venerdì 30 giugno 2017

TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE

by Elvio Bombonato Alessandria
La lingua è un prodotto sociale, quindi cambia col trascorrere del tempo.  Cambia in due modi: le parole vecchie mutano significato, e si aggiungono parole nuove.  La lingua italiana scritta è rimasta la stessa per secoli, ecco perché noi riusciamo a leggere Dante, mentre a un inglese Shakespeare sembra abbia usato un'altra lingua.  Il parlato non ha inciso, perché in Italia anche le persone colte delle grandi città usavano il dialetto.
Poi, per paradosso, arrivò un italo americano, con un lessico ridottissimo, che ignorava il congiuntivo, e tramite” Lascia o raddoppia” insegnò l'italiano agli italiani (De Mauro).
Ebbene, Contini, in un un saggio del 1947, dimostrò come il celebre sonetto della “Vita nuova”, che descrive Beatrice, la donna angelicata per eccellenza, avesse ai tempi di Dante un senso diverso dall'oggi.
Dante si basa su due sonetti di Guinizzelli, il fondatore del dolce stil novo, notaio bolognese, che non sapeva di esserlo e scrisse pochissimo: "Io voglio del ver la mia donna laudare", " Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo", e sul sonetto di Cavalcanti  "Chi è questa che ven, ch’ ogn’ om la mira" (Auerbach); i quali contengono i topoi della donna angelicata:  il viso, il sorriso, lo sguardo, gli occhi, la nobiltà d'animo, il saluto, donna posta sul piedistallo, la signora, cui il vassallo, il poeta, rende l'omaggio feudale.  Si tratta di una finzione ovviamente, nella realtà non era così.  Beatrice Portinari , una nobildonna fiorentina sposata, di certo conosceva Dante giovane, e lo salutava per educazione, come salutava gli altri della sua brigata.
Il sonetto dantesco la trasfigura; Beatrice diventa l'immagine del legame tra cielo e terra, preannuncia il ruolo che (anche se neppure Dante allora lo sapeva) ricoprirà nel Paradiso, da cui il nome, un senhal, colei che dà la beatitudine perché avvicina a Dio.

La mot-clé del sonetto è il verbo PARE, il quale non significa sembra, bensì il suo contrario: appare in tutta la sua evidenza (dal dubbio del nostro sembra, alla indiscutibile certezza); presente in ogni strofa, nell'incipit della prima terzina sostituita da  Mostrasi,  puro sinonimo.
Vediamo il testo:

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

(Vita Nuova XXVI, a c. di Domenico De Robertis)

Rime facili, schema incrociato nelle due quartine ABBA ABBA, e invertito nelle due terzine CDE EDC. Il sonetto è fondato da un sistema “binario dei dati descrittivi” (Contini): vv. 3/4, 6, 13;  1-4, 5-8, 9-11, 12-14. 
La seconda terzina esprime “una certa visionarietà mistica” (Ciccuto).

- gentile:  nobile, d’animo,non di lignaggio. Il termine esprime verecondia, soavità e amore (D.De Robertis).
- onesta:  atteggiata esternamente con decoro, nei gesti, nel portamento.
- la donna mia:  la padrona del mio cuore, che io amo (non: possiedo. Beatrice è come Laura “la donna che non si può avere” Saba ).
- altrui :  gli altri, la gente (Ciccuto) ; pronome impersonale compl. oggetto.
- saluta:  con un cenno del capo, presumibilmente.
- ogni lingua:  tutti i presenti.
- tremando:  gerundio, a causa del suo tremare, per l'emozione.
- muta:  non riesce a parlare.
- ardiscon:  osano nemmeno guardarla; il pronome personale” la” precede il verbo.
- si va:  procede, cammina lentamente, di certo in compagnia di altre donne.
- cielo e terra:  senza l'articolo determinativo.
- sentendosi:  interiormente.
- umiltà:  benevolenza cortese, anticipata dell'avverbio benignamente, quasi una dittologia sinonimica; l'opposto di fierezza, crudeltà, insensibilità, che caratterizzano spesso la donna di Cavalcanti.
- vestuta:  vestita, atteggiata (metafora: quasi l'indossasse).
- una cosa:  un essere, in quanto causa di sensazioni e emozioni; creatura.
- miracol:  la potenza divina (forse iperbole); potrebbe anche essere plurale: vedi la caduta della vocale finale (apocope).  Secondo D.De Robertis, invece,  il miracolo consiste nell’apparizione di Beatrice, nel suo essere come Dante la descrive; non accade nessun atto qualificabile come miracolo. 
- mostrasi:  verbo impersonale con il complemento oggetto si spostato in fondo; che ripete l’analogo del verso precedente (anafora, o meglio anadiplosi).
- piacente:  bella, francesismo, da piacere ( intendi: spirituale).
- mira:  guarda, e di conseguenza ammira, contempla.
- dà:  colpisce, senza però valenza negativa. 
- per gli occhi:  attraverso gli occhi; la vista è la prima fonte dell'innamoramento. Stilema cavalcantiano.
- intender:  conoscere, comprendere.
- la può:  “la” pleonastico (superfluo) che raddoppia il pronome relativo all’ inizio del verso.
- no la prova:  non ne fa diretta esperienza: della dolcezza ineffabile ( richiamata dal pronome personale” la”); non della donna, ovviamente.
- labbia:  viso, fisionomia (secondo Contini, meno concreta di volto).
- un:  anzichè uno davanti a s impura, per formare l'endecasillabo.
- spirito:  ipòstasi (Contini: sostanza una e immutabile, non soggetta al divenire; da Plotino) di una attività vitale (gli spiritelli di Cavalcanti).
- va dicendo: dice ( perifrasi): suggerendo; l'azione nel suo svolgersi, esprime continuità di esperienza (Contini), non istantaneità.
- sospira:  altro tecnicismo stilnovista:  sospirare è il modo in cui il poeta innamorato reagisce all'intensa emozione provocatagli dal saluto di lei, che non può esprimersi in parole.

Passiamo ora all'analisi sintattica:  a ogni verso corrisponde una frase di senso compiuto, tranne i due  enjambement forti ai vv. 1/2 e 11/12, che separano il verbo dal soggetto, e uno debole ai vv. 7/8, che separa il verbo dai complementi di luogo.

Prima quartina:  principale, subordinata temporale (quasi un’ incidentale), subordinata consecutiva, provocata dal "tanto"; coordinata della subordinata col verbo “servile” ardiscono.
Seconda quartina: principale, subordinata temporale, coordinata principale e subordinata soggettiva.
Prima terzina:  principale, subordinata relativa, subordinata consecutiva, subordinata relativa, subordinata relativa.
Seconda terzina:  principale, subordinata relativa, coordinata principale in lingua parlata.

Ho fatto un'analisi lessicale e morfosintattica, per evidenziare quanto sia complesso grammaticalmente un sonetto, che alla lettura risulta piano, scorrevole, lento nel ritmo e dolce nel timbro. Le consecutive enfatizzano la lode, tema dichiarato da Dante nella prosa che precede il sonetto (la “Vita nuova” è un prosimetro, un misto di prose e poesie, che racconta un’esile vicenda). Troviamo anche “ l’equazione Beatrice=miracolo, gli straordinari effetti del saluto, l’ineffabile dolcezza prodotta dalla vista di lei” (Luigina Morini). E' la bravura del poeta, giovane eppure sicuro, che merita la fama conquistata sul campo.
Elvio Bombonato