martedì 20 giugno 2017

Tra le ciminiere spuntano i pomodori

Aydin (*)
Ecco come entro pochi anni i tedeschi potranno   farci concorrenza anche nella produzione degli ortaggi
Aquisgrana. La Germania si appresta a fare concorrenza all’Italia nella produzione massiccia di  ortaggi. Il piano che si sta approntando proprio in questi giorni prevede la realizzazione  di colture intensive in serra di pomodori, insalata, sedani, piselli ed altri ortaggi pregiati. 
Il costo dell’operazione,che dovrebbe completarsi in cinque anni, è praticamente nullo, anzi permette di fare dei risparmi negli impianti di depurazione per l’industria pesante. 
L’idea, infatti, è di utilizzare  le acque calde di scarico: invece di raffreddarle in appositi impianti, come normalmente dovrebbe essere fatto, esse saranno incanalate nelle serre, per riscaldarle. Secondo il progetto, con il solo calore dissipato da una grande acciaieria è possibile riscaldare per tutto l’anno una serra immensa su una superficie di alcune migliaia di ettari. Il piano per gli ortaggi in serra è strettamente collegato a quello delle centrali termonucleari. 

Queste infatti, per evidenti motivi di sicurezza, debbono essere collocate in luoghi decentrati, scarsamente popolati e lontani da centri abitati. Un luogo adatto, quindi, a colture intensive: tramite appositi scambiatori di calore, che fungerebbero anche da “filtri”contro le radiazioni, sarà possibile creare intorno alle centrali nucleari una vasta rete di serre riscaldate senza ulteriore spesa. 
Da calcoli attendibili effettuati da organismi federali, si prevede di ottenere prima della scadenza del quinquennio una produzione di ortaggi largamente superiore al fabbisogno interno tedesco, ed in grado di soddisfare a breve scadenza anche l’ intero consumo europeo a prezzi fortemente competitivi con quelli italiani. 
L’Italia, quindi rischia di non essere più in grado di esportare ortaggi. Anche se siamo stati i primi al mondo ad utilizzare acque calde sotterranee per riscaldare 6 mila metri quadrati di serre a Larderello ,in Toscana, la nostra tecnologia non è andata oltre. E’ così che le acque calde delle industrie continuano ad essere riversate  e perdute nei fiumi e nei laghi, con immaginabili conseguenze  sull’ecologia.
Guido Manzone (*) - continua la pubblicazione dei testi più significativi del nostro caro Guido. 

L’espresso 12 settembre 1976