lunedì 8 gennaio 2018

Un mondo che non esiste più, di Lia Tommi

Sono cresciuta in una piccola e stretta strada di Borgo Rovereto. Allora molte case erano quasi fatiscenti, i muri scrostati,  le ringhiere arrugginite,  i cortili bui e umidi, con le cassette della posta sparse un po’ ovunque,  l’odore vago di muffa, mischiato a quello  del soffritto. Rampicanti improbabili in certi angoli. I panni stesi in fila ad asciugare  davano colore a scenari un po’ squallidi .Le finestre quasi sempre aperte, quando per areare,  quando per far uscire  l’odore dei cibi, lasciavano rimbombare  strilli di bambini, urlare di litigi, musica dalla radio e dal televisore: canzonette, le sigle dei telegiornali,  di Carosello, della TV dei ragazzi, dei programmi  sportivi storici , come  ” 90°minuto” e “La domenica sportiva”.I miei genitori, con tanti sacrifici, avevano comprato un piccolo alloggio di ringhiera, poi, col passare degli anni e il miglioramento delle condizioni economiche, ampliato e restaurato, fino a trasformarlo in un grazioso appartamento,  dotato di  ogni comodità. Il cortile,  dapprima riservato al solo gioco dei bimbi, al transito delle biciclette, di un’Ape e qualche carretto, gradualmente  diventò  spazio  destinato al  parcheggio delle auto, con l’avvento di due 850, di due 127, una 128, una 500, acquistate con entusiasmo dai condomini.Il progresso era evidente:con le prime auto,  i primi telefoni (duplex,  per risparmiare), e poi i televisori a colori e i mega impianti  stereo.La vita era corale, ogni evento come tale vissuto: nascite,  matrimoni, lutti. Non si era mai veramente  soli: a 7/8 anni rimanevi  da solo in casa, e in caso di necessità  qualche vicino avrebbe provveduto.In questi ricordi ci sono anche i vecchi artigiani: le due botteghe di calzolaio,  una a destra e una a sinistra del mio portone,  piccole,  buie, poco pulite,  col nero nelle pareti e nelle loro mani. E il materassaio,  che si metteva sotto l’androne  di  casa sua a imbottire  di lana e cucire materassi. E il ciclista Giulio,  zoppo, ma che sulla sua bici correva come un fulmine, e appena avevi un problema di freni o una ruota bucata, faceva miracoli e aveva pure una caramella  da regalarti. Nel vicolo dietro casa c’era persino un anziano carbonaio, non ricordo fino a quando in attività.E poi le latterie che passarono dalle ghiacciaie ai frighi, il profumo di naftalina nella merceria e quello intenso della drogheria. Le donne in bicicletta  col foulard in testa e la sirena della Borsalino che scandiva i momenti della giornata.Tanti ricordi,  di un mondo che non esiste più.