venerdì 30 giugno 2017

"Exeunt" o fine dell’Europa?, Bruno Soro

by, Bruno Soro http://www.cittafutura.al.it/ Alessandria
“Questa Europa non è democratica, è dogmatica. Non so chi sia l’architetto, ma so per certo che un cittadino ordinario che legge i giornali non ha nessuna idea chiara né su che cosa è stato fatto né su chi l’ha fatto. È tutto impenetrabile. Una brutta organizzazione, veramente molto brutta.”
Karl Popper, Questa Europa sbagliata, La Stampa, martedì 6 ottobre 1992  
Nelle opere teatrali la locuzione latina Exeunt sta ad indicare, secondo il Dizionario Italiano Sabatini Coletti, “l’uscita dalla scena di uno o più personaggi, corrispondente perlopiù alla fine di un atto”. Non so se questa fosse l’esatta accezione che Roberto Caporale[1] aveva in mente quando ha scelto per il suo documentatissimo libro il titolo di Exeunt. La Brexit e la fine dell’Europa, edito da Rubbettino. Trattasi in ogni caso di un libro assai interessante, uscito nel febbraio scorso quando ancora il Premier Britannico Theresa May non aveva avanzato l’azzardo delle elezioni anticipate, elezioni il cui esito, contrariamente alle intenzioni di chi le ha promosse, ha indebolito il suo Governo e reso più difficile il cammino dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Una cosa è tuttavia certa: che l’analogo azzardo del suo predecessore Cameron, con l’indizione del referendum sulla Brexit, voluto con l’intento di rafforzare la sua leadership e sperando in una vittoria del Remain, ha provocato la sua uscita di scena ed ha fatto calare il sipario sull’atto della permanenza del suo Paese nell’Unione Europea. Con ciò, che l’uscita della Gran Bretagna preluda alla fine dell’Europa o al declino dell’economia inglese resta una questione aperta.

Propongo una lettura del libro di Caporale iniziando dal capitolo finale, Ritorno al futuro, dedicato a ciò che l’autore ritiene sarebbe necessario per scongiurare la fine dell’Europa. Tre sono i punti cardine della strategia che egli propone: 1) attuare un maggior controllo della conformità al principio di sussidiarietà della nuova normativa europea[2]; 2) ristabilire un bilanciamento dei poteri tra le varie istituzioni europee[3]; 3) procedere ad una sistematica revisione dell'acquis comunitario[4]. Se, come scrive il professor Paolo Savona nella Prefazione al libro, “Quella di Caporale è un’analisi incalzante che non espelle il desiderio che l’Unione Europea possa progredire”, va detto fin da subito che l’autore dà sfoggio di una non comune conoscenza dei complessi meccanismi tecnico-giuridici che caratterizzano l’Unione Europea, una costruzione “tecnocratica” e con vistosi deficit di “democrazia”, limiti peraltro a suo tempo già evidenziati dal filosofo della scienza Karl Popper (1902-1994) e dall’economista Nicholas Kaldor (1908-1986). In estrema sintesi, e a conclusione della sua analisi, Caporale sostiene che “per poter andare avanti nel progetto comune, bisognerà necessariamente che l’Unione retroceda da molte delle aree di azione collettiva in cui ha surrogato gli Stati nazionali, e restituisca loro la possibilità di ottimizzare i limiti e le modalità della loro cooperazione” (p. 165). In poche parole e per quanto declinabile con modalità differenti, per contrastare la fine dell’Europa occorre passare, in tempi possibilmente rapidi, a realizzare “un nuovo modello di Unione sulla base dei principi del federalismo competitivo” (p. 19).
I primi due capitoli del libro sono invece dedicati, rispettivamente, all’uscita, alle conseguenze e alle tattiche negoziali dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e agli scenari post-Brexit con un approccio improntato alla teoria della complessità: “La vittoria del leave nel referendum britannico – scrive infatti Caporale – ha avuto e avrà conseguenze economiche e politiche enormi. Tracciare un confine tra i due ambiti è un esercizio notoriamente sterile: ogni fatto economico è un fatto politico, ogni decisione politica ha un impatto economico; a eventi economici che discendono da scelte politiche rispondono fenomeni politici generati da dinamiche economiche” (p. 17). Da tempo vado sostenendo[5]che il sistema sociale, del quale il sistema economico e quello politico sono due sub-sistemi tra di loro strettamente interconnessi, appartiene alla categoria dei sistemi complessi, di quei sistemi cioè che sono caratterizzati da proprietà, come la presenza di regolarità persistenti e osservabili solo a livello di sistema, e nei quali il comportamento degli individui dà luogo all’insorgenza di fenomeni di auto-organizzazione, che fanno sì che non solo siano assai difficili da analizzare, ma che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è impossibile prevederne l’evoluzione.
In merito alla trattativa in corso sulla Brexit, analizzata in dettaglio con approfondimenti sia di carattere economico che giuridico-istituzionale, secondo Caporale “sarà molto complessa perché il suo obiettivo consiste nel raggiungimento simultaneo di tre differenti accordi: uno riguardante il passato, cioè relativo propriamente all’uscita dall’Unione europea e alla definizione degli strumenti giuridici ed economici finalizzati alla tutela dei diritti acquisiti; un secondo concernente la gestione della transizione e l’estensione dei tempi negoziali e, infine, l’accordo che definisce il futuro rapporto tra Regno Unito e Unione europea” (p. 22). Senza ombra di dubbio, e analogamente a quanto accaduto con l’introduzione dell’euro, la trattativa da parte dell’Unione europea non potrà non avvenire avendo in mente “lo scopo di disincentivare future defezioni di altri Stati membri”, ed il rischio, per quanto attiene la revisione dei rapporti tra Stati e Unione, che tale trattativa possa compromettere l’attuale modello di Europa.
Quanto agli scenari post-Brexit, Caporale sottolinea alcune possibili alternative nella configurazione dei rapporti tra Gran Bretagna e Unione europea, tra le quali, al fine di salvaguardare la libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone, spicca la possibilità che il paese entri a far parte dello Spazio Economico Europeo (European Economic Area EEA), un regime al quale sottostanno attualmente l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, che avrebbe lo svantaggio di fare della Gran Bretagna una sorta di “membro dell’Unione Euopea di serie B”. Ciò in quanto si ritroverebbe a dover sottostare all’acquis comunitario senza poter in alcun modo influire “nella fase elaborativa e decisionale della legislazione sul Mercato unico”. Si tratterebbe pertanto di una situazione più sfavorevole rispetto a quella di prima della Brexit.
L’analisi di Caporale non mi convince laddove, nella valutazione dei vantaggi e degli svantaggi del rimanere da soli (il Britain alone), fa esclusivo affidamento su uno strumento di analisi quantitativa (il modello econometrico Computable General Equilibrium) basato sul “sistema dei prezzi” e sulla “competitività di prezzo”. Da tempo, infatti, gli studi sulla crescita vincolata dal commercio con l’estero, che trovano nel professor Anthony Philip Thirlwall, economista dell’università del Kent (UK) il suo massimo esponente, hanno posto al centro dell’attenzione la rilevante importanza che, nell’interscambio commerciale tra le economie avanzate, riveste la competitività basata sulla “qualità dei prodotti”. Per una economia come quella britannica che “sin dai tempi dell’impero coloniale è sempre stata caratterizzata da fondamentali sbilanciati, da un deficit commerciale compensato con un surplus finanziario” (p. 102), fare affidamento esclusivamente sui vantaggi derivanti della competitività di prezzo, sulla quale si riflette la dinamica delle valute, può rivelarsi, specialmente in un contesto economico globalizzato, un’opzione assai discutibile.
Qualunque sia l’esito della trattativa in corso sulla Brexit, l’uscita di scena della seconda economia dell’Unione europea, subito dopo quella tedesca, comporta senza ombra di dubbio la fine di un atto nella rappresentazione teatrale dei sessant’anni del processo di unificazione europea. Speriamo solo che nel prosieguo della rappresentazione ciò non preluda alla fine dell’Europa. Nel complesso Exeunt di Roberto Caporale è un libro colto, ben documentato e di agevole lettura. La dimestichezza dell’autore con il linguaggio tecnico-giuridico fa sì che possa trarne maggiore giovamento chi non è completamente sprovvisto di nozioni di Diritto comunitario e, al tempo stesso, dotato di una buona preparazione di Economia e di Politica economica.
Alessandria, 28 giugno 2017


