domenica 9 ottobre 2016

La Locanda alla fine del mondo, di Serena Artuso

La Locanda alla fine del mondo, di Serena Artuso
by Maura Mantellino
Siamo lieti di comunicare che in questi giorni è stato pubblicato il libro LA LOCANDA ALLA FINE DEL MONDO di Serena Artuso (collana ERA- Fantasy) vincitore del PRIMO CONCORSO DI NARRATIVA - 2016 “PREMIO UNICO” indetto nel mese di luglio da LA COLLINA DEI CILIEGI. Complimenti all’autrice che con il suo racconto ha dimostrato di essere una narratrice di prim’ordine e soprattutto  ha regalato emozioni e  pathos.  Evocative suggestioni, misteri, incanti, ricerca di momenti spettacolari di eventi naturali, sono gli ingredienti principali della narrazione.   Nelle pagine di questa bellissima storia si ritrova una forte volontà di dar voce al Fato, ma anche all’aurea di un assorto silenzio, di un intenso stupore, dell’inafferrabile fluire della vita. 
La Locanda ai Confini del Mondo è una costruzione in legno al limitare della terra, crocevia di storie e di vite.  Qui  vive Agathe, giovane donna che ama il mare e il caffè. E sono proprio i fondi, lasciati dalla bevanda sulle tazzine, ad aprirle le porte del destino. Aidan è lo Straniero che viene dal mare, che profuma di sale e sabbia, che se ne va e  poi ritorna alla Fine del Mondo, che ama Agathe e il cui fato sembra legato indissolubilmente a quello della giovane. Ma Agathe è molto di più di ciò che sembra e, quando il velo sulle sue origini viene finalmente sollevato, è l'inizio di un viaggio che la porterà oltre i Confini del Mondo, a contatto col Nulla, in cui da secoli dimorano i Demoni, costringendola ad affrontare le paure e i dubbi che si racchiudono nella profondità dell'animo umano.
Era un giorno di giugno quando lo Straniero venne per la prima volta dal mare. Agathe aveva diciotto anni, lui aveva il profumo del sale e la pelle abbronzata. Agathe lesse i fondi di caffè e vi vide tracciato il destino.
‘Era ancora giugno, ma gli anni erano passati e sfioriti; lo Straniero continuava a venire dal mare, e al mare ritornava, e nel frattempo il suo nome era divenuto familiare: Aidan, aveva il suono dello scrosciare delle onde e la melodia di una promessa. 

L'aria aveva un profumo denso e penetrante, Agathe si portò alle labbra una tazzina, assaporando il gusto deciso della bevanda amara che vi era contenuta; poi si mise a osservare l'intricato mosaico che i fondi avevano tracciato sulla porcellana. La donna resistette all'istinto di sfiorarli e mescolarli, sconvolgendo le trame del fato.
“Ritorno”, fu la risposta suggerita dal caffè.
Scorse in lontananza un vascello dalle vele bianche, il suo sguardo lo seguì finché non sparì, nascosto dai promontori e dalle insenature della costa.
Accarezzò le travi di legno del porticato e fu presa da una dolce malinconia: chiamava quel luogo casa, era in equilibrio precario al limitare della terra, era la Locanda alla Fine del Mondo. Essa raccontava la storia delle migliaia di persone che vi avevano soggiornato, delle vite che l'avevano attraversata, chi sorridendo, chi piangendo, chi in silenzio, chi portando un'allegra confusione; profumava di spezie e di sapone, ma più di tutto di chicchi bruni tostati e sapientemente macinati’

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