sabato 22 luglio 2017

Scandalo rifiuti: altre intercettazioni sull’attività della discarica di Novi Ligure

Alessandria (Andrea Guenna)
  La nostra inchiesta sulla truffa dei rifiuti in provincia va avanti. Tratta di una vicenda strana, coperta un po’ da tutti per anni (almeno 4), come è strano l’atteggiamento dei reggitori della cosa pubblica, di destra e di sinistra non importa tanto sono ormai la stessa cosa, che cascano dalle nuvole nonostante che gli arrestati e gli indagati siano stati messi al loro posto da loro o dai loro amici.
Ma cerchiamo di riassumere cos’è successo.
Con documenti legali sulla carta, ma utilizzati illegalmente per ridurre al minimo i costi e aumentare a dismisura i guadagni, alcune aziende del Nord operanti nel settore rifiuti, fra le quali le alessandrine Aral Spa ed Srt Spa, secondo gli inquirenti bresciani che si avvalgono della preziosa collaborazione dei carabinieri del Noe di Milano, avrebbero smaltito rifiuti senza lavorarli a norma di legge ma semplicemente trasferendoli tali e quali da una discarica all’altra per poi “tombarli” con grave pregiudizio della salute dei cittadini. Ma anche con enormi risparmi di gestione.Agli arresti domiciliari sono finiti, per ora – ma si prevedono altri fermi a breve – due soggetti con l’accusa di traffico illecito di rifiuti, mentre sono 33, per ora, le persone indagate a vario titolo, anche per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.La custodia cautelare è scattata per l’imprenditore lombardo dei rifiuti Paolo Bonacina e per il responsabile tecnico dell’impianto Aral di Casteceriolo, Giuseppe Esposito.Tutto è iniziato con l’incendio alla Trailer Spa di Rezzato nel 2014 in forza del quale si scoprì che in quello stabilimento erano state stoccate illecitamente mille tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti da impianti campani. I carabinieri del Noe individuavano subito un filone che riguarda lo smaltimento illecito di rifiuti, stavolta da Sud verso Nord.Grande regista di tutta la vicenda sarebbe proprio l’imprenditore lombardo Paolo Bonacina in stretti rapporti commerciali con Herambiente, A2a Ambiente, Linea Ambiente e con Aral, per quest’ultima tramite Ezio Guerci. Il trattamento dei rifiuti, secondo il pm bresciano Sandro Raimondi avveniva senza le autorizzazioni necessarie, né i macchinari richiesti: in realtà si limitava al classico “giro bolla” che prevedeva il cambio dell’etichetta dei rifiuti. Lo stesso trucco usato nei trattamenti nello stabilimento di proprietà di Aral a Castelceriolo.La fase successiva era lo smaltimento, per cui l’immondizia finiva agli inceneritori sparsi in Lombardia, tra cui quello di Brescia gestito da A2a o in discariche in Piemonte, come il sito Aral ormai esaurito di Castelceriolo che non poteva più ricevere rifiuti. Continua a leggere……