giovedì 27 novembre 2014

Il diritto come strumento di giustizia anche per Solvay.


Alessandria: L’appello dell’avvocato Dario Bolognesi ai giurati della Corte di Assise di Alessandria “vittime di comprensibili pregiudizi” è stato pronunciato senza il suo proverbiale sorriso: andate anche al di là delle vostre convinzioni personali, solo che avete un ragionevole dubbio assolvete Giorgio Carimati e la Solvay, è in gioco la libertà non solo del mio assistito ma la libertà di ognuno di noi, ve lo chiede il diritto, ve lo dice la Cassazione. Va di moda il riferimento alla Cassazione dopo la sentenza Eternit, la contrapposizione fra “giustizia” e “diritto”, a favore di quest’ultimo astratto principio. Il diritto non sarebbe più strumento della giustizia. Troppo comodo, avv. Bolognesi, 1 dubbio e 99 certezze di colpevolezza non fanno un ragionevole dubbio. Il famoso avvocato declamando versi ha citato Omero e Manzoni, ma non il giurista Francesco Carnelutti, come invece ha fatto il vescovo di Casale Monferrato Alceste Catella: “Se si ammette che il diritto è un mezzo e la giustizia è un fine, ne consegue che non si può fare diritto senza sapere quale sia il fine di quel fare. Per questo un giurista, il quale non sappia, o non cerchi di sapere, cos’è la giustizia, è come uno che cammina con gli occhi bendati…”. Troppo comodo bendarsi, Bolognesi, e con 1 dubbio e 99 certezze di colpevolezza assolvere secondo il diritto e amen per la giustizia. “Senza giustizia, cosa sono gli Stati se non una società di ladroni?” (Sant’Agostino). Che giustizia
sarebbe se Solvay (gli imputati Giorgio Carimati, Bernard de Laguiche, Carlo Cogliati, Jaques Pierre Joris, Salvatore Boncoraglio, Giorgio Canti, Luigi Guarracino, Giulio Tommasi), dopo aver dolosamente avvelenato la falda di Alessandria e dolosamente omesso di bonificare il territorio, se ne andasse tranquilla a contare gli enormi profitti che si è fatta sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini? La giustizia dei ladroni, appunto. La questione della condanna riguarda, sì, il passato criminoso, ma soprattutto il futuro. Se infatti Solvay non viene condannata a pagare la bonifica, quella vera e costosissima, quasi impossibile secondo il Ministero dell’Ambiente, ci sarà un futuro di avvelenamento per tutte le generazioni e non ci sarà un futuro per la sopravvivenza dello stabilimento di Spinetta Marengo. Chi ha inquinato paghi, porca miseria! Invece di spassarsela ai Caraibi.
Barbara Tartaglione

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