lunedì 10 luglio 2017

Perché la sinistra ha perso le elezioni e la sindrome dell'impostore

di Piercarlo Fabbio
Parto da una pagella di Graziella Zaccone Languzzi. Ma è proprio possibile che non sappiano il perché della sconfitta? Se si evoca continuamente il nemico, alla fine l'elettore sceglie l'originale e non l'illeggibile fotocopia. 
Alessandria: È risaputo che la sindrome dell'impostore coglie chi impostore non è. Anzi, coglie sempre i più bravi, che si sentono impreparati, dubbiosi, incerti, pur essendo perfettamente capaci di affrontare le situazioni che vengono loro sottoposte. 
Sono invece i mediocri ad essere dei veri e propri impostori. Loro sono i più certi di farcela. Sono i più sicuri che i loro desiderata si avverino. Del resto la letteratura è piena di citazioni sul tema. Da Socrate (so di non sapere) a Shakespeare (il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio), tanto per fare solo alcuni esempi. Questo mi è venuto in mente quando ho letto una delle ultime interessanti pagelle di Graziella Zaccone Languzzi su CorriereAL: "Eppoi hanno pure il coraggio di chiedersi perché hanno perso le elezioni... voto 2". Ecco, stiamo esattamente parlando di chi non soffre della sindrome citata. 
Per cinque anni sono stato chiamato ripetutamente in causa per ogni impedimento che l'amministrazione Rossa trovava. 

Ma se allora ero io il punto di riferimento e il centrodestra in generale, perché, avranno detto gli elettori, non mettere a capo di un amministrazione proprio coloro che sono stati continuamente indicati come i rimandi di ogni azione di chi si è di fatto ritenuto un supplente incapace di affrontare il programma della classe che gli era stata affidata, stante il fatto che i docenti di ruolo erano altri?
La ragione è facile da capire: non tutti sono sintonizzati e fedeli ai proclami di un sindaco. Ci saranno coloro che lo seguono, coloro che sono scettici, coloro che sono del tutto contrari. Se non si capisce un passaggio così è meglio smetterla di fare politica per continuare a non essere se stessi e invece cercare di somigliare all'altro pur criticandolo. 
Ed è del tutto inutile occupare manu militari i grandi media, che finiscono per duplicare all'eccesso l'errore. Bisognerebbe però aver sofferto anche solo un minuto della sindrome dell'impostore, ma non è successo mai e le magnifiche sorti progressive si sono schiantate miseramente al primo momento di verifica reale. Sono un po' più stretto di manica della brava Graziella: voto 1. 

Piercarlo Fabbio