" La Bella Napoli ", Giuseppe Scolese

" La Bella Napoli "
"La Bella Napoli è una vedova" - incline al vino
stava dalle parti del liceo, da mattina a sera.
I ragazzi entravano e uscivano.
Erano dei immortali. Avevano una dannata voglia
di crescere, di soffrire.
Il bacio del mistero non li sfiorava nemmeno,
tutta la vita era una dolce chitarra di versi.
Faber suonava, cantava e beveva, che altro
c'era da comprendere. Il futuro era una strada
di bocche di rosa - il presente una via del campo.
Allen Ginsberg e Ferlinghetti fecero la rivoluzione
del linguaggio. Tolsero la trappola alle parole -
sciogliendo l'animale domestico di zia Rose.
Alle porte del sole Bob è salito sulla metropolitana
del Signore degli anelli - non si è più saputo niente
di lui.
La provincia è come le rondini - vuole sempre
emigrare. Ho provato a scrivere una canzone,
si è fermata prima di salire sul treno.
Allora io e il mio amico chitarrista l'abbiamo
imbalsamata con due bicchieri di zibibbo.
La birra era una sedia scomoda - i quarantenni
erano già così superflui. La Bella Napoli come
un caffè letterario, spacciava illusioni e vino.
Troppi aspiranti poeti ci hanno lasciato le penne.
Per l'inchiostro era sufficiente aprire il borsellino.
Giuseppe Scolese 
23-8-2016




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