giovedì 29 giugno 2017

Aiuti ai terremotati, possono tenersi le macerie

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) - Il 20 agosto ad Amatrice termina ufficialmente lo stato di emergenza, quella condizione di eccezionalità che dovrebbe permettere deroghe e licenze, concesse in nome dell’interesse generale per contrastare ritardi, lentezze, intoppi burocratici e amministrativi e che dovrebbe aver consentito a autorità straordinari – si dice proprio così –  di rimuovere gli ostacoli e  realizzare la prima fase della ricostruzione.
È che da noi anche le emergenze sono disuguali. Quelle dichiarate per legge e di sovente contro le leggi per appagare avidità e profitti speculativi, premiare insane megalomanie, proclamare stati di necessità ineludibili promossi proprio per rimuovere lacci e laccioli, aggirare regole e  sorveglianza, quelle, dunque delle Grandi Occasioni, delle Grandi Opere, della Grande Corruzione, possono durare tempi indefiniti e infiniti, diventare stabili e inviolabili.
Quella per dare le case ai terremotati,  per ricostruire le stalle, per restaurare il patrimonio artistico extra-ecclesiastico,  per erogare fondi e impegnarli in favore delle imprese in ginocchio è  proprio di serie B, talmente di seconda categoria che anche in piena vigenza pare non abbia potuto o saputo averla vinta su formalismi, sovrapposizioni, conflitti di competenze, cavilli e carte bollate, comprese  le 29 ordinanze firmate dal Commissario straordinario alla ricostruzione Vasco Errani, dieci delle quali  emanate per  cambiare le precedenti, a quanto dicono amministratori centrali e locali lamentandosi che anche per puntellare un muro ci vogliono dieci amministrazioni, che per ottenere un permesso di rimozione delle macerie ci vogliono innumerevoli analisi e accertamenti, che per ricostruire le case con criteri di sicurezza ci vuole tempo se sono più di 200 mila le abitazioni da controllare e verificare quando si è ancora alle prese con quelle dell’Aquila che erano 75 mila e dell’Emilia dove erano poco più di 41 mila.
E dire che governo, partiti di maggioranza, sindaci hanno deriso e condannato la decisione di Roma che proprio come Monti prima aveva declinato con decisione la candidatura ai giochi olimpici, considerati un costo economico e ambientale inopportuno, anche nella sua qualità di formidabile occasione di insaziabile magna magna per le cordate dei soliti noti, corruttori, speculatori, opportunisti sempre in azione anche sotto forma di sciacalli e iene ridenti. Invece con uno di quegli sfrontati ribaltoni, ecco che lo stesso timore di precipitare nella voragine del malaffare avrebbe motivato ritardi inadempienze incapacità e pure delle trovate particolarmente infami come quella di assegnare le famose e attese casette di legno tramite riffa in piazza.
Qualcuno quelle casette le avrà anche vinte e regolarmente. Peccato che a Visso non ci sono, che ad Amatrice e Norcia dove le prime dovevano essere installate a dicembre per “regalare” un Natale sereno a qualche senza tetto,  ne sono pervenute a marzo inoltrate 188 e anche quelle hanno problemi di fornitura di gas e acqua, che delle oltre 3600 ordinate per i 51 comuni del cratere ne sono state consegnate poco più di 290 e nessuna nelle Marche. E quando arriveranno e se arriveranno  le altre, quando su qualche casa potranno iniziare i lavori di consolidamento e restauro anche grazie ai 30 milioni raccolti con le donazioni private, affacceranno su montagne di detriti perché    ci sono 2,3 milioni di tonnellate di macerie da rimuovere: da quel 24 agosto la macchina dell’emergenza è stata in grado di portarne via 176mila e 700, meno dell’8 per cento. Nel Lazio hanno cominciato a novembre: tolte 98mila su un milione; in Umbria 3.700 su 100mila; in Abruzzo 10mila su 100mila. Nelle Marche sono partiti solo ad aprile: a oggi hanno raccolto appena 65mila tonnellate su un milione, il 6,5 per cento del totale.
