domenica 11 giugno 2017

Una poesia di Alessandro Sebastiano Porto


Mirammo al piccolo colle scosceso,
poco distante dal verde laghetto,
là dove si erge, robusto e inatteso,
nobile e immobile il vecchio tempietto.
A esso giungemmo da antichi sentieri,
lingue di pietra che solcano il bosco,
e lì sentii i primordiali misteri
di quel mondo, divino e assai fosco;
ammirato il tempio volsi lo sguardo
verso la donna che stava al
mio fianco
e mi parve, in quel pomeriggio tardo,
che al di sotto di quel cielo bianco,
davvero mi fosse apparsa una musa
o forse una ninfa, una strega, una dea,
viva sorgente di luce diffusa
che con un'occhiata m'ammazza e ricrea.
E nel panico della meraviglia,
al cospetto degl'immortali numi
e della donna che del mar è figlia,
mi vergognai dei mortali costumi,
della mia debole forza e ragione
di fronte a tanta sublime bellezza,
di quella 'sì misera condizione
che vanamente ostenta stessa altezza.
Immerso nell'ardente sguardo perso,
del mondo tutto m'apparve capire
e mi pervase un pensiero perverso:

voglio morire di forte sentire.