martedì 1 agosto 2017

LA PELLE CHE ABITO, Loredana Mariniello


LA PELLE CHE ABITO
E sullo spirito
tracce profonde
di un ingrato livido,
estrema conseguenza
di una notte da brivido.
Ne profanai l'innocenza
con quel mio corpo
immaturo e ruvido
e la farfalla volò senz'ali
da un pergolato scusso di domani,
ma quanto fu più crudele il tuo agguato
per quel peccato mai perdonato ?
Quel grido nel buio,
per convenienza
io non l'ho udito,
ma tu chi eri per sentirti
in dovere di rubarmi il passato ?
Hai ripulito la mia carne d'uomo
e mi hai scuoiato come fossi un uovo
Dimmi, ti sei sentito forte come un Dio
mentre amputavi quel barbaro membro mio ?
Mi modellavi come fossi di creta,
ti seduceva quella bambola nuda 
che diventava morbida e delicata
stretta in quella guaina cui l'avevi destinata.

E trascorrevano in un ozio forzato
folli giornate di un clandestino detenuto,
tra le mie gambe, ora solo il vuoto
per il piacere del tuo gioco proibito.
L'ho poi sentito quel dolore inaudito
che ho perpetrato su quell'angelo caduto,
mi è entrato dentro come vampa di un fuoco
tutte le volte che tu mi hai stuprato.
Puoi ricucire frammenti di cuoio,
assemblar membra e gonfiar queste labbra,
ma distillata in me c'è ancora tanta rabbia
che mai potrai di colpo mutar in nebbia.
Mi hai dilaniato l'anima,
ma mai l' hai posseduta.
Ieri Vincente, oggi rinasco Vera
un colpo al cuore
e tra le mani mi riprendo la mia vita, fiera
di questa nuova pelle che abito
mesto castigo per una notte da brivido !