“L’Italia che invecchia e rallenta”: il duro ritratto dell’Istat tra povertà, denatalità e paura del futuro
Pier Carlo Lava
Il quadro tracciato dall’Istat appare complesso e, per certi versi, preoccupante. La popolazione italiana continua infatti a diminuire lentamente e soprattutto a invecchiare. Gli over 65 aumentano, mentre calano le nascite e si restringe la fascia della popolazione attiva. Secondo il rapporto, nel 2025 in Italia vivono ancora circa 11 milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale, pari al 18,6% della popolazione. Un dato che conferma come la crescita economica resti debole e incapace di ridurre in modo significativo le fragilità accumulate negli ultimi anni.
Anche il sistema economico mostra segnali contrastanti. L’Istat evidenzia una crescita moderata del PIL, ma sottolinea come le tensioni geopolitiche internazionali, l’aumento dei costi energetici e l’inflazione tornata a salire stiano rallentando le prospettive di sviluppo. Nel primo trimestre del 2026 l’inflazione italiana è salita al 2,8%, spinta soprattutto dall’energia, mentre il mercato del lavoro mostra segnali di rallentamento, con un lieve calo degli occupati.
Uno degli aspetti più delicati riguarda però la salute degli italiani. Quasi un adulto su due è in eccesso di peso, mentre tre italiani su dieci risultano sedentari. Cresce inoltre il numero di persone affette da patologie croniche, soprattutto tra le donne e gli anziani. Il 51,1% degli adulti convive ormai con almeno una condizione cronica, includendo l’obesità. Sono dati che fotografano non soltanto un problema sanitario, ma anche sociale ed economico, destinato a incidere sulla spesa pubblica e sulla qualità della vita nei prossimi decenni.
L’Italia appare dunque come un Paese sospeso tra longevità e fragilità. Da un lato cresce l’aspettativa di vita, dall’altro aumenta la solitudine sociale, soprattutto nelle grandi città e nelle periferie urbane. Sempre più anziani vivono soli, mentre i giovani spesso rinviano matrimonio e figli per motivi economici. Il rischio, secondo molti osservatori, è quello di entrare in una spirale demografica difficile da invertire senza politiche strutturali per famiglie, lavoro stabile, welfare e natalità.
Colpisce inoltre il divario territoriale. Il Nord continua a mantenere indicatori economici mediamente migliori rispetto al Sud, ma anche nelle regioni più produttive aumentano precarietà, disagio abitativo e difficoltà ad accedere ai servizi sanitari. L’Istat parla di una società sempre più polarizzata, dove il benessere tende a concentrarsi in alcune fasce della popolazione mentre cresce il numero di cittadini vulnerabili.
Dietro questi numeri si nasconde forse una domanda più profonda: che tipo di Paese sarà l’Italia tra venti o trent’anni? Un Paese anziano può ancora innovare, crescere, trasmettere fiducia alle nuove generazioni? Oppure il rischio è quello di una lenta rassegnazione collettiva? Il Rapporto Istat non offre risposte definitive, ma lancia un segnale molto chiaro: senza investimenti in giovani, scuola, sanità, ricerca e natalità, il futuro rischia di diventare sempre più fragile.
Geo: L’analisi dell’Istat riguarda l’intero territorio nazionale, ma assume un significato particolare anche per realtà locali come Alessandria e il Piemonte, dove l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico rappresentano ormai fenomeni strutturali. Alessandria Post continua a seguire con attenzione i cambiamenti sociali, economici e culturali del Paese, raccontando non soltanto i fatti, ma anche le trasformazioni profonde della società italiana contemporanea.
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“Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Non rappresenta persone o situazioni reali, ma una libera interpretazione artistica ispirata ai temi dell’articolo pubblicato da Alessandria Post.”
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