mercoledì 22 aprile 2015

Tre scendono dalla croce al processo Solvay in Corte di Assise ad Alessandria.


Alessandria: Dopo la requisitoria finale del PM Riccardo Ghio, Laura Mara di Medicina democratica è l’unico, l’unico, avvocato di parte civile che prende la parola per controbattere l’esercito dei difensori Solvay. Poco prima avevano reso dichiarazioni spontanee e commosse tre degli otto immacolati benemeriti imputati (127 anni di reclusione complessivi). Per chiedere perdono alle vittime? Commossi per la presenza di vedove in aula?
Carlo Cogliati, presidente di Ausimont prima e di Solvay dopo, convocava assemblee di Quadri dirigenti aziendali per ragioni importanti, strategiche. A volte per annunciare il licenziamento di Lino Balza. A volte per catechizzare sulla virtù del risparmio. Una parabola fu: “Sono appena tornato dal Giappone in missione commerciale. Albergo di lusso, pagato da loro. In più non spendevo niente: a colazione mi riempivo le tasche di ogni ben di dio, che poi mangiavo durante la giornata”. Da un tale evangelico che lesinava centesimi sulle penne a biro: potevate attendervi miliardi per investimenti ambientali? Risparmi invece
non li ha fatti ad attribuirsi stipendi e liquidazioni, al punto da proporre di acquistare di tasca propria l’intero Gruppo Ausimont. Conclude Cogliati: ero solo un amministratore delegato …senza delega, non merito 16 anni di reclusione (vero! Secondo noi: di più).
Autodefinitosi, come Cogliati, miglior laureato del suo corso, pur se non figlio di fabbro, anche il braccio destro Giulio Tommasi  (10 anni di reclusione) piange sulla spalla dei giurati: anch’io come il mio capo sono innocente e limpido come l’acqua (della falda, cromo esavalente in un cocktail di 21 veleni tossici e cancerogeni, n.d.r.), noi due non ci occupavamo di questioni ambientali, bensì io di ricerca e lui di clientela, è tutta colpa dei direttori di stabilimento: avevano infinite disponibilità di denaro e decisero loro e non noi di inquinare e di non fare investimenti ambientali. Non se la prendano a male i direttori, tanto loro sono defunti o prescritti.
Il terzo angioletto (15 anni e 6 mesi di reclusione), Boncoraglio si sorregge su due nomi, Salvatore e Francesco, e su due stampelle. Ai giurati dice: “Guardatemi in faccia”. Come quella che non mostra stando seduto. In compenso non si loda e sbroda come gli altri due con titoli accademici, intuendo che sono una aggravante delle responsabilità penali, oltre che presunti.
Il Pubblico Ministero Riccardo Ghio non si lascia commuovere dai tre crocefissi: avete procurato un pericolo concreto e un danno alla salute pubblica, avete avvelenato l’acqua della falda destinata all’alimentazione privata e pubblica, avete inquinato suolo e sottosuolo e falsificato e nascosto il pericolo e il danno per non spendere i miliardi della bonifica, l’avete fatto con consapevolezza, dunque con dolo.
Laura Mara, Medicina democratica, rincara le legnate e implacabile, documenti alla mano, inchioda alle loro menzogne –di fatto e di diritto- uno per uno i superpagati consulenti e avvocati della Solvay: Patrizia Trefiletti, Vincenzo Francani, Fabio Colombo, Luca Santamaria, Domenico Pulitanò, Dario Bolognesi, stonati violini della politica di disinformazione della Solvay. Emblematico il professor (si fa per dire) Pier Luigi Nicotra che si rese famoso per le sue cazzate scientifiche: la dose letale e il limite massimo giornaliero assorbibile di cromo esavalente: 426 litri di acqua al cromo da bere per un uomo, un’impresa anche per un intero branco di elefanti.             
Lino Balza 
Medicina Democratica

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