martedì 4 luglio 2017

Riconoscere il Dharma, Fabrizio Uderzo

Fabrizio Uderzo http://www.cittafutura.al.it/ Alessandria
Secondo la tradizione religiosa orientale e particolarmente secondo gli insegnamenti del Buddha storico Sakyamuni, l’uomo è un essere senziente dotato di coscienza. 
Secondo l’insegnamento e la tradizione buddhista, tutti noi siamo esseri senzienti dotati di coscienza. E siamo tutti diversi l’uno dall’altro, perché diverse sono le cause della nostra vita sulla terra: è  la legge del karma, la legge cioè di causa e effetto, in virtù della quale ogni nostro comportamento tenuto nelle nostre innumerevoli vite passate nei diversi mondi  si riflette, prima o dopo ‒ ma  inevitabilmente ‒  sul nostro vivere attuale,  a generare, appunto, come effetto, le condizioni, particolari e differenti, della nostra venuta al mondo quaggiù (dove “quaggiù” è solo un modo di riferirci al nostro pianeta e non si deve intendere come il contrario di “lassù”).
Generalmente l’uomo, soprattutto qui in Occidente, non si arrovella tanto la mente cercando di capire perché vive e quale sia il significato e il senso della propria vita. Diamo spesso per scontato che siamo stati creati da un’Entità suprema onnisciente e onnipotente chiamata Dio alla quale dobbiamo ritornare per il giudizio finale sulla nostra condotta e su cosa abbiamo combinato sulla terra. Chiedo scusa se queste parole sembrano fin troppo semplicistiche ed estremamente riduttive. 
Non è nella mia natura mancare di rispetto ad alcuno e sono assolutamente convinto che il Cristianesimo può essere vissuto e vivificato in un percorso molto erto e sublime, capace di condurci alle vette più eccelse dello Spirito, così come dimostrato da molti esseri, appunto, senzienti che hanno saputo mostrare come si ha da seguire il cammino indicato dal Cristo. 

Chi infatti, sebbene dotato della più modesta capacità di introspezione, saprebbe resistere al sublime e toccante invito di Gesù quando dice: ”Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero"? Parole, queste, (in Matteo, 11,28-30)  che entusiasmano di dolcezza i cuori accendendoli della sacra fiamma che induce alla festa (perché di festa si tratta e non di altro) con la più totale partecipazione e abbandono.
Nella tradizione buddhista, questo invito ad intraprendere un sentiero di sconvolgimento e di rivoluzione interiore, in generale non lo si trova nelle parole di un Maestro, di un uomo (o donna) che abbia realizzato nella vita quotidiana questa rivoluzione, ma sgorga come un fresco ruscello dal proprio cuore, nel proprio intimo più segreto. Nella via indicata dal Buddha non esiste il concetto di “chiamata”, di “vocazione” per opera di qualcuno che è esterno a noi. Il Dharma (insegnamento) del Buddha è aperto a tutti gli esseri senzienti, uomini e no, ma perché produca i suoi frutti deve prima essere riconosciuto, fatto proprio e di conseguenza poi praticato e infine realizzato nella vita di tutti i giorni, di tutte le ore, di tutti i minuti, in ogni istante, in ogni respiro. La possibilità di riconoscerlo è data a tutti, ma c’è chi lo riconosce subito, di primo acchito, e chi non si accorge di nulla e  sembra passare oltre come se fosse privo degli occhi e della sensibilità del cuore, anche se ciò vuol  dire, semplicemente, che non è ancora giunto, per lui, il momento ineffabilmente decisivo.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, ritengo di essere stato estremamente fortunato, perché,  essendo un principiante di livello medio-basso a causa del mio karma pesante, Il Dharma ha dovuto passare davanti a me  diverse volte prima di essere riconosciuto, ma lo ha fatto! Ed è per questo che sento molta gratitudine. Cosa, a rigore, impropria, che viene detta solo per farmi intendere.
In realtà tra coloro, innumerevoli, che si muovono nelle piazze e nelle strade, nei supermercati e sulle autostrade, nelle città e nei deserti, vi sono alcune persone che sono manifestazioni protettrici del Dharma, pronte ad aiutare gli affaticati e gli oppressi ad uscire soprattutto dalla propria ignoranza e cercando di trasmettere loro la gioia senza limiti della liberazione.

Io ho incontrato, tanti anni fa, una di queste persone, ma non l’ho riconosciuta subito. Pur essendo unsenza forma, apparve per suo generoso volere sulla terra per pochi anni. Si faceva chiamare Pa*** Un*****, ed era una dakini vestita di luce.