venerdì 28 novembre 2014

E se la sentenza Solvay si ispirasse alla sentenza Eternit?


Alessandria: l pool di avvocati della multinazionale belga ci sta studiando. Ha incominciato, con tanto di appello ai giurati popolari in Corte di Assise ad Alessandria, a contrapporre il diritto alla giustizia. Obbiettivo far saltare l’imputazione dell’art. 439 c.p.p.: “Chiunque avvelena acque destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, è punito con la reclusione non inferiore a 15 anni”. Sarebbe la prima condanna in Italia, dicono.
UDIENZA DEL 24 NOVEMBRE 2014
L’appello dell’avvocato Dario Bolognesi ai giurati della Corte di Assise di Alessandria “vittime di comprensibili pregiudizi” è stato pronunciato senza il suo proverbiale sorriso: andate anche al di là delle vostre convinzioni personali, solo che avete un ragionevole dubbio assolvete Giorgio Carimati e la Solvay, è in gioco la libertà non solo del mio assistito ma la libertà di ognuno di noi, ve lo chiede il diritto, ve lo dice la Cassazione. Va di moda il riferimento alla Cassazione dopo la sentenza Eternit, la contrapposizione fra “giustizia” e “diritto”, a favore di quest’ultimo astratto principio. Il diritto non sarebbe più strumento della giustizia. Troppo comodo, avv. Bolognesi, 1 dubbio e 99 certezze di colpevolezza non fanno un ragionevole dubbio. Il famoso avvocato declamando versi ha citato Omero e Manzoni, ma
non il giurista Francesco Carnelutti, come invece ha fatto il vescovo di Casale Monferrato Alceste Catella: “Se si ammette che il diritto è un mezzo e la giustizia è un fine, ne consegue che non si può fare diritto senza sapere quale sia il fine di quel fare. Per questo un giurista, il quale non sappia, o non cerchi di sapere, cos’è la giustizia, è come uno che cammina con gli occhi bendati…”. Troppo comodo bendarsi, Bolognesi, e con 1 dubbio e 99 certezze di colpevolezza assolvere secondo il diritto e amen per la giustizia. “Senza giustizia, cosa sono gli Stati se non una società di ladroni?” (Sant’Agostino). Che giustizia sarebbe se Solvay (gli imputati Giorgio Carimati, Bernard de Laguiche, Carlo Cogliati, Jaques Pierre Joris, Salvatore Boncoraglio, Giorgio Canti, Luigi Guarracino, Giulio Tommasi), dopo aver dolosamente avvelenato la falda di Alessandria e dolosamente omesso di bonificare il territorio, se ne andasse tranquilla a contare gli enormi profitti che si è fatta sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini? La giustizia dei ladroni, appunto. La questione della condanna riguarda, sì, il passato criminoso, ma soprattutto il futuro. Se infatti Solvay non viene condannata a pagare la bonifica, quella vera e costosissima, quasi impossibile secondo il Ministero dell’Ambiente, ci sarà un futuro di avvelenamento per tutte le generazioni e non ci sarà un futuro per la sopravvivenza dello stabilimento di Spinetta Marengo. Chi ha inquinato paghi, porca miseria! Invece di spassarsela ai Caraibi.
Giorgio Carimati, sostiene bendato Dario Bolognesi, va assolto perchè era… un consulente. Sono tutti consulenti gli imputati, è una società di consulenti, dove non decideva nessuno. Perfino Carimati era un consulente: “non faceva parte della catena di comando” (sic). Consulente? Il responsabile centrale delle politiche ambientali della multinazionale Solvay? Consulente? Uno che da 30 anni era responsabile tecnico giuridico di ambiente e sicurezza della Solvay: la funzione più delicata e importante in una multinazionale chimica? Responsabile dunque anche di Solvay Italia, dunque anche dell’ex Ausimont comprata da Solvay. Responsabile massimo e attivissimo anche quando non compare nelle etichette degli organigrammi. E’ il regista. Era lui che comandava, era tramite lui che De Laguiche e Joris comandavano da Bruxelles. Le intercettazioni telefoniche lo inchiodano inesorabilmente, è patetico il tentativo di Bolognesi di estrapolare qualche parola attenuante qua e là. Carimati era al di sopra di tutti i direttori delle fabbriche, ai quali impartiva le disposizioni affinchè fossero “eseguite alla lettera”, nonché era il coordinatore del pool di avvocati, tra i quali già comparivano attentissimi Bolognesi e Santamaria. Il suo slogan da seguire era: “All’opinione pubblica diamo certezze e non dubbi”. Un eufemismo per raccomandare, ovvero ordinare, di nascondere e tacitare il più possibile. Bolognesi invece cerca di scaricare le responsabilità sui direttori di stabilimento, che tanto non sono fra gli imputati, tanto sono morti nel frattempo. Ma si dimentica di nominare l’imputato Luigi Guarracino.
