attraverso la placenta della madre. Questa è probabilmente la modalità di trasmissione dell'infezione più comune. I cuccioli che contraggono l'infezione mediante trasmissione transplacentare, ad opera di una elevata quantità di larve, spesso decedono prima o poco dopo la nascita. Anche i cuccioli appena nati possono contrarre l'infezione, ingerendo le uova o le larve del parassita attraverso il latte materno.
Indipendentemente dalla modalità di trasmissione dell'infezione, quando un cane giovane diviene infetto, le uova in genere si schiudono nello stomaco dell'animale. Da qui, le larve migrano attraverso l'apparato digerente e circolatorio del cucciolo, insediandosi nei piccoli vasi sanguigni polmonari, detti "capillari". Le larve vengono espettorate tossendo oppure risalgono strisciando l'interno della trachea del cucciolo giungendo nella gola. Una volta qui, le larve vengono ingerite e tornano nello stomaco e nell'intestino tenue del cucciolo dove maturano ad adulti. In seguito, il ciclo ha nuovamente inizio.
Dopo i 6 mesi circa di età, la maggior parte dei cani sviluppa un certo grado di resistenza agli ascaridi. I parassiti larvali tendono a formare delle cisti nei tessuti dei cuccioli più grandi e dei cani adulti, piuttosto che completare il loro normale ciclo vitale. Nella forma incistata, gli ascaridi sono piuttosto immuni alla maggior parte dei farmaci vermifughi e difficili da rilevare o da rimuovere dal sistema immunitario del cane. Tuttavia, le larve incistate degli ascaridi si attivano nelle femmine gravide, dove migrano verso e attraverso la placenta e nelle ghiandole mammarie. Questa è la modalità con cui la maggior parte dei cuccioli contrae l'infezione.
Sintomi
Gli ascaridi possono colpire i cani di tutte le età, ma sono particolarmente pericolosi per i giovani cuccioli. I cuccioli appena nati presentano un rischio maggiore di sviluppare una forma severa della malattia o persino di decedere a causa di questi parassiti. I cuccioli tra i 2 e i 6 mesi di età possono manifestare segni di lieve entità, tra cui dolore addominale, diarrea e crescita stentata. I cani adulti e adolescenti di età superiore ai 6 mesi sviluppano raramente sintomi rilevabili quando contraggono l'infezione.
Come accennato in precedenza, i cuccioli appena nati possono contrarre l'infezione attraverso la placenta prima di nascere (in utero) o attraverso il latte materno. Nei cani molto giovani, i sintomi tipici di ascaridiasi includono uno o più dei seguenti elementi:
Vomizione (da lieve a severa, con o senza vermi visibili nel vomito)
Diarrea (da lieve a severa, con o senza vermi visibili nelle feci)
Conati di vomito (intermittenti)
Tosse (intermittente)
Opacità del mantello
Distensione addominale (aspetto panciuto, "a botte")
Dolore addominale
Crescita stentata
Perdita di peso
Debolezza
Letargia
Nei casi severi, gli ascaridi causano anemia, ovvero un livello anormalmente basso di globuli rossi circolanti. L'anemia spesso causa:
Pallore gengivale
Estrema debolezza
Letargia
Abbattimento
Distress respiratorio (difficoltà di respirazione, dispnea)
I cuccioli che presentano una quantità particolarmente elevata di larve possono sviluppare polmonite parassitaria severa. I polmoni e il fegato vengono comunemente danneggiati dai parassiti in fase di maturazione. Purtroppo, quando questo accade, spesso i cuccioli decedono, specie durante la prima o le prime due settimane di vita. Gli ascaridi adulti possono attecchire all'apparato digerente dei cuccioli più grandi e causare decesso dovuto ad occlusione o rottura intestinale, sebbene questa eventualità sia rara.
I cani più a rischio
I cuccioli molto giovani, specie quelli la cui madre non è stata vaccinata prima e durante la gravidanza, presentano più probabilità di contrarre l'infezione. Anche i cani anziani con sistema immunitario compromesso presentano un rischio maggiore di sviluppare una infezione da ascaridi. Questi parassiti non hanno una particolare predilizione di genere o razza. Ne consegue, che qualsiasi cane può essere suscettibile all'infezione.
Diagnosi
Gli ascaridi sono estremamente comuni nei cani domestici, in particolare nei cuccioli appena nati. Fortunatamente, non sono particolarmente difficili da diagnosticare.
Il veterinario provvederà ad esaminare la storia clinica del cane e condurrà un attento esame fisico. Probabilmente, preleverà anche un campione di sangue che verrà sottoposto ad una successiva analisi, inclusiva di emocromo completo e pannello biochimico del siero. Potrà inoltre decidere di raccogliere un campione di urina per effettuare un esame delle urine, un altro test comune che viene in genere eseguito come parte di un protocollo diagnostico iniziale. Gli esiti di questi esami possono suggerire la presenza di una infezione da parassiti interni. Per esempio, il cucciolo può essere anemico, presentare alterazioni degli enzimi epatici o quantità abnormi di globuli bianchi circolanti, che possono riflettere una risposta immunitaria crescente ai parassiti interni.
