mercoledì 7 giugno 2017

E' timido questo saluto, Loredana Mariniello


E' timido questo saluto,
non esce mai fuori
dalla soglia della mia bocca,
come una talpa scappa,
s'imprigiona nell'ugola,
la lingua non l'acchiappa
e a nessun udito lo riporta !
Arriva giù, fino
al centro del petto,
l'intruso fuggitivo,
e scoppia in un sol colpo
revolver senza grilletto !
Non è una dote il pudore
se chiude a doppia manata
il forziere in cui tengo
gelosamente
custodite stille
di voglia di vivere
E bruscamente strattono
mente e ragione
lasciandomi sconfinare
più in là della bruma e del sole,
tra riccioli di onde di mare
e trucioli di venti e colline.
Quei grani di cenere e polvere
sparsi su intramontabili ere
raggruppo in grumi di parole
e un po' alla volta comincio
metropoli di sogni a riedificare,
non lascio che si raggrumino fogli
simili a fasci di foglie
che dopo aver snudato l'albero
andranno a ripiegarsi
nostalgicamente
sul giardino del mio cuore
ancor così tanto debole.

Anima, ti prego, non ti assopire 
in un frigido e sterile tepore !
Sia quella brezza lieve
soffiante sul mio candore
l'esordio di un interno migrare
in pezzi carnali di vita
che implorano di poter respirare
aria pura e non viziata!
Risorgi dall'agonia
di un imperituro dormiveglia,
arrenditi a questa folle pioggia
che i miei pensieri bagna !
E lo strale che ho piantato nel petto,
ritornerà sollecito
nell'arco del suo arciere
se in schizzi di fine carta
la speme risorgerà
come fiamma in un antico lume.
Sventrami le viscere del demone
che mi divora dentro,
razziandomi l'incanto
e dal profondo ventre
la gioia di una svolta,
non ascolterà più
nessun'altro lamento 
se non la melodia
armonica e gentile
dalla quale mi farò cullare
riprendendo ad occhi chiusi
a fantasticare su un dedalo
di rocambolesche emozioni
da ridisegnare.
Riaprendo un vecchio diario
scordato ormai da tempo
col mio pennino ben stretto in pugno
navigherò tra le righe nere
di un'immacolata pagina
rielaborando aneddoti di un sogno,
ricamerò trine di versi
lungo una fitta trama di china,
arrotolando e riponendo
altrove un complicato arazzo
di barbara pena,
intreccerò una strofa
alla sua nobile rima
e prodiga di attenzioni,
mi curerò di coniugare bene
in tutti i modi e i tempi
il pudico sboccio di un fiore
che sì ostinatamente
vuol vivere anche
se solo e in mezzo a un clamore 
incomprensibile da interpretare !