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venerdì 31 luglio 2015

L’ultima beffa di Galan dopo il patteggiamento gli spetta il vitalizio (FABIO TONACCI)

foto: http://www.vvox.it/
Per il Mose, assieme a Chisso,dovrà scontare 2 anni e 6 mesi per corruzione.Pena troppo breve,e il blocco non scatta.
ROMA. Un anno fa lo Stato li ha fatti arrestare perché corrotti. Ora lo stesso Stato è costretto a pagargli il vitalizio e pure il Tfr. Non importa che Renato Chisso e Giancarlo Galan, i due amministratori pubblici al centro dell’inchiesta sul Mose, abbiano patteggiato la pena per corruzione. E che il patteggiamento sia stato confermato dalla Cassazione non più tardi di cinque giorni fa. Grazie al codicillo di una legge regionale veneta nata, ironia della sorte, proprio per evitare queste situazioni, tra qualche settimana si vedranno accreditare i soldi sul conto corrente.
Per Renato Chisso, che è stato in consiglio regionale ininterrottamente dal 1995 al 2010 diventando prima assessore all’Ambiente poi alle Infrastrutture con Galan e Luca Zaia, è sicuro: il vitalizio è stato già calcolato e ammonta a 80.558,88 euro lordi annui. A cui si aggiungono, come conseguenza
dei contributi versati, 96.244,87 euro lordi di trattamento di fine rapporto. Chisso, accusato dalla procura di Venezia di aver ricevuto 6 milioni di euro di mazzette (solo in parte sarebbero finiti nelle sue tasche, ma i soldi non sono mai stati trovati), ha patteggiato la pena: 2 anni, 6 mesi e 20 giorni. La cifra che spetta a Galan, ex governatore del Veneto ancora ai domiciliari nella sua villa Rodella di Cinto Euganeo, non è stata definita, ma lo stesso principio — salvo eccezioni — si applicherà anche a lui. Il parlamentare di Forza Italia, che continua tra l’altro a ricevere lo stipendio da deputato («Senza non so come camperei, mi serve per sopravvivere con la mia famiglia», ha dichiarato in una recente intervista), ha patteggiato 2 anni, 10 mesi e 2,6 milioni di euro da restituire.
È proprio in virtù della brevità della pena e del fatto che entrambi non sono stati interdetti dai pubblici uffici, che lo Stato dovrà pagarli. La legge regionale 47 del 2012, che accoglie il decreto Monti, nega ogni benefit ai condannati con sentenza passata in giudicato per reati contro la pubblica amministrazione, «ai sensi degli articoli 28 e 29 del codice penale».
Eccolo il codicillo. Quella riga rimanda appunto all’interdizione, che scatta con una pena di almeno tre anni di carcere. Galan e Chisso, dunque, sono “salvi”. Riceveranno l’assegno mensile.
Articolo intero su la Repubblica del 30/07/2015.