Il modo migliore per diagnosticare la presenza di ascaridi consiste nell'analizzare le feci del cane. Il modo più semplice è mediante flottazione fecale. Questo test viene condotto su un piccolo campione di feci fresche, che di solito viene raccolto manualmente presso la clinica veterinaria. Può anche essere effettuato su un campione di feci fresche portato dal proprietario dell'animale. Il campione fecale verrà miscelato all'interno di un beaker di vetro con una soluzione caratterizzata da proprietà chimiche specifiche che consentiranno alle uova del parassita e alle cisti, se presenti, di risalire in superficie. Dopodiché la miscela verrà trasferita in una provetta. Sulla parte superiore di quest'ultima verrà applicato un coverslip (vetrino in adesione) che sarà a diretto contatto con la miscela. Il contenuto della miscela sarà successivamente sottoposto a centrifugazione. Una volta terminata questa operazione, la provetta sarà lasciata in riposo affinché eventuali uova e cisti risalgano in superficie. In teoria, dopo questo processo, le uova e le cisti risalite in superficie aderiranno al coverslip. Quest'ultimo verrà poi rimosso con cura e posizionato, con la parte relativa al campione rivolta verso il basso, su un vetrino ed esaminato al microscopio.
Le uova di molti parassiti interni, ascaridi inclusi, possono essere identificate in questo modo. La maggior parte delle uova dei parassiti differisce nell'aspetto a seconda della specie specifica. Poiché le uova degli ascaridi vengono escrete sporadicamente nelle feci di un cane infetto, un singolo esito negativo a seguito di flottazione fecale non significa necessariamente che il cane sia privo di questi parassiti. Tuttavia, un esito positivo, specie nel caso in cui venga rilevata una grande quantità di uova, è sempre diagnostico.
Un altro modo per diagnosticare gli ascaridi consiste nell'esame di uno striscio fecale. In questo caso, il campione di  feci viene raccolto direttamente dall'ano del cane, steso su un vetrino, talvolta tinto con alcuni coloranti e in seguito esaminato al microscopio per la ricerca di batteri, uova di parassiti e altre anomalie. Questo test è meno specifico e meno utilizzato per la ricerca di parassiti interni rispetto alla flottazione fecale.
Talvolta, gli ascaridi adulti (o porzioni di vermi adulti) possono essere visibili nel vomito o nelle feci dei cani infetti. Questo, tuttavia, non è particolarmente comune.
Trattamento
Il trattamento prevede terapia di supporto, somministrazione di farmaci vermifughi, adeguati follow-up e prevenzione di una possibile reinfezione mediante un regolare protocollo di sverminazione.
Per trattare i parassiti canini sono disponibili svariati farmaci antiparassitari. Alcuni farmaci comuni includono Interceptor, Sentinel, Milbemycin, Selamectin, Pyrantel, Drontal, Nemex, Heartgard, Ivermectina, Fenbendazolo, Panacur, Dichlorvos, Happy Jack e Filaribits. Ne esistono anche altri. Alcuni di questi sono preventivi della filariosi cardiopolmonare. Le raccomandazioni inerenti la sverminazione vengono formulate dal veterinario non solo per la salute degli animali coinvolti, ma anche per ridurre il rischio di infezione umana gestendo il parassita presente nell'ambiente.
I farmaci vermifughi o antiparassitari sono detti "antielmintici". Purtroppo, la maggior parte degli antielmintici non eliminerà tutte le forme larvali o incistate isolate di ascaridi, specie nei feti che hanno contratto l'infezione all'interno dell'utero dopo il 40° giorno di gravidanza della madre. Le larve degli ascaridi possono migrare in varie sedi corporee. Spesso divengono incapsulate nel muscolo scheletrico e nei tessuti di polmoni, reni e altri organi.
I protocolli di trattamento più efficaci prevedono la somministrazione di una serie di dosaggi nel corso di diverse settimane per aumentare le probabilità di uccidere tutte le larve adulte e quelle migranti in fase di maturazione. Le attuali raccomandazioni veterinarie prevedono la sverminazione dei cuccioli (che dovrà essere effettuata almeno 3 o 4 volte) all'età di 3 settimane e in seguito ad intervalli di 2 settimane. Agli adulti, di solito, vengono somministrati 1 o 2 trattamenti, a seconda del farmaco utilizzato e del protocollo preferibile suggerito dal veterinario. Possono anche essere raccomandati trattamenti giornalieri, a seconda del tipo di farmaco antielmintico utilizzato.
