domenica 22 ottobre 2017

TU LA NOTTE IO IL GIORNO di Antonia Pozzi (1912-1928)

by Elvio Bombonato Alessandria

Dunque la poesia, un capolavoro assoluto del nostro ‘900, è fondata sul contrasto: ossimoro e antitesi, già dal titolo, in cui curiosamente i ruoli sono capovolti: nella tradizione classica la luna è femmina (Selene) e il sole maschio (Apollo).

Alcune immagini/metafore sono memorabili, bellissime per originalità ed efficacia: icastiche.

Al solito è scritta come fosse una corsa in salita, con l'aumento della tensione, fino alla spasmodica Spannung (il punto di massima tensione) finale.  
Che si tratti di un'intensa poesia d'amore mi sembra solare.                                                                                                                                               
TU LA NOTTE IO IL GIORNO
Tu la notte io il giorno

così distanti e immutevoli
nel tempo
così vicini come due alberi
posti uno di fronte all`altro                     5
a creare lo stesso giardino
ma senza possibilità di
toccarsi 
se non con i pensieri
Tu la notte io il giorno                            10
tu con le tue stelle e la luna 
silenziosa
io con le mie nuvole ed il 
sole abbagliante
tu che conosci la brezza                          15
della sera
ed io che rincorro il vento
caldo
fino a quando giunge il
tramonto                                                 20
I rami divengono mani
tiepide
che si intrecciano
appassionate
le foglie sono sospiri                               25

nascosti

le stelle diventano occhi di
brace
e le nuvole un lenzuolo che
scopre la nudità                                      30
La luna e il sole sono due 
amanti rapidi e fugaci
e non siamo più io e te
siamo noi fusi insieme
nella completezza della luce                    35
fioca
ondeggiante come la marea
in eterna corsa...
So cosa significa amore
quando il giorno muore.                          40


v.2/4:  distanti/vicini:  antitesi   (ricorda l'ossimoro permanente, in cui consisterebbe la nostra vita: Montale).
v. 4/6: i due alberi del giardino: metafora. Bella la posizione: di fronte, si guardano.
v. 8  : senza toccarsi: se non erotismo, almeno fisicità.  Le poesie della Pozzi non sono eteree; anche se puntano all'altezza e all'ascesi, partono sempre da una chiara fisicità, corporeità, propria e degli altri. La Pozzi non teme il pericolo di "sporcarsi": è uno degli aspetti della sua modernità.
v.9: con i pensieri: forse di qui nasce l'ipotesi che la poesia sia platonica, l'amore astratto; oppure onirica: l'amore sognato (tema frequente nella Pozzi; vedi le poesie sul bambino sognato, quello che avrebbe voluto da Cervi: un topos).
v.10: anafora: mot-clé (titolo).  Leitmotiv ricorrente in ossimoro.  Al v. 31 ripresa: luna e sole.
vv:12 e segg.: sinestesie: vista (buio/abbagliante in antitesi), udito ( brezza/vento; rami/foglie, quasi in climax ascendente), tatto (le mani).
v.21: mani tiepide (riprende il vento caldo, sopra); che si intrecciano: fisicità corporea: appassionate (l'amore, per inferenza).
v.25: foglie/sospiri: calco: nella poesia stilnovista il sospirare è il modo in cui il poeta manifesta, suo malgrado, l'innamoramento: Dante "Tanto gentile e tanto onesta" ultimo verso: "sospira".
vv.26/27: stelle brace. accentuato cromatismo: rosso/fuoco l'amore. Ascesa.
vv.28/29: nuvole lenzuola nudità (il bianco implicito nelle tre parole, quasi un climax): l'erotismo (nudità scoperte a letto) non "sporca" l'ascesi, anzi la connota.
vv.30/34: la luna e il sole: tu e io: amanti rapidi e fugaci (dittologia sinonimica petrarchesca) effimero; subito dopo fusi (antitesi).
vv.35/36: luce fioca (attenua) ma ondeggiante (ossimoro): il rapporto d'amore (se è vero che la Pozzi mai fece l'amore, lo conosce in modo solo immaginato).
v.37: la marea, il cui movimento potrebbe richiamare l'amplesso; in eterna corsa: l'affanno (il respiro?).
v.39/40: rima amore/morte: Eros e Thanatos. altro topos dai greci a Freud (istinto di vita e istinto di morte: la vita della Pozzi dai 17 anni fino al suicidio a 26).

La lirica è piena di metafore: a cominciare dal titolo, ripreso in anafora; i due alberi, il giardino, stelle/luna (freddezza) luce abbagliante (calore: l'innamorata dei due è lei: lui potrebbe essere Dino Formaggio, l'ultimo innamoramento.  Alcuni hanno ipotizzato nel suo respingimento la causa, solo finale/pretesto, del suicidio, forse già tentato a 20 anni: Cervi?): brezza/lui, vento caldo/lei: di nuovo la differente intensità dell'innamoramento; rami/mani: la forza del contatto che vorrebbe essere totale; foglie/sospiri nascosti: non palesati: stelle/occhi di brace (calco: Caronte: Inferno dantesco): nuvole/lenzuolo (a Genova: "oua che ghe semu": ora ci siamo, finalmente, e vai!); fusi: più che platonico mi pare molto erotico, più che congiunti, compenetrati, fino a non più distinguere il corpo dell'uno e dell'altra: Klimt); ondeggiante marea: a parer mio metafora dell'amplesso.
Tutta la poesia è caratterizzata dall'antitesi stasi (di lui) moto (di lei): quasi lei lo inseguisse per convincerlo.  Vedi i tre commenti non miei, perspicaci, riportati in calce.



  • -  la notte e il giorno che par non si incontrino mai, eppure in questo rincorrersi è l'amore..
  • -  La luna e il sole, io e te, un incontro desiderato e impossibile..
  • -  Bellissimo autoriconoscimento lirico nell'alterità dell'amato: "Tu la notte io il giorno". La possibilità di prendersi e legarsi solo attraverso il proprio sfinimento, la rinuncia a una parte di sé per fondersi insieme nell'idea più che nella reale concretezza. Come insegna Natura, che dona moltissimo ed altrettanto sottrae con pena, non risparmiando mai gli esseri ipersensibili: "[...] So cosa significa amore / quando il giorno muore.".

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