giovedì 30 marzo 2017

Chi è la scrittrice Angela Parise?, conosciamola meglio


by Pier Carlo Lava
Angela Parise, nasce a Genova nel 1982, si diploma in lingue nel 2001 e successivamente diventa commissario di bordo della marina mercantile. Dopo aver lavorato per diverso tempo sulle navi da crociera, ritorna a casa sua nell’alessandrino dove attualmente lavora come impiegata. 
Al suo attivo, quattro pubblicazioni: nel 2010 esce la saga famigliare “il buio e la luce”, che si aggiudica il secondo premio al “Premio Creativa, città di Ercolano 2010”. Nel 2011 è la volta del romanzo rosa “un biglietto di sola andata per Berlino”, menzione speciale al “Concorso nazionale del book trailer 2012”. Nel 2012 pubblica “Il fatidico giorno prima”, altra saga famigliare. Poi, il cambio di rotta: nel 2013 cambia editore e pubblica con “Prospettiva editrice” il suo quarto lavoro intitolato “Scandinavia. L’abbiano intervistata, queste le sue risposte alle nostre domande:
Ciao Angela, ci vuoi raccontare che cosa fai nella vita e dove vivi?
Vivo ad Acqui Terme, sono mamma, sono sposata ed attualmente lavoro in un centro commerciale.
Chi è per te una scrittrice e come pensi venga vista dalla gente?
Gli scrittori, come molte altre categorie, sono fabbricanti di sogni e di pensieri. Aiutano nel quotidiano ad estraniarsi da pensieri e preoccupazioni e a volte, divertono o fanno riflettere. La gente che legge è varia ed eventuale e non tutti hanno la medesima visione ma penso che in media, la pensino come me. 
Com’è nata in te la passione per la scrittura e cosa provi quando scrivi?
Ho iniziato da piccola con brevi componimenti sui quaderni di scuola. Da bambina e da adolescente la trovavo una cosa divertente; diventando adulta ho capito che era una cosa impegnativa che costava fatica. Ciononostante, continuo a trovarlo estremamente divertente: creare la scaletta, la prima bozza… inventare nomi, date, situazioni… stimola
la mente come poche altre cose.
Come nasce quello che scrivi e su cosa ti piace scrivere in particolare?
Parlo sempre di me stessa anche se i lettori non lo sanno. Effettivamente, chi mi conosce bene, non fatica a riconoscermi nelle mie pagine. Ciò di cui preferisco parlare sono i rapporti umani: tra famigliari; tra amici; tra marito e moglie e così via.
Hai scritto tra gli altri: “il buio e la luce”, “un biglietto di sola andata per Berlino” e “Il fatidico giorno prima”, ce ne vuoi parlare?
Volentieri. “Il buio e la luce” è una saga famigliare: la storia di una famiglia calabrese dai primi anni 40 ai giorni nostri. “Un biglietto di sola andata per Berlino” è una storia d’amore un po’ particolare tra un cinico banchiere berlinese ed una studentessa di lingue. “Il fatidico giorno prima” è la storia di due donne molto forti che raccontano le loro vite di donne, mogli e madri nell’ultimo mezzo secolo. Tutti e tre i libri sono editi da “La Riflessione Editore”.
Nel 2013 hai scritto “Scandinavia”, che ha anche un sottotitolo, ce ne vuoi parlare?
“Scandinavia” è il primo romanzo che ho pubblicato con un editore nuovo, Prospettiva Editrice. Narra la vicenda umana di un padre e di sua figlia che hanno modo di conoscersi solo dopo molti anni a seguito di dolorose esperienze che hanno segnato le loro vite.
Stai già scrivendo il tuo prossimo romanzo, ce ne puoi parlare?
Assolutamente sì. Non solo, ma il quinto romanzo è già finito e per ora giace in un cassetto. Questa volta parlo di medici, problemi di salute ed invalidità… sono andata sul complicato e non è venuto nemmeno tanto male.
Quali sono i tuoi scrittori preferiti?
Ne ho una quantità industriale. Per cui mi limiterò a citare i due fondamentali, immancabili nella mia libreria. La signora della narrativa italiana, Sveva Casati Modignani: indiscussa protagonista della nostra editoria, delicata ed elegante. E poi il grandissimo Ken Follet: da quando ha svoltato al romanzo storico, si è davvero distinto.
Come vedi il presente e il futuro della cultura nel nostro paese?
Potrei parlarne per ore. Dico questo in breve: la cultura è il nostro patrimonio. Dividendo il problema in due, da un lato abbiamo un Paese, l’Italia, che non si trova ad avere i mezzi sufficienti per coltivare suddetto patrimonio; dall’altro abbiamo giovani sempre meno interessati ad occuparsene, sempre più portati a fenomeni culturali di minore importanza televisivi e non. Bisognerebbe iniziare a porsi il problema, a mio avviso.
Una scrittrice come immagina la politica e che cosa vorresti chiedere ai politici?
In questo momento è tutta una confusione; sembra che nessuno abbia più un’identità e, cosa ben più grave, sembra che nessuno voglia rispettare l’identità politica dell’altro. Senza una convinzione ed una posizione certe e senza che si smetta di scontrarsi, difficilmente potremo dare risoluzione concreta ai problemi del Paese. Io in questo momento chiederei solo di smetterla di prenderci tutti per il naso: ho come la spiacevole impressione che cerchino di indorare la pillola per renderla meno amara ma in sostanza, le cose restano quelle di sempre.
Da tre anni partecipi al salone del libro di Torino, un esperienza interessante oltre che utile immagino?
Quella del Salone di Torino è una delle esperienze più formative per uno scrittore, anche se non si è famosi e non si ha un grande editore. Si ha modo di conoscere persone e condividere idee e questa è la cosa più importante, molto più di quante copie si vendono. 
Da quando hai aperto un tuo sito internet?
Da circa otto, nove mesi. Ho fatto tutto da sola e spero che possa piacere al pubblico, l’indirizzo è http://angelaparise.jimdo.com/.
Che consigli ti senti di dare ai giovani che vorrebbero iniziare a scrivere?
Due cose. Prima; scrivere è una cosa seria per cui bisogna farlo con impegno. Secondariamente, mai abbattersi: in molti spesso ci intimano di fare altro, ciononostante, siccome ritengo che ognuno debba fare quello che si sente… beh, se uno si sente di scrivere, allora lo faccia, con dedizione, senza ma e senza se.
Programmi per il futuro e sogni nel cassetto?
Ne avrei a bizzeffe. Di solito non ne parlo per scaramanzia però una cosa la voglio dire: per il momento mi auguro solo la tranquillità per me e la mia famiglia. Per il resto, se qualche sogno personale si dovesse realizzare, ben venga.

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