I cuccioli severamente debilitati dall'infestazione possono necessitare di terapia di supporto in regime di ricovero, tra cui fluidi per via endovenosa e supporto nutrizionale adeguato, mentre vengono somministrati i farmaci antiparassitari. I cuccioli affetti da polmonite, causata dalla migrazione dei parassiti nei polmoni, possono sviluppare una grave reazione ai farmaci antiparassitari, poiché i corpi degli ascaridi morti possono accumularsi nei polmoni e nel flusso sanguigno. Se questo accade, potranno essere raccomandati steroidi per favorire la gestione della risposta infiammatoria. A seconda della situazione, il veterinario può anche suggerire che le femmine in gestazione vengano trattate con vermifughi a partire dal 40° giorno circa di gravidanza sino ad una settimana dopo il parto, al fine di migliorare le probabilità che i cuccioli nascano privi di ascaridi.
Se al cane viene diagnosticata la presenza di ascaridi, tutte le zone potenzialmente contaminate devono essere pulite e disinfettate con cura. E' possibile utilizzare una idropulitrice ad alta pressione con una miscela di candeggina e acqua. Sebbene questo non uccida le uova del parassita, può comunque contribuire a ridurne la quantità presente sulle superfici ambientali. Questo è particolarmente importante nel caso in cui nell'ambiente domestico vi siano cuccioli giovani e/o bambini. Tutta la materia fecale deve essere rimossa da giardini, spazi per cani e aree del canile il prima possibile. Le coperte dei cani infetti devono essere lavate in acqua calda con un detergente contenente candeggina.
La prognosi è di solito molto buona, purché l'infezione venga trattata in modo appropriato.
Prevenzione
Uno dei modi migliori per prevenire l'infezione da ascaridi nei cuccioli consiste nello sverminare la madre prima dell'accoppiamento e successivamente il 40° giorno di gestazione. Purtroppo, alcune larve incistate probabilmente resisteranno a questi trattamenti e infetteranno i cuccioli attraverso la placenta o il latte materno.
Una volta nati, i cuccioli possono essere sverminati una volta raggiunte le 3 settimane di età, secondo le attuali raccomandazioni veterinarie. Esistono svariati farmaci sicuri ed efficaci in grado di uccidere gli ascaridi e altri parassiti interni, anche nei cani giovani. Alcuni di questi farmaci includono Pyrantel pamoato (Strongid o Nemex), Drontol Plus, Telmintic, Panacur, Interceptor e Heartgard Plus, tra gli altri. Alcuni farmaci vermifughi sono disponibili in compresse, mentre altri in forma liquida o sottoforma di pasta. Poiché l'efficacia di ogni farmaco dipende dalla tipologia di parassita o della combinazione di parassiti da trattare, è consigliabile consultare sempre il veterinario per la formulazione del protocollo vermifugo più indicato.
Per i cuccioli, il protocollo preventivo nella maggior parte dei casi prevede la somministrazione di una serie di dosaggi nell'arco di diverse settimane, al fine di aumentare le probabilità di uccidere gli ascaridi adulti e le larve migranti o in fase di maturazione. In linea generale, è consigliabile sverminare i cuccioli a 3, 6 e 8 settimane di età e di proseguire il trattamento qualora l'esame delle feci dovesse rilevare nuovamente la presenza di parassiti interni.
La maggior parte delle uova degli ascaridi è estremamente resistente ai fattori ambientali. Esse possono sopravvivere all'esterno dell'organismo ospite e rimanere infettive per anni. E' pressoché impossibile rimuovere le uova di questo parassita da un suolo fortemente contaminato.
Ascaridi ed essere umano
Le larve degli ascaridi possono causare una condizione molto grave nell'essere umano, chiamata "larva migrans viscerale", particolarmente pericolosa per i bambini piccoli. La larva migrans viscerale si sviluppa quando un individuo ingerisce le uova del parassita, specie le uova di Toxocara canis. L'essere umano può anche contrarre l'infezione quando i parassiti penetrano direttamente nella cute. I neonati e i bambini sviluppano più comunemente questa condizione a seguito di scarsa igiene, ingestione di sporcizia e/o camminando scalzi in zone ove cani o altri mammiferi defecano frequentemente, come terra e zone erbose.
Quando le uova del parassita vengono ingerite, si schiudono e si sviluppano in larve nello stomaco e nell'intestino tenue, proprio come avviene nel cane. Tuttavia, esse non maturano ad adulti in tale sede, come nel caso del cane. Esse, invece, migrano all'esterno dell'apparato digerente scavando dei tunnel attraverso la parete intestinale. Possono raggiungere varie sedi corporee, tra cui fegato, reni, milza, cuore, polmoni, pelle, occhi e/o cervello. Nei neonati e nei bambini, le larve degli ascaridi spesso migrano verso gli occhi e il cervello, causando cecità. Gli occhi affetti possono necessitare di essere rimossi chirurgicamente per mezzo di una procedura nota come "enucleazione".

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