giovedì 28 luglio 2016

Rifugiato animale: utopia o futuro?

La libertà degli animali 'da reddito': verso un provvedimento legislativo per lo status di rifugiato.
L’allevamento degli animali è un’attività economica radicata, oltre che redditizia, a qualsiasi fine sia essa rivolta: animali da cibo,da vestiario, da ricerca scientifica, da caccia, da pesca, da palio, da circo, da zoo, da affezione… Come oggetti seriali, esseri senzienti vengono fabbricati a scopo di reddito. Quelli da affezione, se sono fortunati, per lo meno finiscono in famiglie che li amano come meritano: resta il fatto che anche l’allevamento di animali da affezione ha in sé la finalità del lucro.
Pochissimi animali si salvano da questa catena produttiva e trovano una seconda possibilità di vita in luoghi che li accolgono e permettono loro di vivere e morire felici, attorniati dall’amore sincero e incondizionato di chi li cura. I santuari e i rifugi per animali nel mondo sono tanti, ma mai abbastanza per salvare tutte le vite che meriterebbero di essere salvate; funzionano bene, fanno progetti didattici, sono aperti alle visite del pubblico e insegnano una convivenza interspecifica tra esseri umani e non umani nel segno della pace e della nonviolenza. Questi sono i luoghi in cui gli animali si conoscono per come sono veramente e nulla hanno a che fare con mattatoi, fiere-mercato, esposizioni, corse, fattorie didattiche, circhi,zoo o altri simili appuntamenti.

Alcuni di questi luoghi fanno parte della Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italianata a fine 2014 con l’obiettivo di ospitare animali non acquistati ma provenienti da casi di sequestro, chiusura di allevamenti, ritrovamenti, tenendo conto delle loro esigenze etologiche e offrendo loro la migliore qualità di vita possibile fino alla morte naturale.
Gli animali sono tenuti in ampi spazi cercando il più possibile di realizzare una convivenza interspecifica. Le nascite non sono permesse, proprio per evitare un incremento difficilmente gestibile; fare riprodurre gli ospiti dei santuari toglierebbe spazio ad altri soggetti esterni in difficoltà. Nessun animale deve essere utilizzato in alcun modo, ma ha la possibilità di vivere secondo la sua natura.
I santuari devono rispondere a certi requisiti ed è per questo che è stata sviluppata laCarta dei Valori.
Hanno anche uno scopo divulgativo e la loro apertura al pubblico è fondamentale affinché ogni individuo salvato diventi ambasciatore della propria specie, si faccia conoscere per ciò che è, nei suoi aspetti emotivi e cognitivi. E’ importante l’apertura verso l’esterno; fare incontrare un animale al pubblico è il modo più efficace per farlo conoscere e per cercare di sensibilizzare a un maggiore rispetto nei suoi confronti; parlare della sua storia, avvicinarsi, toccarlo, può suscitare empatia. Nei santuari, la scelta di vita nonviolenta, antispecista e vegan si propone di trasmettere un cambiamento.
La decisione di formare una rete tra santuari è per unire le forze ed essere più efficaci nel raggiungere obiettivi comuni. I santuari sono progetti molto dispendiosi, specialmente quando ospitano animali di grandi dimensioni o malati. A differenza di un progetto puramente divulgativo, il santuario richiede un grande senso di responsabilità e di costanza nel tempo. Si devono affrontare situazioni di emergenza, sofferenza e fatica. Probabilmente è per questo che ce ne sono così pochi. Cibo, interventi medici, attrezzature, strutture, gestione organizzativa portano a spese inevitabili a cui si deve far fronte con ingenti risorse finanziarie, strumentali e umane.
Ogni energia è preziosa per portare avanti questi luoghi, iniziando dal riconoscimento della loro centralità nel movimento di liberazione animale.

