martedì 7 novembre 2017

Il compromesso politico non può essere un tabù

foto pixabay.com
Il compromesso politico: bene se è nell’interesse della collettività
by Pier Carlo Lava
In politica non è un delitto avere opinioni diverse:
In tutti i partiti, movimenti politici, Associazioni, ecc., sussistono e cercano di coesistere i falchi e le colombe, ovvero i duri e puri e i moderati e in questo senso anche il M5S ha dimostrato di non fare alcuna eccezione (come si evince dai 37 Parlamentari fuoriusciti per vari motivi). Una situazione che si riscontra sia a livello locale che nazionale. 
Una situazione che si verifica quando non si riesce o non si vuole per intransigenza nemmeno tentare di porre rimedio alle divergenze, cercando di trovare un accordo o un compromesso (un termine che i falchi solitamente non accettano) e conseguentemente avvengono espulsioni, uscite con relative formazioni di nuovi partiti, gruppi Parlamentari o nel peggiore dei casi cambi di casacche, una cattiva abitudine prevalentemente tipica della politica del nostro paese.
Il compromesso: Alfine di evitare di essere frainteso mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni, a mio avviso fondamentalmente esistono tre tipi di compromesso: quello interno del partito o movimento politico; quello al governo cioè quando una formazione politica si trova a governare (non importa se a livello locale o Nazionale) e deve prendere delle decisioni tenendo conto della realtà; infine quello esterno fra vari partiti e movimenti politici.
Compromesso interno, quando sussistono due o più posizioni diverse all’interno della stessa formazione politica, alfine di evitare rotture e fuoriuscite (come ad esempio è recentemente successo anche nel Governo 5stelle di Livorno) a seguito delle quali normalmente ci sono svantaggi reciproci, si decide di dialogare per trovare una convergenza comune. Saper dialogare e trovare un accordo nel
proprio interno è determinante anche per essere credibili nei confronti di altre formazioni politiche.
Compromesso al Governo (non importa se a livello locale o Nazionale) in questo caso chi si trova a governare e deve fare i conti con i problemi reali a volte è portato giocoforza a prendere delle decisioni che sono in contrasto con la linea politica della formazione di appartenenza. 
In pratica questa è la dimostrazione che Governo e opposizione sono due mestieri diversi per il livello di difficoltà che il primo a differenza del secondo comporta. A questo proposito ci sono alcuni esempi significativi relativi ai comuni di Parma e Livorno (escludendo Gela dove la situazione è diversa e l’espulsione del Sindaco 5stelle probabilmente motivata).
A Parma il Sindaco Federico Pizzarotti si è trovato infatti a prendere decisioni, ad esempio per quanto riguarda l’inceneritore, in netto contrasto con la linea del movimento, ma che evidentemente non ha potuto evitare,
A Livorno il Sindaco  Filippo Nogarin con una maggioranza ridotta ad un solo voto per l’opinione contraria di alcuni Consiglieri e Assessori del suo stesso movimento 5 stelle, ha fatto comunque approvare il concordato preventivo per la partecipata dei rifiuti, in gravi difficoltà per le pesanti perdite (42 milioni euro) conseguenti alle precedenti amministrazioni politiche, un caso equiparabile a quello di Alessandria, solo che a Livorno non si sa ancora come finirà per quanto riguarda l’occupazione.
Compromesso fra formazioni politiche diverse, in questo caso (quello sicuramente più inviso al M5S, che va detto mantiene una ferrea coerenza  con le proprie regole anche a costo di perdere molti pezzi per strada) sono dell’avviso che su questioni sufficientemente condivise che riguardano l’interesse generale dei cittadini, debbano esserci le dovute eccezioni.
Il primo e forse il più importante fu il “Compromesso storico” una strategia politica elaborata e sostenuta, tra il 1973 e il 1979, dal Partito comunista italiano di Enrico Berlinguer, sull’esperienza cilena del governo di Unidad Popular di S. Allende. La stessa si fondava sulla necessità di una collaborazione fra le forze popolari comuniste e socialiste con quelle di cattolico-democristiane, per creare uno schieramento politico in grado di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della società e dello Stato italiano, con un consenso di massa ampio da poter superare le forze più conservatrici.
Conclusione: La coerenza in politica è poco frequente e quindi ovviamente rappresenta un segnale decisamente apprezzabile, ma ci sono dei limiti oltre i quali può diventare controproducente. Pertanto alfine di evitare di superarli occorre apportare per tempo i relativi correttivi alla propria linea politica. 

Ormai è ampiamente risaputo che non può esistere una forma di Governo senza alcun compromesso (ad eccezione della dittatura). Non è un delitto avere opinioni diverse sulle varie questioni sul tappeto e quindi si può affermare che il compromesso in politica è l’arte di sapere trovare con il dialogo e la mediazione, soluzioni condivise ai problemi della collettività.

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