giovedì 22 giugno 2017

Come filo nel vento di terra di Di Blasio Pasqualina

Come filo nel vento di terra di Di Blasio Pasqualina

A cosa sto pensando?... A me , a Noi, a quanto ho scritto , a quanti lo hanno letto e commentato e regalato. Magnifico Dono la Poesia che si fa Trasparenza, Rivelazione, umile Dono a supporto di Progetti d'autonomia e di residenzialità per persone in difficoltà.
Ha ancora canto il mio verso e ancora affonda su pelle viva e sul cuore. E si fa ancora Memoria, non di un’ammucchiata di ricordi, ma di dagherrotipi vivi con contorni precisi custoditi con mani di vestale. 
Ritorna su orme, ricollega fili e approda a maggiori trasparenze. Non vuole il mio canto fermarsi sui miei vissuti, ma aprirsi a squarci di mondi, perché nessuno è isola, siamo animali sociali, vasi comunicanti, arcipelago e mare in cui confluiscono tante acque. Con questa mia ultima silloge raccolgo, quindi, non solo voci di dentro ma anche i rumori del coro, che intercettano, arricchiscono e feriscono il mio sentire. Diversificata è questa nostra Umanità in cammino, non farisaicamente divisa fra male e bene, ma incrocio di queste polarità che ha tante gradazioni di colori e coniuga innumerevoli gamme di emozioni. Un’umanità non sempre votata alla ricerca del bello, alla buona volontà, spesso in conflitto, sopra le righe e sotto il decoro. 
In questa umanità molti si muovono con intense ferite, molti sono proni, sfiduciati e senza voce, ma molti sono ancora capaci di indignarsi, con la consapevolezza che essere fuori dal coro, divenire spartito stonato ha il suo prezzo da pagare ad altre forme mentis e operandi, di cui la più crudele è rappresentata da coloro che hanno il potere e lo usano non come servizio, ma privilegio per sé stessi, come fossero unti e prescelti.
Ci sono quelli che hanno solo certezze, che dicono quello che devi o non devi fare, che etichettano, emarginano, credono di mettere gli altri nell’angolo, a far scontare pene in solitudine. Personalmente mi sento un’anima ferita per il carico inevitabile degli anni, ma non prona, ho ancora forza per segnare orme nel solco che percorsi con le persone che tanto amai e da cui sono stata tanto amata. Lo devo a me stessa, alle nostre figlie, soprattutto. Apprezzo e ricerco spesso il silenzio e la solitudine, di cui vado scoprendo il grande valore terapeutico e propedeutico. Il Silenzio è muto per definizione, ma ascolta, soppesa, vaglia, mette nel setaccio i buoni frutti mondandoli dalle gramigne, presenta il conto, istruisce. Sto imparando da esso e sento che mi fortifica, mi pone domande, mi conduce per mano a darmi risposte. Un po’ come certi professori di Liceo che mi incutevano paura, sembrava mi schiacciassero sotto il morso di tanti stimoli e del vero, ma li sto tesaurizzando col tempo. Parafrasando Josè Saramando posso affermare che la solitudine non è vivere da soli, non è un albero in una pianura dove non ci sia nessun altro albero, essa “ è la distanza fra la linfa profonda e la corteccia, fra la foglia e la radice” . E i versi che scrivo sono per me espressione del nuovo fortemente saldato alle radici che mi hanno allattata e mi danno nutrimento sempre, e scaturiscono nel silenzio, come necessità dell’anima, in un impeto di utero schiuso, che sa quali strade trovare. Ringrazio la natura, amica alleata, con cui trascorro ore in attenta osservazione, in contemplazione e riflessione, alla ricerca di ispirazione e benessere. Non poteva essa non essere presente nei miei scritti, fare da sfondo ed essere partecipe con il rispetto che chiede e insegna. Devo ancora imparare a scansare i “ sassi” che si pongono di traverso e come ostacolo, arrecandomi affanno e delusione, ma anche di questi riconosco che, pur non necessari e non cercati, mi permettono di crescere e hanno fornito il materiale di molti versi. Ringrazio la poesia che me li restituisce purgati e meno pesanti, con la lente della distanza.