Il vulnus che la legge deve sanare è quello dello status giuridico in cui rientrano gli animali ospiti di questi luoghi. Da un punto di vista legislativo, i santuari non esistono perché, purtroppo, sono considerati allevamenti. La battaglia, dura da vincere ma doverosa da fare, è modificare la norma:bisogna ottenere lostatus di rifugiato‘,cioè animale fuori dal circuito dello sfruttamento umano e raggiungere il riconoscimento di ‘santuario’, lontano da ogni logica di sfruttamento. Infatti, qui gli animali hanno smesso di essere sfruttati e non sono più ‘da reddito’. La recente buona notizia, proprio su questo versante, è che le richieste sono state ascoltate e comprese lo scorso 13 Luglio nell’incontro tra rappresentati della Rete dei Santuari di Animali Liberi e il Ministero della Salute, reso possibile anche grazie alle tante persone che hanno sostenuto la Rete lo scorso Novembre inviando lettere al Ministero. Il cammino sarà lungo, ma sono state gettate le fondamenta e a Settembre ci sarà un nuovo incontro per approfondire varie ipotesi da percorrere.
Sempre più persone mettono in discussione l’approccio egocentrico e antropocentrico nei confronti degli animali, preferendone uno ecocentrico e biocentrico con l’essere umano non più padrone del pianeta e di tutte le sue risorse, ma parte di questo ecosistema e in equilibrio con le sue leggi.
Aderenti a questa rete sono per ora la Fattoria della Pace Ippoasi a San Piero a Grado (PI),La Belle Verte a Carpeneto (AL), Oasi Be Happy  a Scansano (GR), Palle di Lana  a Carmagnola (TO) Porcikomodi ad Magnago (MI), Rifugio Miletta ad Agrate Conturbia (NO). In loro sostegno si sono unite parecchie realtà.

Esistono anche rifugi che accolgono animali di una sola specie. Per esempio i rifugi per i cavalli come EZ’s Place/ZedanRanch a Montereale (PN). Istituito nel 2008, è l’unica organizzazione che ha scelto di seguire in modo particolare i cavalli anziani e con problemi di salute o ritenuti a ‘fine carriera’. Ospita cavalli abbandonati dai proprietari, sfruttati e scartati dall’agonismo, riscattati da situazioni di abuso o sequestrati; alcuni hanno superato i 30 anni di età.
Anche Italian Horse Protection a Montaione (FI) opera dal 2009 per la tutela di cavalli e altri equidi sottoposti a maltrattamenti, sequestrati in base alla legge 189/2004. I cavalli vivono liberamente in grandi spazi e beneficiano di programmi di recupero fisico e psicologico, ritrovando condizioni di benessere ed equilibrio. L’obiettivo è il miglioramento del rapporto tra umani ed equidi attraverso l’informazione; spesso ci si relaziona con questi animali nel modo sbagliato e, pur agendo in buona fede e con le migliori intenzioni, si procura loro sofferenza anziché benessere. Quasi sempre si tratta di carenze culturali, legate a un mondo in cui per centinaia di anni sono stati tramandati usi e costumi derivati da una scarsa conoscenza delle caratteristiche etologiche della specie equina. Gli equidi sono animali utilizzati o sfruttati in competizioni legali e corse clandestine, palii, maneggi, traino di carrozze per turisti, circhi, trasporti, macellazione, ricerca scientifica, pellicce… Nel centro si lavora per recuperare gli animali e per porre le basi di un sano e corretto rapporto con loro. L’azione è su diversi livelli: denuncia, verifica di segnalazioni di maltrattamento, supporto alle Forze dell’Ordine, promozione di nuove leggi, recupero psicofisico degli animali sequestrati, divulgazione di conoscenze veterinarie ed etologiche riferite alla specie equina organizzando corsi e ospitando visite per scolaresche e gruppi.
Di equidi si occupano anche parecchi rifugi per asini, uno dei quali è Il Rifugio degli Asinelli a Sala Biellese (BI). Istituito nel 2006, è la base italiana di The Donkey Sanctuary, organizzazione no profit inglese che dal 1969 opera a difesa di asini, muli e bardotti. Gli obiettivi sono quelli di provvedere alla cura, alla protezione e alla sicurezza permanente di asini e muli in difficoltà per malattia, maltrattamento, povere condizioni di vita; organizzare attività assistite gratuite per persone con bisogni speciali; promuovere la diffusione di una conoscenza professionale degli asini mediante l’organizzazione di corsi e pubblicazioni. Molti degli animali ospiti del rifugio arrivano da casi di maltrattamento o abbandono; in alcuni fortunati casi, sono stati donati dai proprietari che non erano più in grado di prendersene cura in modo adeguato. Nessun animale di proprietà del Rifugio sarà mai venduto, ceduto, prestato o fatto riprodurre.

In queste realtà, gli animali sono considerati nella loro individualità, non merce, non mezzi, ma nella loro unicità, come unico è ciascun essere umano.
Sembrerà un paradosso, ma tutto questo lavoro portato avanti dai santuari è serenamente destinato a farli sparire. L’obiettivo è che un giorno i santuari non esistano più e tutti gli animali possano ritrovare la loro collocazione nell’ecosistema naturale. E’ un’ipotesi utopistica, ma la storia è un susseguirsi di utopie di ieri, lotte di oggi e realtà di domani.






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