mercoledì 29 giugno 2016

Crisi del Commercio, le cessazioni superano le iscrizioni


by Pier Carlo Lava
Alessandria: E’ difficile dire quali saranno le prospettive future del piccolo commercio tradizionale quello nel gergo del marketing viene chiamato retail, di certo c’è il fatto che la crisi perdurante ormai da molti anni ha scavato un solco profondo in questo settore, che in passato era fiorente e poi, a seguito dell’avvento della Grande distribuzione organizzata, ha iniziato a subire una competizione insostenibile e conseguentemente sono iniziati i problemi e le cessazioni che purtroppo continuano ancora oggi.
Le attività commerciali di tipo tradizionale che si sono salvate, sono prevalentemente quelle che in qualche modo sono riuscite a specializzarsi, proponendo ai consumatori prodotti di qualità superiore, innovativi e possibilmente non presenti o scarsamente trattati dalla Grande distribuzione.
Analizzando i dati di questi ultimi mesi ci sono però alcuni, anche se al momento ancora timidi, segnali di inversione di tendenza che lasciano intravedere la possibilità che la crisi sia giunta al termine e che le famiglie italiane il cui reddito si è progressivamente ridotto, con conseguenti riflessi sui consumi, inizino a riprendere una propensione ai consumi che sembrava un vecchio ricordo sbiadito. A tale proposito sul web e non solo ci sono opinioni contrastanti e per questo è ancora presto per fare professione di ottimismo.
La chiusura delle attività retail sta infatti causando una nuova emergenza, a pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese nei centri storici dei comuni che rinunciano ed abbassano le proprie serrande. La chiusura dei locali, per gli alti costi di gestione soprattutto nei centri urbani, è spesso, per i commercianti, una scelta di sopravvivenza. Nel commercio al dettaglio la domanda viene compressa dalla crisi e dalla pressione fiscale troppo elevata. 
Secondo Confesercenti i negozi sfitti hanno superato quota 600mila sul territorio nazionale. Oltre
40mila sono gli spazi disponibili attualmente promossi su Immobiliare.it, il 16% in più rispetto al 2012. Il report di ottobre 2015, rileva che 56.562 attività sono state chiuse dal 2012 ad oggi, a fronte delle 67.400 avviate. In aumento anche le unità commerciali in cerca di un locatario.
Alcuni dati della Confcommercio sembrano invece segnalare una lieve ripresa nel 2015, in decisa controtendenza con le stime previste per questo periodo. Questi gli aspetti in evidenza: un trend positivo nella natalità delle imprese nel commercio e l’Outlook 2015 Confcommercio-Censis, che evidenzia come per la prima volta dall’inizio della crisi economica, le famiglie che hanno aumentato la propria capacità di spesa sono più numerose di quelle che l’hanno ridotta.
Le famiglie potrebbero quindi rappresentare una ripresa dei consumi, a favore anche dei commercianti che non provengono da un periodo semplice dal punto di vista economico.
Dall’altra il numero di nuove iscrizioni di imprese nell’Area Confcommercio e nel commercio al dettaglio potrebbe fornire una boccata di ossigeno ad uno dei settori più colpiti dalla crisi. In questo caso le nuove nate sono aumentate dell’1.6%, ovvero con un tasso maggiore di quello complessivo dell’economia (0.5%).
Il numero delle cessazioni rimane comunque superiore a quello delle iscrizioni, con un totale complessivo nei primi nove mesi del 2015 di -41.300 imprese dell’Area Confcommercio (commercio, turismo, servizi alle imprese e alle persone, trasporti e logistica). 
Relativamente alle cessazioni un riscontro, anche se su piccola scala, lo vediamo ad esempio in via Marengo ad Alessandria, dove in un breve tratto di alcune centinaia di metri di una strada prossima al Centro città e in passata zeppa di floride attività commerciali di ogni genere, negli ultimi tempi ben cinque attività commerciali hanno dovuto chiudere, l’ultima in ordine di tempo solo qualche poco tempo fa è il bar Sole e Luna, caffetteria disco karaoke. 
Il giorno prima della chiusura trovandomi a passare da quelle parti mi ero soffermato a parlare con i giovani titolari, i quali motivavano la cessazione dell’attività a causa di un giro di affari inferiore alle aspettative e il canone di locazione a loro avviso insostenibile e ingiustificato per la zona in questione. Sempre a loro avviso pare che in questo periodo i canoni di locazioni per le attività commerciali siano persino più bassi in Centro che nella media periferia.

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