martedì 26 settembre 2017

L’Arminuta: intervista all’autrice.

Una forma di maternità surrogata c’è sempre stata e funzionava più o meno così: famiglie povere e numerose davano i loro figli a parenti o vicini che non ne avevano, veniva garantita la sopravvivenza del nuovo nato, di quelli che erano già grandicelli oltre alla gioia di chi diventava madre e padre. Il passaggio delle creature spesso avveniva in fiducia, senza legge. La filiazione poteva andare bene. 
Oppure malissimo. Come racconta il nuovo intenso e bellissimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, “L’Arminuta” che in dialetto abruzzese vuol dire “la ritornata”, storia tragica di una bambina “donata” da genitori malmessi a cugini benestanti senza figli e dopo molto tempo ridata indietro senza un apparente motivo. 
Nelle parole della protagonista: «Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni…Non sapevo piú da chi provenivo. In fondo non lo so neanche adesso».
Un tempo, era questa la surrogazione
«In realtà nessuno tra le storie di mia conoscenza generava figli con l’intenzione di “donarli” ad altri, non c’era un contratto prima del concepimento. Erano genitori spinti da un bisogno, quindi la considero una pratica molto diversa dalle moderne forme di gestazione per altri. Assomigliava molto di più a una sorta di adozione.
Come si sopravvive quando una madre che ti accoglie

L’Arminuta stringe un’alleanza salvifica con la sorella Adriana e diventerà adulta ma si porterà dietro le conseguenze devastanti di quella restituzione, della scoperta improvvisa delle sue origini e del doppio rifiuto materno. Non dormirà mai davvero bene, perché quando appoggia la testa sul cuscino ritrova «oscuri terrori».
Le madri possono essere cattive

L’abbandono, il rifiuto è l’altro polo dell’amore materno e dalla notte dei tempi è elemento di racconto, pensiamo alle fiabe con i bambini lasciati nel bosco. “L’Arminuta” è un libro sul materno, ma dalla parte delle figlie. Questo è il mio tema e il mio demone».