[1] Economista, Roberto Caporale ha ricoperto l’importante incarico di Portavoce e poi Consigliere per gli Affari Europei dell’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti nonché per la Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi II (2001-2004).
[2] Il concetto di sussidiarietà, consiste nel principio secondo il quale “l’Unione Europea è tenuta a svolgere compiti che possono essere realizzati in modo più soddisfacente dalle istituzioni dell’Unione che non dagli Stati membri isolatamente”. (p. 121. Salvo indicazione contraria, i virgolettati sono ripresi dal libro di Caporale).
[3] Nel coacervo delle istituzioni europee, la ‘sintesi’ che appare sul sito della UE ne elenca ben quattordici, quelle alle quali si riferisce la proposta di Caporale sulla necessità di un bilanciamento di poteri sono, principalmente, la Commissione europea, l’organismo politicamente indipendente, composto da un ‘collegio di commissari’, uno per ciascun paese della UE, cui compete di redigere la normativa europea e di vigilare sul rispetto della stessa e sull’attuazione delle politiche di bilancio; il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato o di Governo dei Paesi membri, il presidente della Commissione europea, l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica della sicurezza, con il compito di definire l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione europea; il Consiglio dell’Unione europea, che attraverso la partecipazione dei ministri di ciascun paese della UE competenti per la materia in discissione, dà voce ai governi dei paesi della UE, ne adotta gli atti normativi e coordina le politiche; e al Parlamento europeo, l’organo legislativo della UE con competenze di vigilanza e di bilancio, composto dai 751 deputati eletti al Parlamento direttamente dai cittadini.
[4] L’acquis comunitario, spiega Caporale, consiste nell'insieme dei “provvedimenti di valore legale che nel corso del tempo si sono accumulati e costituiscono il corpus della normativa vigente nell’ordinamento dell’Unione Europea, dai trattati ai regolamenti, dagli accordi internazionali alle sentenze della Corte di Giustizia” (p. 159).

[5] Sul tema della complessità del sistema, ci sia consentito di rinviare ad un nostro articolo, Complicato e complesso, pubblicato sulla rivista Ragion Pratica, n. 38/giugno 2012, pp. 297-303, una sintesi del quale è inclusa nella raccolta di scritti “Fatti non Foste. Divagazioni di economia, politica e società”, De Ferrari, Genova, 2010, pp. 121-124.