mercoledì 9 agosto 2017

Quei vigili del fuoco a gettone pagati 10 euro a intervento e mal visti dai colleghi effettivi

Un esercito di precari tra ideali da servizio civile e piccoli interessi. «Mini retribuzione e tasse da versare, finisce che ci rimettiamo»
ANSA
Vigili del fuoco all’opera
da: http://www.lastampa.itPubblicato il 08/08/2017
LODOVICO POLETTO TORINO
Ci sono quelli mossi soltanto dalla passione. O come dice un vecchio volontario: «Quelli che vogliono rendersi utili alla gente del paese dove vivono». Poi ci sono quelli che hanno un sogno: poter scrivere un giorno «vigile del fuoco» sulla carta d’identità, alla voce professione. E poi ci sono gli altri, sebbene con mille distinguo, che lo fanno per soldi. Che, seppure pochi, fanno sempre comodo.  
Benvenuti nel mondo parcellizzato, frammentato, mosso da mille motivazioni, dei vigili del fuoco volontari. Seimila persone circa che affiancano i pompieri effettivi, e che alla bisogna spengono incendi, recuperano gatti sugli alberi e, in caso di disastri naturali, stanno anche 24 ore di seguito a spalare fango o a soccorrere chi ha problemi accanto ai colleghi effettivi. «Lo facciamo per spirito di servizio», dice da Torino Pier Mauro Biddoccu, presidente della Federazione nazionale vigili del fuoco volontari. Figliata dall’Associazione vigili del fuoco volontari, ente morale dal 1972. Ma poi si sa come vanno queste cose: si litiga sulle scelte e ci si separa. Succede ovunque, è accaduto anche in questo mondo. 


Dove sono  
Non è che i volontari abbiano una presenza capillare su tutto il territorio, ma sono più o meno ovunque. Al Nord di più. In Piemonte tantissimi, nel Torinese una quarantina di gruppi. In Trentino Alto Adige, invece, sono un’enormità: li aiuta la Regione e la tradizione secondo cui in ogni paese - da San Candido in giù - ci devono essere gruppi iper organizzati. E finisce che grazie agli aiuti pubblici e a quelli dei privati, sono meglio attrezzati dei loro colleghi «effettivi». Altrove, invece, se la cavano come possono. E non sempre benissimo, purtroppo. 

Casse vuote  
Tutto, infatti, ruota attorno alla disponibilità finanziaria. Se, fuori dal Trentino, serve un camion nuovo, c’è soltanto da sperare nella buona sorte. Oppure nelle donazioni economiche di munifici concittadini. E il camion quando è comperato - e attrezzato - diventa immediatamente di proprietà dei Dipartimento dei Vigili del fuoco. E i volontari possono adoperarlo. Ma per mantenerlo in funzione servono soldi. 

I compensi  
Chi fa il volontario percepisce all’incirca dieci euro l’ora in caso di interventi. Non c’è distinzione: che sia un’apertura porta oppure l’incendio di una cascina, o un terremoto, quella è la cifra. Il compenso lo determina l’orario di inizio e di fine del servizio che viene comunicato alla centrale del 115. Ecco, quei soldi c’è chi li dona al distaccamento per la manutenzione. E chi, invece, se li intasca. «E in passato anche altrove ci sono state delle persone che accendevano fuochi nei boschi per qualche intervento in più», ricorda Biddoccu. Era un modo banditesco per arrotondare lo stipendio del lavoro vero. Ma, con gran scandalo e qualche polemica, «i disonesti sono stati allontanati». Capita ancora, si è visto. «Ma sempre meno», assicurano. 

I «discontinui»  
Tra volontari ed effettivi ci sono anche quelli che non sono né l’una né l’altra cosa. Sono i «discontinui», vale a dire i precari degli incendi: possono lavorare fino a 180 giorni l’anno come vigili a tutti gli effetti. Vengono chiamati alla bisogna dai comandi provinciali. E in qualche caso assegnati a distaccamenti di volontari dove c’è molto lavoro. Guadagnano come pompieri veri. E sono una categoria strana, che non è amata da chi indossa la divisa a tempo perso, ed è tollerata - o sfruttata, dice qualcuno - da chi invece lo fa per mestiere. E qui torna in ballo la guerra effettivi-volontari. «Quelli lo fanno soltanto per soldi» tuonano i primi. «Noi siamo mossi da un forte spirito di servizio vero alla comunità nella quale viviamo» replicano gli altri. Ma a vederla dal punto di vista di chi è pompiere 365 giorni l’anno, è esattamente l’opposto. E tornano a galla antichi rancori. «Quelli sanno fare ben poco e sono pure pagati» accusano da una parte. «Se non ci fossimo noi, gli effettivi sarebbero sempre in ritardo sugli interventi nelle zone di provincia», ribattono gli altri. Scambi di accuse che vanno avanti da anni: «Intervengono solo per lucro e con poca professionalità». «Sono privilegiati: noi ci paghiamo tutto». E gli scandali che di tanto in tanto in tanto saltano fuori alimentano tensioni mai sopite.  

Pier Mauro Biddoccu, da 40 anni con la divisa di volontario, allarga le braccia quando sente parlare di questi temi: «Guardate che qui non si arricchisce nessuno andando a spegnere i tetti delle cascine in fiamme. A 10 euro l’ora e con le tasse da pagare, finisce che noi ci rimettiamo sempre».