Certamente i soldi non sono tanti: l’Ue ha appena impegnato1,2 miliardi che potrebbero essere erogati entro agosto e che si aggiungono ai 530 milioni stanziati dal governo, perché c’è emergenza e emergenza e c’è salvataggio e salvataggio, così quello delle banche sleali e criminali vale meno di quello dei cittadini del Centro Italia, espulsi, esuli, abbandonati. Ma pochi o tanti vanno spesi e bene.
Dopo le prime visite pastorali,  commosse e solidali, leader, ministri, parlamentari sono spariti.  E pure Errani – l’ultima apparizione è di aprile a Amatrice – forse smarrito nei meandri del Ddl 189 del governo Renzi, successivamente modificato tre volte, dal decreto Gentiloni, dalla Finanziaria, dalla “manovrina”. Si dice in difficoltà per via dell’instabilità del suo partito. Forse inadeguato o stranito se addirittura dice che il governo dell’emergenze e della ricostruzione è più avanti che in Emilia, da dove è stato chiamato in qualità di commissario straordinario proprio per la sua esperienza di successo. E che rassicura che l’odiosa tassa di successione non si dovrà pagare, che le opere possono cominciare, ma che vanno rispettate le regole, comprese quelle che prevedono più di 10 passaggi soltanto per decidere la collocazione delle casette  e l’acrobatica capacità di districarsi nella miriade di organismi e enti preposti ai diversi livelli decisionali e  di controllo. La visita al suo sito istituzionale è poco tranquillizzante salvo per chi si affida alla divina provvidenza tramite devote preghiere, visto che l’ultimo comunicato molto pubblicizzato concerne la messa in sicurezza delle chiese danneggiate in modo da garantire la continuità dell’esercizio di culto.
Difficile credere che i fedeli saranno molti: troppi sono i paesi fantasma dove nessuno è tornato e dove nessuno tornerà, perché le stalle sono crollate, le bestie morte di fame  e freddo, le imprese artigiane chiuse, le aziende alimentari serrate . le strade interrotte con le voragini aperte dietro i cartelli “Emergenza sisma”, macarbi cartelloni pubblicitari dell’impotenza, della incapacità, meglio ancora della volontà di non fare, per un disegno perverso, quello di fare di quest’area un museo a cielo aperto, senza attività produttive con gli abitanti retrocessi a comparse del tableau vivant del pingue e laborioso paesaggio del centro Italia convertito in percorso del turismo religioso, la abitazioni trasformate in accoglienza, le greggi pronte per una riedizione dell’intervallo o per una ricostruzione virtuale del presepe.
Così siamo prossimi a rimpiangere l’autoritarismo decisionale di Zamberletti e perfino il discutibile dinamico affaccendarsi di Bertolaso. È che i sociologi si sono sprecati nell’indagare l’utilità irrinunciabile per il potere   degli stupidi funzionali, indispensabili alle imprese perché ispira la rinuncia a spirito di iniziativa per sconfinare nella cieca ubbidienza, l’abiura di critica e giudizio per ripiegare nella fidelizzazione.  Ma questi sono inetti funzionali, ministri, regioni, commissari e autorità straordinarie, gli addetti del potere, polittici, universitari,  giornalistici ed editoriali; oltre naturalmente ai politici.
Sono loro che mantengono inalterata, che anzi incrementano la sconnessione drammatica tra livello istituzionale e livello sociale. È il loro contesto istituzionale  che   trattano la gente e i suoi interessi, desideri, bisogni come un fattore di disturbo, che   sopperiscono  con ‘narrazioni’ agli esiti disastrosi delle misure che impongono, che hanno scoperto la qualità formidabile del non fare. E non per la paura di sbagliare, ma perché è così che comandano i loro padroni, intenti a svuotare il loro territorio dal fastidioso e esigente popolo, a delocalizzarlo come si faceva con gli eserciti mercenari così affamati da rischiare la vita per la gavetta, a avvilirlo con tasse e balzelli, a depredarlo di casa e terra, destinati ad altri come loro, perché sia sancito che non abbiamo diritto a niente, solo a fatica, ubbidienza, paura senza ieri né domani.