Benchè bastasse interrogare qualunque operaio, benchè denunciati da decenni tramite le rivendicazioni dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta, ignorando anche la lettera aperta di Balza a De Laguiche del 2002, Carimati e Solvay –secondo Bolognesi- non sapevano dei veleni sotterrati e delle falde inquinate in quanto le società investigative internazionali già dal 2001 non li avrebbero individuati prima dell’acquisto dello stabilimento da Ausimont. Insomma Solvay sarebbe stata ingannata da Ausimont sciagurata che li avrebbe taciuti e nascosti insieme agli archivi segreti (che poi tanto segreti non apparirono quando furono scovati dal PM negli uffici di Solvay stessa). Chi sono i responsabili dunque? Bolognesi fa i nomi: “con pieni poteri” Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso, Corrado Tartuferi, Giulio Tommasi, Salvatore Boncoraglio, Giorgio Canti. Ma questo è lo staff che ha diretto Solvay per anni! E’ lo staff sovraordinato da Carimati! E’ lo staff che –insieme alle società di consulenza ex Ausimont- non viene denunciato o licenziato dopo che, secondo Bolognesi, Carimati avrebbe “scoperto l’inganno”. Anzi, è lo staff che viene tutto promosso a livelli ancora più alti, premiato per la sua complicità. Emblematica è la promozione di Giorgio Canti, figura chiave, l’uomo che nascondeva gli scheletri negli armadi. Ebbene, secondo Solvay, Canti li avrebbe nascosti anche a Solvay oltre che agli Enti Pubblici. E’ stato licenziato? E’ stato denunciato? Niente affatto, è stato confermato a livello locale e anzi promosso a livello nazionale, addirittura a scapito di Patrizio Lodone, un esperto a livello europeo (si vedano le intercettazioni telefoniche del 2008). Ordine di Giorgio Carimati. “L’ultima parola spettava sempre a Carimati”: si ricorda bene la pur smemorata teste Caterina Di Carlo, ufficiale di collegamento fra Spinetta e Bruxelles.
Malgrado l’evidenza, secondo Bolognesi, Carimati e Solvay non hanno agito per “dolo”, perché il dolo (art. 43 cpp) è un reato che deve essere “preveduto e voluto”, e non sia mai detto che il movente Solvay sia stato il vil denaro: che Solvay abbia preveduto e voluto “risparmiare soldi” e ingrassare profitti. Non sia mai detto. Anzi, non ci sarebbe neanche il meno grave reato di “colpa” perché Carimati e Solvay sono “vittime sacrificali” (sic), “sono stati ingannati da tutti” (il famoso complotto internazionale del romanzo giallo di Santamaria) a cominciare dall’accanimento (sic) di Arpa e Provincia che, già complici con Ausimont, hanno impedito a Solvay addirittura la messa in sicurezza (la boiata della barriera idraulica n.d.r.) con la scusa che era necessaria la bonifica, e hanno così agito per non smentire il proprio passato di omissioni e complicità. Per non parlare, a proposito di “vittime sacrificali”, del ruolo del PM Riccardo Ghio “accecato dal pregiudizio”.
Per quanto riguarda l’articolo 439 del codice penale (“Chiunque avvelena acque destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, è punito con la reclusione non inferiore a 15 anni”), anche Dario Bolognesi aggiunge la sua ai giochi di parole “destinabili” e “destinate”: l’articolo riguarderebbe un reato “istantaneo” e non “permanente”, dunque non l’avvelenamento “continuato” della immensa falda acquifera della Fraschetta. Così parlò Dario Bolognesi, affiancato da un team di 18 avvocati e 8 collaboratori. Alessandro Manzoni nell’edizione definitiva dei Promessi Sposi non fa il nome ma solo il soprannome: di un avvocato che forse ora sappiamo non fosse di Lecco (dottor Pettola o dottor Duplica) bensì di Ferrara (dottor Bolognesi). Azzeccagarbugli è un personaggio letterario del tutto secondario, ma è rimasto famoso per l’abilità del Manzoni nel creare e nel descrivere la sua personalità.
Non è mancato il momento comico. Bolognesi, ormai stanco per cinque ore di avvincente arringa, cita l’intercettazione telefonica fra il direttore Stefano Bigini e Giorgio Carimati. Bigini chiedeva: noi inquiniamo lo zuccherificio di Marengo? Carimati rispondeva: no, noooo, cosa c’entriamo noi. Che teneri. L’ex zuccherificio si era inquinato da solo. Siamo nel 2008! Mai ammettere, mai, neanche l’evidenza.
Lino Balza
Medicina Democratica

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