lunedì 24 luglio 2017

Nell 1873 la prima macchina da scrivere Remington

La Remington negli USA e poi la Olivetti in Italia si diffusero rapidamente e segnarono l'inizio di una nuova era per la scrittura
A cura di Monia Sangermano 
Oggi i computer, i tablet e persino gli smarthphone l’hanno sostituita relegandola a mero oggetto antico e vintage, ma la macchina da scrivere, all’epoca della sua messa in commercio, ha segnato la fine di un’era e l’inizio di una nuova, nel mondo della scrittura. Nata intorno alla fine del XIX secolo, è stata uno dei primi dispositivi di largo utilizzo per la rapida redazione di documenti in formati standardizzati. Non si sa di preciso chi sia stato il suo inventore, ma tra tutti coloro che hanno cercato di farla passare per una propria idea troviamo l’italiano Giuseppe Ravizza, che in verità fu l’unico a brevettarla. Nel 1846 Ravizza fece un primo tentativo a scopi umanitari, creando questa macchina per permettere ai ciechi di poter scrivere. La chiamò cembalo scrivano, dato che somigliava allo strumento musicale. Ma prima di Ravizza, anche Agostino Fantoni, nel 1802, aveva creato uno strumento simile. Ma a quanto pare furono oltre 52 gli inventori che in luoghi e tempi diversi, crearono un tipi differenti di macchina da scrivere.

Nel 1873 negli Stati Uniti si decise di commercializzarla, e fu proprio la Remington e Figli che la mise per la prima volta sul mercato il 1 marzo di quell’anno. Fu un successo e da qual momento ne uscirono modelli sempre più perfezionati: elettrici, per poter scrivere più velocemente; con il correttore incorporato per eliminare gli errori; in grado di cambiare stile di scrittura e poi addirittura silenziosi, ovvero senza il tipico “ticchettio” dei tasti.
Ma è in Italia che, qualche anno dopo, nacque una delle macchine da scrivere destinate a diventare una delle più utilizzate al mondo: la Olivetti. La nascita della macchina per scrivere Olivetti M1 avvenne in seguito a due viaggi che Camillo Olivetti fece negli States. Il primo viaggio, nel 1892, avvenne al seguito del suo insegnante Galileo Ferraris dopo la laurea in ingegneria elettrica. Nei due anni in cui fu assistente nel reparto di ingegneria elettrica dell’Università di Stanford, Olivetti ebbe modo di apprendere tutta una serie di tecnologie in rapido sviluppo, comprese quelle relative alle macchine per scrivere ed i metodi necessari per realizzarle. Nel 1911, in occasione dell’Esposizione Universale di Torino, Olivetti presentò le prime due macchine modello Olivetti M1. Nello stesso anno l’azienda vinse la prima importante commessa di 100 macchine per il ministero della Marina. L’anno successivo si assicurò una grande commessa per il ministero delle Poste e Telegrafi. Fu l’inizio di un successo che dura ancora oggi.
A cura di Monia Sangermano