sabato 15 ottobre 2016

Dario Fo e Franca Rame, una storia e una Leggenda

Dario Fo e Franca Rame, una storia e una Leggenda
Grave Lutto per il Paese
A cura Raoul Bianchini
Correva l'anno 2004 quando per la prima volta ed unica incontrai Dario Fo e fu in occasione del suo spettacolo al Teatro Olimpico di Roma dal titolo" L'Anomalo Bicefalo". 
Erano gli anni d'oro dell'inizio della mia carriera giornalistica. In Italia esisteva L'Eti-Ente- Teatrale-Italiano guidato da Domenico Galdieri, poi soppresso per l'arroganza politica che porto tutto alla "Privatizzazione". Come sempre Dario Fo assieme a Franca Rame moglie e compagnia di teatro era attesissimo a Roma. In un clima di "censura velata" mentre i governanti discutevano sull'abbattimento di questo o di quel quel programma; i giochi malandrini che Fo mise in essere nella piece teatrale eliminò di colpo, i sondaggi, puntando i riflettori sulle battute al vetriolo proprie della satira del Premio Nobel per la letteratura. 
Eccoli allora Dario con Franca Rame dinanzi a me e alla  platea brulicante in attesa del protagonista ma chi sarà mai questo anomalo bicefalo?... ci domandavamo tutti!!. Subito ci si rese conto che la" creatura a due teste e due cervelli uno per fare e l'altro per di fare" non poteva che essere quel Silvio Berlusconi, che l'artista inventore del "Gremelot" aveva deciso di rappresentare. 
Egli apri quello spettacolo con una battuta sprezzante dicendo: "Solo nel paese del diritto civile ed del diritto canonico poteva nascere e svilupparsi un simile fenomeno" riferendosi all'allora presidente del Consiglio con gioconda ironia.
L'artista all'inizio dello spettacolo citò anche  una massima di Voltaire" Guai a quel paese che non sa ridere di se stesso e dei propri governanti "ed è proprio questa la cifra dominante di uno spettacolo in linea con le tematiche più care all'artista premio Nobel nel 1997. 
Si notò subito quel carattere mutevole a mano a mano che lo spettacolo prendeva forma, scorrendo fino ad accentuarsi notevolmente all'approssimarsi dell'epilogo. Una rappresentazione quasi felliniana come d'altronde Dario Fo non poteva che esserne sommo rappresentante. Al pari dei contenuti del grande maestro cinematografico egli ospitò in questo spettacolo umani riconoscibili e irriconoscibili in cui è divertente la caccia alle associazioni. 
Quell'evidente attacco all'allora classe dirigente impregnata dalla  commovente intesa con Franca rame sui temi della loro giovinezza. Emerse in maniera dirompente la sensazione che i due artisti soffrivano notevolmente il periodo storico in cui vivevano ma in fondo vi appartenevano allo stesso tempo con quella ironia unica.
Se nella loro satira si  trova l'elemento portante, nella genialità dei movimenti scenici che egli rappresentò tutti capimmo ed io per primo che mai avrei più visto niente di simile e cosi fu!!.

Quando il sipario sì chiuse rimase nell'aria quell'atmosfera  che sento tutt'ora che respiro e del quale questo Paese avrebbe ancora bisogno; considerando l'ultima appartenenza politica di Fo. Il tempo passa, ma la storia sembra rappresentare quei "corsi e ricorsi storici", tanto cari a Giovan Battista Vico, a prescindere da chi sia alla guida del Paese.

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